Le Ossa della Madre è l’ultimo progetto dell’artista Nicola Samorì ideato per alcune delle sale di Villa d’Este a Tivoli nel Lazio.
Portare opere contemporanee all’interno di un luogo pieno di storia e arte come la Villa del Cardinale Ippolito d’Este è già di per sé un’impresa ardua che tuttavia è caratteristica principale della proposta Level 0, un format annuale ideato all’interno di ArtVerona e realizzato in questo caso nella dimora estense in collaborazione con la galleria Monitor. Per questa occasione l’artista prescelto è per l’appunto il forlivese (classe 1977), invitato dal direttore delle VILLÆ Andrea Bruciati a confrontarsi con il patrimonio artistico qui preesistente.
Nella ricerca di Samorì esiste da sempre una forte relazione con capolavori di età moderna, sui quali riesce ad accendere nuovi sguardi, inedite prospettive che trovano nell’indagine della materia e delle sue possibilità un approccio decisamente contemporaneo.
Nella Sala di Noè -la prima del percorso che attraversa in modo parziale gli interni della Villa- le tavole marmoree di Samorì sfilano su una lunga base al centro dello spazio, apparendo ad un primo approccio come isolate dai temi e dalle decorazioni che ricoprono quasi interamente le pareti e le volte della sala. Un primo legame, poi, si accende osservando il Solstizio d’Inferno (2019) che, al centro del tavolo, si pone esattamente al di sotto della volta che accoglie l’affresco rappresentante il patto di alleanza a seguito del Diluvio Universale.
Due temi che se idealmente si succedono nella narrazione, è nella tecnica del tutto differente con la quale sono realizzati che suscitano una riflessione stimolante: lì dove l’immagine della volta è stata creata nella stesura di materia e colore, sulla base di onice scelta da Samorì in buona parte è affidata al minerale stesso, alle sue naturali venature, alle crepe e ai segni dai quali l’artista parte per impostare il suo soggetto. Le figure di Giordano, Jacob e Pastorale nascono e si sviluppano proprio nel proseguimento delle linee, tra le ombre e le luci dei quali i marmi sono composti.
L’artista concentra il suo sguardo su ciò che esiste, sulla materia che è tra le sue mani perché è lì che si trova già l’incipit dell’immagine che andrà “grattata, dissotterrata, scavata” per rivelarsi.
È come se il respiro della materia continuasse a vivere, conducendo altrove la narrazione e la rappresentazione. Samorì sceglie soggetti e scene classiche perché è interessante stimolare un nuovo sguardo proprio su quelle, avviare inedite letture in grado di andare oltre il disegno del soggetto, sulla pelle della materia, avanzando all’indietro negli strati che la compongono e nel tempo che li ha sedimentati.
Il gesto dell’artista è un gesto che forza la forma e la materia finendo per aprirle (letteralmente) permettendo così lo sviluppo di inesplorate linee narrative. Questo percorso a ritroso nelle ossa della Madre (Terra), verso le viscere policromatiche della pietra, è più che mai esplicito nel Grande grottesco (2022), opera che si presenta su tre distinte lastre di onice (derivate da un unico blocco sezionato) sulle quali il ritrarsi della materia ha condotto alla realizzazione di un ritratto di dama, le cui linee e colori vanno dissolvendosi per lasciar affiorare le parti marmoree sottostanti, inaspettate, precarie e alla fine del tutto consumate.
Ma è nelle nature morte (presentate con titoli diversificati non privi di richiami) che io trovo il piacere più alto di contemplazione, un osservare tutt’altro che passivo: nel trattamento delle lastre minerali steli, foglie, petali si confondono tra le crepe e spaccature della superficie e la nostra percezione finisce per oscillare, indecisa su cosa venga prima, se la scelta della lastra marmorea con precise caratteristiche o quella del soggetto che cresce e si sviluppa unendosi alle imperfezioni e alle onde cromatiche preesistenti.
Questi elementi naturali sembrano quasi perdersi e farsi minerali essi stessi, fondendosi con il loro supporto. Nell’incontro con i volti scultorei inseriti in modo sapiente nelle nicchie del Salone della Fontana, invece, emerge quasi un piacere tattile che arriva a coinvolgere anche gli altri sensi, sempre un po’ trascurati rispetto alle possibilità visive: piccole teste che sembrano riproporre puntuali forme classiche se non fosse per alcuni particolari, sfregi, quasi mutilazioni di parti anatomiche che tornano a disturbare e sforzare la materia.
Il corpo statuario di Invel al centro della Sala di Ercole conclude il percorso e compie l’ultimo sforzo: l’opera si allontana dalla struttura e monumentalità propria delle statue classiche e lo fa per restituire qualcosa che è più prossimo al corpo vivo, alla sua flessuosità, sfidando la rigidezza del freddo marmo nero: “per manomettere la stabilità di una icona e spingerla in uno spazio e in un tempo al quale il soggetto ritratto non era preparato”, come lo stesso artista specificò tempo fa parlando della sua ricerca.
Uscendo dalla Villa, resta addosso una sensazione di scoperta, di ritrovata meraviglia, non solo nello sguardo, ma sulla propria pelle, una percezione risvegliata rispetto ad un universo di forme e materia che si credeva di conoscere e invece, di fronte a loro, le nostre certezze ancora una volta tornano ad incrinarsi.
Info mostra
- NICOLA SAMORÌ, Le Ossa della Madre
- Villa d’Este, Tivoli
- 19 febbraio – 19 aprile 2022
- Ente organizzatore: Istituto Villa Adriana e Villa d’Este -VILLÆ – con Galleria Monitor, nell’ambito del format Level 0, ArtVerona
- a cura di Andrea Bruciati
- L’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este e la Galleria Monitor stanno organizzando alcuni appuntamenti di approfondimento dei temi espositivi con personaggi di spicco della critica d’arte e del contemporaneo in Italia, Davide Ferri, Francesco Paolo Del Re e Anton Giulio Onofri. Gli incontri, oggetto di comunicazione dedicata per il prestigio delle personalità coinvolte e l’importanza dei contenuti, sono fruibili con titolo d’accesso a Villa d’Este.
- Contatti: villaexhibitions@beniculturali.it
Francesca Campli ha una laurea in Storia e Conservazione del Patrimonio artistico e una specialistica in Arte Contemporanea con una tesi sul rapporto tra disegno e video. La sua predilizione per linguaggi artistici contemporanei abbatte i confini tra le diverse discipline, portando avanti ricerche che si legano ogni volta a precisi territori e situazioni. La passione per la comunicazione e per il continuo confronto si traducono nelle eterogenee attività che pratica, spaziando dal ruolo di critica e curatrice e quello di educatrice e mediatrice d'arte, spinta dal desiderio di avviare sinergie e confrontarsi con pubblici sempre diversi.
































