Entrando a Pereto (in Abruzzo, provincia de L’Aquila), dall’alto, nei pressi del Castello, si nota un’edicola in legno con tettoia, di quelle che tracciano le strade del territorio o le informazioni per scoprirne i luoghi e gli eventi locali. Lì attrae ora l’attenzione un’ampia mappa del borgo, impreziosita da un’insolita trama di piccoli elementi luccicanti che raccontano il disegno tracciato da molliche dorate disseminate nei giorni precedenti sulle strade del paese, lungo il percorso della mostra. L’opera di Floating Beauty – nata in formato digitale su Istagram (2021) – introduce a Straperetana 2021, mostra d’arte diffusa che in questi giorni di fine agosto termina la sua quinta edizione, proponendo i lavori di 24 artisti.
Sentimenti contrastanti, tra lo sconcerto e l’inatteso legano tra loro le opere disseminate per tutta Pereto in un’atmosfera che già intuiamo dal titolo dell’evento: The New Abnormal; la nominazione è presa in prestito da quella dell’ultimo album degli statunitensi The Strokes, uscito recentemente, concepito in piena pandemia e le cui sonorità e testi richiamano il senso di inconsueto e sorprendente da noi tutti condiviso.
Le scelte del curatore Saverio Verini con la collaborazione dell’artista Matteo Fato, per gli artisti della scena abruzzese (attenzione sempre più evidente all’interno dell’evento peretano e molto cara ai suoi ideatori Paola Capata e Delfo Durante), vedono la partecipazione di artisti di diverse generazioni e dai molteplici linguaggi.
Come nei precedenti anni, le opere sono esposte sul territorio, in massima parte create ad hoc, ma comunque sempre istaurando con il luogo dialoghi nuovi, proponendo inedite visioni e relazioni con il paesaggio, ma anche indagando la vita, la storia, il tempo del borgo.
In questa edizione è l’aspetto più intimo ad esser stato favorito, scegliendo di privilegiare gli allestimenti negli interni, a Palazzo Maccafani e Palazzo Iannucci in particolare.
Nel primo – dove ha sede la galleria Monitor – troviamo opere che in modo molto diverso stimolano l’osservatore di fronte a forme sconosciute, materiali non chiaramente riconoscibili oppure ad elementi affiancati inaspettatamente che suscitano stati d’animo incerti che vanno dal meraviglioso all’irritante.
Così, se la leggiadra e cristallina installazione di Giulia Poppi sffsssshh (2021) nella stanza delle muse ci lascia stupiti di fronte al delicato e luminoso ricamo che sembra cristallizzare l’aria, nella poco distante stanza della nicchia, un misto di attrazione e repulsione si prova di fronte all’ammasso di reti e resti marini (dall’odore inconfondibile) dell’installazione Untitled (2021) di Gabriele Silli, un intreccio di materia e forme misteriose che si apre solo ad una estremità dove una pera – velato richiamo al nome del borgo – è infilzata ad un’àncora.
Più sottile e attraente nel tratto rapido e infantile che la contraddistingue è il piccolo dipinto di Carol Rama che lascia increduli e dubbiosi di fronte ad una scarpa con tacco (Feticci, 2002) che mutandosi si avvicina a sembianze falliche.
Mutano, inseguendo sembianze più inquietanti e maliziose, anche le forme della scultura di Enzo Cucchi (Lingua in bocca, 2017) che si immerge in perfetta simbiosi con il piccolo cortile del palazzo, richiamando animalesche sembianze fantastiche.

Courtesy: l’artista e ZERO…, Milano. Straperetana 2021, installation views. Ph. credits Giorgio Benni
E se il tono cambia con l’intervento di Luca Francesconi (Cafone 2014-2016), una serie di ironiche scultore dal corpo in acciaio e il volto sempre diverso creato con ortaggi che cambiano a seconda della stagione, in una continua metamorfosi inaspettata, torniamo ad immergerci in un’atmosfera tra l’inquietante e il misterico di fronte all’installazione di Oscar Giaconia (BHULK Kaput Casei, 2020) una sorta di Wunderkammer in cui l’artista mostra ancora una volta la sua abilità quasi scientifica nell’indagare materiali e creare inediti accostamenti di forme ed elementi.
Le opere che troviamo a Palazzo Iannucci si inseriscono in modo più delicato nelle stanze di quello che ancora oggi è ricordata come la casa del prete.
Alcuni lavori mostrano attenzione per l’ambiente naturale, il paesaggio che appena fuori dal palazzo ci avvolge, proponendo nuovi ascolti che ci lasciano sospesi ma al contempo stupiti nel ritrovare sonorità familiari (Voci discrete di vecchie canzoni di Daniele Di Girolamo, 2021) o dichiarando un’assenza che provoca in noi inevitabile sconcerto (Richiamo vivo, 2020; Senza titolo / Figure, di Edoardo Manzoni, 2021).
La pittura è fortemente presente e spazia dalle calde e morbide atmosfere delle tele di Giulia Mangoni (PicnicatHanging Rock/Pereto, 2021) alle sensuali figure di ispirazione letteraria di Giuditta Branconi che istaurano un felice dialogo con l’ambigua scultura in feltro (Biotope#0, 2012) di Claudia Losi nella stessa stanza.
Si ritaglia come una piccola “mostra nella mostra” l’accostamento delle tele di piccolo e medio formato di Luca Da Angelis, Andrea Respino e Giuliano Sale così distanti ma con richiami tra loro per gli sguardi oscuri e i corpi incompleti e mutanti. Unico video presente quello di Francesca Grilli (Rays, 2021) che crea un’ambientazione magica propria dello sguardo dei bambini raggiungendo tuttavia visioni inquietanti.

Anche il Pinocchio (2021) di Alberto Salvino abbandona i toni favolistici per uscire dagli oscuri fondali della tela con un’impassibile statuaria postura e lo sguardo angosciante sulla piana che si apre dietro la finestra.
Gli interventi in esterno, lungo le stradine e negli angoli tra le case, sono tuttavia quelli più riusciti, che scuotono l’attenzione e stimolano domande, senza pretendere di ottenere definite e chiare verità.
Tra questi troviamo Giacomo Alberico il cui sguardo si posa su dettagli solitamente banali e tralasciati nel nostro passaggio e conferisce loro un nuovo valore, proponendoli in scatti di ampio formato nuovamente inseriti nell’ambiente dal quale provengono (Ragnetti rossi; Ombra verde; Formica; Vernice. 2021).
Sconcertante è la reazione anche di fronte all’installazione di Giovanni Termini (Oasi, 2021) che muove da un primo approccio ironico per raccontare un disagio tuttavia presente nei borghi e lasciando l’osservatore al contempo incredulo ma divertito.
Poco distante, nascosta in una cantina abbandonata, la sacra visione proposta da Andrea Di Cesare (M’è parso, 2021) recupera un immaginario religioso molto presente in borghi come Pereto, conferendogli quella visione inquietante e alterata che la trasporta immediatamente nel tempo in cui viviamo.
Insomma: se strana e ambigua è la nuova normalità che viviamo, gli artisti nell’estate di Straperetana 2021 ce la raccontano.
La mostra è prorogata al 22 agosto 2021
- È gradita la prenotazione all’indirizzo: info@straperetana.org
- Nelle settimane di apertura, le opere saranno liberamente fruibili dal pubblico nel fine settimana (sabato e domenica), dalle 16:00 alle 20:00; negli altri giorni su appuntamento.
- www.straperetana.org
Francesca Campli ha una laurea in Storia e Conservazione del Patrimonio artistico e una specialistica in Arte Contemporanea con una tesi sul rapporto tra disegno e video. La sua predilizione per linguaggi artistici contemporanei abbatte i confini tra le diverse discipline, portando avanti ricerche che si legano ogni volta a precisi territori e situazioni. La passione per la comunicazione e per il continuo confronto si traducono nelle eterogenee attività che pratica, spaziando dal ruolo di critica e curatrice e quello di educatrice e mediatrice d'arte, spinta dal desiderio di avviare sinergie e confrontarsi con pubblici sempre diversi.



























