In due sole repliche, lo Spazio Rossellini di Roma si è trasformato in un crocevia di emozioni e riflessioni con il monologo Uno Nessuno Centomila, interpretato magistralmente da Enrico Lo Verso, diretto dall’autrice del testo Alessandra Pizzi e prodotto da Ergo Sum.

Un omaggio vibrante e contemporaneo al capolavoro letterario di Luigi Pirandello, che, a distanza di un secolo dalla sua pubblicazione, continua a scuotere le fondamenta dell’identità umana. Dopo nove anni di tournée, lo spettacolo si conferma come uno dei più longevi e apprezzati del panorama teatrale italiano continuando a conquistare critica e pubblico.
Riconoscimenti, tra cui il Premio Franco Enriquez nel 2017 e il Premio Delia Cajelli nel 2018, attestano la sua qualità e il suo valore culturale. La forza di questa produzione risiede non solo nella profondità del testo pirandelliano, ma anche nell’interpretazione rinnovata e minimalista di un solo attore, Enrico Lo Verso, che esalta il testo di Alessandra Pizzi che ha riportato l’opera alle sue essenze più pure, rinnovandone il senso e il valore pur mantenendo intatto il suo impatto emotivo e intellettuale.
La scenografia, spoglia ma efficace, permette a Enrico Lo Verso di occupare tutto lo spazio con la sua presenza. La sua interpretazione ci conduce nel mondo di Vitangelo Moscarda, l’uomo che, colpito da un’osservazione apparentemente banale sul proprio naso, dà inizio a un percorso di svelamento dell’io e delle maschere sociali. La scena, nella sua essenzialità, diventa il luogo di una sorta di seduta di psicoanalisi pubblica: un continuo interrogarsi, un gioco tragicomico tra il grottesco e il profondo, tra analisi lucida e sottile ironia.

Riscrivere Uno Nessuno Centomila in chiave moderna significa mettere in scena un dialogo interiore che trascende il tempo, affrontando temi universali quali l’identità, le maschere che indossiamo e la sottile linea tra essere e apparire. L’opera rappresenta l’ultimo e più sofferto testo dell’autore siciliano ed è considerato uno dei capisaldi della letteratura italiana del Novecento. Luigi Pirandello stesso, in una sua lettera, definisce il romanzo «più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita».
La narrazione si focalizza su Vitangelo Moscarda, detto Gengè da sua moglie Dida, un uomo dalla vita ordinaria, condotta con agiatezza grazie alla gestione di una banca ereditata dal padre. Tuttavia, un giorno, un commento scherzoso di Dida riguardante il suo «naso pendente» sconvolge il protagonista.
Questa semplice osservazione lo induce a riflettere sulla diversa percezione che gli altri hanno di lui rispetto a come egli stesso si vede, aprendo così un percorso di autoanalisi. La sua ricerca di verità lo porta a un processo di dissezione dell’io, che coinvolge non solo la sua psiche ma anche la comprensione della realtà esterna.
Pirandello utilizza questa vicenda per esplorare la complessità della personalità umana e l’impossibilità di conoscere un sé univoco e stabile. Nell’adattamento di Alessandra Pizzi il testo pirandelliano si fa dialogo interiore, percorso di consapevolezza e gioco tragicomico tra le infinite possibilità dell’identità. Lo Verso, incarnando contemporaneamente Moscarda e tutti gli altri personaggi del romanzo, si muove tra grottesco e commozione, tra analisi lucida e risata amara, offrendo al pubblico uno spaccato di introspezione che invita alla riflessione sulla propria esistenza.

Nei settanta minuti dello spettacolo la sua fisicità irrompe sul palco catturando e coinvolgendo, restituendo al pubblico il senso di una crisi dell’io e il desiderio di autenticità in un mondo di apparenze. Enrico Lo Verso, che per oltre un decennio si era allontanato dal teatro, ha scelto questo testo per il suo ritorno sulle scene, e ne ha fatto un’interpretazione che supera il semplice ruolo di attore. Lo spettacolo non si limita a riproporre un classico: lo reinventa, lo rende accessibile e attuale, parlando a tutte le generazioni.
La Sicilia, terra di Pirandello e dello stesso Lo Verso, si fa sentire nei toni e nelle inflessioni che l’attore utilizza. La sua interpretazione diventa un ponte tra le radici culturali e le sfide dell’identità moderna, rendendo ancora più potente il messaggio pirandelliano. Le parole si fanno suono, i suoni si fanno parole: un’intersezione di linguaggi che dà forma a un contenuto sempre nuovo, mai scontato. In un’epoca dominata dall’omologazione e dalla perdita di individualità, questa pièce invita ciascuno a guardarsi dentro, a scoprire il proprio Uno autentico, oltre le maschere sociali.
Il tema centrale di Pirandello resta tuttavia invariato: la crisi dell’identità e l’illusione di conoscere se stessi. Enrico Lo Verso, attraverso la sua interpretazione, rende questa tematica ancora più attuale, mettendo in evidenza come la società moderna, con le sue maschere e i suoi ruoli sociali, continui a imporre un’immagine di sé spesso distante dalla verità interiore. La scena diventa così uno spazio di confronto, un luogo dove il pubblico è chiamato in causa ed è invitato a chiedersi: quanto siamo disposti a rinunciare alle nostre maschere per scoprire il nostro vero io?
Giornalista, il diritto d'autore è il leitmotiv della sua vita professionale. Molisana doc, da decenni è trapiantata nella capitale. Legge molto, ama il cinema e il teatro. L'attualità è la sua passione.

