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La geografia del danno. Andrea De Carlo e le radici nascoste della sua famiglia

di Maria Rosaria Grifone

Andrea De Carlo ci invita a intraprendere un viaggio intimo e inaspettato nel suo mondo familiare con il nuovo libro La geografia del danno, edito da La nave di Teseo.

Non un romanzo tradizionale, ma una forma ibrida che combina indagine storica e autobiografia attraverso la quale l’autore si confronta con un passato rimasto a lungo inesplorato.

La narrazione si sviluppa partendo da un invito a pranzo a casa dei genitori che diventa l’occasione per rivelare un segreto sconvolgente: la nonna paterna di Andrea De Carlo, Doralice Migliar, un’attrice cilena che lo scrittore credeva fosse morta da anni, è scomparsa da poco.

immagine per La geografia del danno. Andrea De Carlo
La geografia del danno. Andrea De Carlo

Questo colpo di scena segna l’inizio di un’indagine personale e familiare, un confronto con la memoria che cambia radicalmente la percezione della sua identità. Attraverso un’approfondita indagine lo scrittore disegna una “geografia” familiare che risale alla fine dell’Ottocento.

Le migrazioni della famiglia De Carlo e Migliar attraversano tre continenti – l’Europa, il Sud America e il Nord Africa – rivelando un passato pieno di stravolgimenti. La narrazione si arricchisce inoltre di un cast di personaggi dal profilo vivace e colorato che contrastano con l’austerità della famiglia De Carlo.

Questo scambio intergenerazionale mette in luce differenze significative nella percezione della storia e delle emozioni offrendo allo scrittore l’opportunità di realizzare un affresco familiare di un mondo fino ad allora sconosciuto.

La geografia del danno è un libro completamente diverso rispetto ai romanzi precedenti dello scrittore poiché racconta una storia vera. Andrea De Carlo, attraverso una meticolosa ricostruzione, rielabora infatti non solo l’eredità di sua nonna e le dinamiche familiari, ma anche l’effetto di questi eventi sulla sua vita personale.

«È una vicenda di cui avrei voluto scrivere da tanto tempo, ma era stata quasi sopraffatta dai romanzi che ho scritto, fino a che non mi si è imposta quasi con una sua propria volontà, per uscire dallo spazio ristretto delle memorie personali in cui era stata confinata. Era un’esigenza che non potevo più rimandare» racconta Andrea De Carlo, e aggiunge:

«Tutti i miei romanzi hanno origini autobiografiche in senso lato; ho sempre parlato di persone, rapporti, attività, luoghi che conosco direttamente. Però con La geografia del danno non sono stato io a inventare la trama e i personaggi, ma sono stati loro a svelarsi a me mentre scrivevo, pagina dopo pagina».

Per ricostruire le vicende della sua famiglia, l’autore è partito da un momento preciso: «Dal giorno in cui mio padre invitò me e mia sorella a pranzo per farci una rivelazione sconvolgente rispetto a sua madre, la nonna che pensavamo morta quando lui era piccolo. Da lì ho iniziato un’indagine che fotografia dopo fotografia, scoperta dopo scoperta, mi ha permesso di ricostruire una vicenda traumatica che aveva provocato conseguenze attraverso tre generazioni».

La geografia del danno si differenzia dalle opere precedenti di Andrea De Carlo anche per lo stile. «Ogni libro richiede una sua specifica musicalità, un suo ritmo. Per questa storia mi è venuto spontaneo usare uno stile il più essenziale e trasparente possibile, e una struttura a capitoli brevi che comunichi a chi legge il senso di urgenza con cui attraverso il tempo e lo spazio della vicenda» spiega Andrea De Carlo.

La geografia del danno non è dunque soltanto un’analisi della memoria e del passato dell’autore ma un vero e proprio atto di ricostruzione identitaria. Con il suo nuovo libro Andrea De Carlo ci fa riflettere sulle relazioni familiari sottolineando come le storie, per quanto sepolte nel tempo, possano continuare a influire sulle vite delle generazioni successive.

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immagine per maria rosaria grifone
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Giornalista, il diritto d'autore è il leitmotiv della sua vita professionale. Molisana doc, da decenni è trapiantata nella capitale. Legge molto, ama il cinema e il teatro. L'attualità è la sua passione.

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