Il Teatro Olimpico di Roma ospita il ritorno dei leggendari Momix, la compagnia americana di ballerini-illusionisti fondata da Moses Pendleton nel 1980.
Un ritorno atteso, prodotto in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana — di cui lo stesso Pendleton è membro dal 2012 — che porta in scena uno dei lavori più emblematici della compagnia, Botanica, in una versione rinnovata.

Realizzato originariamente nel 2009 e ispirato alle Quattro Stagioni di Vivaldi, Botanica– Season 2 non è un semplice revival, ma una reinvenzione artistica che svela nuove sfumature del materiale originario, arricchito da tecnologie contemporanee, proiezioni tridimensionali e una partitura sonora ancora più eclettica e stratificata.
Lo spettacolo, che non chiede di essere spiegato ma attraversato, non propone una narrazione lineare, bensì un susseguirsi di quadri, di suggestioni, di metamorfosi. È in questa scelta estetica che i Momix trovano ancora una volta la loro potenza: non raccontano la natura, la fanno accadere davanti agli occhi degli spettatori.
Diviso in due atti per un totale di circa un’ora e mezza, lo spettacolo vede in scena dodici danzatori-acrobati che danno vita a figure ibride e poetiche: insetti, fiori, alberi, architetture naturali.
I loro corpi diventano girasoli che si aprono e quasi si trasformano in farfalle, vespe danzanti, rami che si protendono verso il cielo, incarnando l’energia invisibile che attraversa il mondo vegetale e animale.

Il palcoscenico si trasforma in un terrario vivente, in un ecosistema pulsante dove il confine tra il naturale e il fantastico si fa sempre più sottile. Moses Pendleton, affiancato dalla codirettrice e moglie Cynthia Quinn, esplora quella che lui stesso definisce «l’alchimia della percezione», trasformando il quotidiano in esperienza sensoriale. Lo spettacolo invita a riscoprire il legame profondo tra essere umano e natura, ricordando come l’arte possa evocare processi vitali, come la fotosintesi, anche nell’oscurità di un teatro.
La cifra stilistica dei Momix è sempre stata quella di un teatro fisico e visionario, in cui il corpo del danzatore viene reinventato attraverso luce, buio e percezione. Botanica – Season 2 ne è una splendida conferma: i dodici interpreti alternano danza, acrobazia e mimesi animale con una padronanza tecnica e una precisione stupefacente.
Fra i momenti più sorprendenti dello spettacolo, quello in cui braccia e gambe fluorescenti emergono dal buio quasi staccate dal resto del corpo: un effetto che riscrive il corpo del ballerino come figura astratta, quasi non umana.
Gli arti sembrano acquistare una vita propria: non appartengono più a danzatori riconoscibili, ma diventano rami, ali, creature effimere, segni luminosi che nascono e si dissolvono nello spazio. La luce non accompagna il movimento ma lo reinventa, lo trasforma in apparizione.
Lo spettatore non osserva dei ballerini, ma un immaginario che prende forma davanti ai suoi occhi.

Il secondo capitolo di Botanica si arricchisce inoltre di inediti effetti tecnologici e immagini tridimensionali che lo rendono un’esperienza totale e immersiva. Non si può fare a meno di notare come Pendleton stesso abbia dichiarato che questo spettacolo è cresciuto anche «sotto l’impulso dell’intelligenza artificiale».
Tuttavia la tecnologia non viene usata come puro virtuosismo decorativo ma per costruire un ambiente in cui la danza dialoga con la luce e con l’illusione fino quasi a dissolversi in esse.
La colonna sonora è uno degli elementi più riusciti dello spettacolo. La musica spazia con eleganza attraverso epoche e registri diversi: dalle celeberrime Quattro Stagioni di Vivaldi, che avevano già ispirato il primo Botanica, alla musica elettronica, passando per echi di musica tradizionale indiana fino a Peter Gabriel.
Ne emerge una tavolozza sonora capace di costruire paesaggi acustici sempre in perfetta sintonia con il movimento scenico.

Sotto la superficie dell’incanto affiora anche una nota più meditativa. Botanica – Season 2 restituisce infatti al pubblico l’armonia e la perfezione del ciclo vitale instillando una consapevolezza nuova verso la custodia della bellezza del pianeta.
È un messaggio che nello spettacolo non diventa mai didascalico ma resta come una traccia leggera, una risonanza. Il risultato è quello che Pendleton auspica per ogni spettatore: uscire dalla sala «con un passo più leggero e meno forza di gravità».
Un’immagine bellissima, che cattura perfettamente l’effetto che questo spettacolo produce. Botanica – Season 2 conferma la poetica dei Momix: un teatro fisico e visionario che continua a parlare a pubblici diversi perché lavora su ciò che viene prima delle parole, prima delle trame, prima delle spiegazioni.
Un’esperienza da non perdere, per chi voglia lasciarsi trasportare in un mondo onirico dove lo splendore e l’armonia del ciclo naturale ricordano quanto sia preziosa la meraviglia del nostro pianeta.
Giornalista, il diritto d'autore è il leitmotiv della sua vita professionale. Molisana doc, da decenni è trapiantata nella capitale. Legge molto, ama il cinema e il teatro. L'attualità è la sua passione.









