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Frida Kahlo in mostra attraverso l’obiettivo di Nickolas Muray

di Maria Rosaria Grifone

Il Museo Storico della Fanteria di Roma ospita dal 15 marzo al 20 luglio prossimi la mostra Frida Kahlo through the lens of Nickolas Muray, un’occasione imperdibile per esplorare la vita e l’opera dell’artista attraverso gli scatti del fotografo che fu non solo un suo confidente, ma anche amante e amico di lunga data.

L’esposizione fotografica rappresenta un’interessante opportunità per approfondire il mondo complesso di una delle artiste più note del Novecento, icona della cultura messicana e simbolo di autodeterminazione.

immagine per Frida on White Bench, New Yrk, 1939. Digital pigment on Hahnemuhle Photo Rag paper. Nickolas Muray
Frida on White Bench, New Yrk, 1939. Digital pigment on Hahnemuhle Photo Rag paper. Nickolas Muray

Curata da Vittoria Mainoldi, l’esposizione presenta, insieme a carteggi, video, memorabilia, qualche abito della Khalo, oltre sessanta fotografie, sia in bianco e nero che a colori, che documentano il profondo legame dal 1937 al 1946 tra Frida Kahlo e il famoso fotografo ungherese, naturalizzato statunitense, Nickolas Muray offrendo anche uno sguardo intimo sulla vita quotidiana della pittrice, sulle sue relazioni e sul forte legame con il mondo culturale messicano.

L’incontro tra i due era avvenuto nel 1923, quasi per caso, tramite l’artista Miguel Covarrubias, studente di Diego Rivera grande artista e marito di Frida.

Il magnetismo della pittrice aveva conquistato Nickolas dando avvio a una storia d’amore che sarebbe andata avanti, tra alti e bassi, per i successivi dieci anni lasciando il posto a un’amicizia protrattasi fino alla morte di Frida, avvenuta nel 1954.

Ci spiega la stessa curatrice, Vittoria Mainoldi:

“La mostra è stata pensata in collaborazione con l’archivio di Nickolas Muray, il celebre fotografo che ha immortalato tanti grandi personaggi. Frida Kahlo è stato uno di questi.

Muray è stato pioniere della fotografia a colori e ha sviluppato importanti tecnologie in questo campo. Non ha mai immortalato qualcuno tante volte come Frida Kahlo, con cui ha avuto una relazione sentimentale molto importante.

Per raccontare la figura di Frida nella mostra abbiamo cercato le foto più vicine a quello che l’artista stessa voleva dire si sé. Secondo me Muray l’ha ritratta nel modo più vero e forse nel modo in cui lei desiderava essere immortalata, anche se Frida si confrontava spesso con la sua immagine attraverso la vasta produzione di autoritratti”.

I lavori in mostra rivelano al tempo stesso le qualità di Muray come ritrattista e come maestro della fotografia a colori, campo in quegli anni pionieristico.

Prosegue a dirci Vittoria Mainoldi:

“Frida è stata ritratta da moltissimi fotografi, tutti grandi nomi. L’Occidente guardava infatti con una certa curiosità questa artista che indossava abiti tradizionali messicani nella New York degli anni Trenta e Quaranta.

Alcuni di loro, avendo avuto una relazione intima e personale con lei, hanno potuto mostrare però qualcosa di più dell’immagine della moglie del grande artista muralista Diego Rivera. Frida Kahlo è vissuta infatti per lunga parte della sua carriera all’ombra della figura del marito.

Quando è riuscita a emanciparsi, è venuta fuori la sua immagine vera e più intima.

Muray ha avuto uno sguardo privilegiato su Frida anche perché poteva andare a casa sua non semplicemente come fotografo blasonato: l’ha fotografata con gli occhi dell’amore e nei suoi scatti si vede una Frida che si fa amare.

La loro relazione è iniziata dopo il primo divorzio dell’artista da Diego Rivera ed è andata avanti anche attraverso lunghi carteggi, che in parte sono esposti nella mostra, perché Frida viveva prevalentemente in Messico mentre Muray era negli Stati Uniti.

È stata una relazione salutare per Frida che finalmente si è scoperta come una donna che piaceva, che si faceva amare. Muray in quel momento era all’apice del suo successo professionale, e un appassionato delle donne e della vita.

Dalle sue foto viene fuori dunque una Frida che si emancipa dalla figura ancillare nei confronti del marito, che della messicanità faceva una bandiera anche politica.

Era lei con la sua arte che cominciava a esporre autonomamente anche con il supporto economico di Nickolas Muray, che l’ha aiutata a realizzare le prime mostre. Una Frida autentica e libera”.

immagine per Frida with Olmeca Figurine, Coyoacán, 1939. Carbon process print. Nickolas Muray

Le immagini, nate dal rapporto professionale e personale tra i due, sono diventate iconiche. L’obiettivo del grande fotografo entra nell’animo della pittrice agganciando il meglio di Frida per svelarlo al mondo, mettendo in luce il profondo interesse della donna per la vita e per la sua eredità messicana, l’affetto per le persone più care e con le quali amava condividere il suo tempo.

La presenza delle lettere originali scambiate tra Frida e Nick arricchisce ulteriormente la narrazione della loro relazione proponendo uno spaccato autentico non solo della vita di Frida, ma anche dei sentimenti e delle emozioni che hanno caratterizzato il loro legame fino alla morte dell’artista.

La mostra è completata da una selezione di rari video che catturano momenti condivisi tra Frida, Nick e altri amici rendendo l’esperienza ancora più coinvolgente.

Negli spazi del Museo non mancano inoltre elementi che celebrano l’estetica distintiva di Frida, come otto abiti tradizionali messicani, accuratamente selezionati, insieme a gioielli e accessori artigianali. Sono oggetti che non solo riflettono il suo amore e la sua adesione al patrimonio culturale messicano, ma diventano anche simboli tangibili dell’identità dell’artista, spesso celebrata nei famosi autoritratti.

La mostra include anche una collezione di francobolli emessi in suo onore da diverse nazioni, sottolineando l’impatto universale di Frida attraverso la sua arte e la sua personalità unica.

Conclude la curatrice dell’esposizione:

“Frida, che si è fatta fotografare molto, a differenza di altri artisti ha subito un fenomeno di iconizzazione. Le sue opere sono famosissime e hanno avviato una sorta di Surrealismo sui generis.

La sua stessa figura è diventata un’icona. È raro che questo accada per un artista.

Nel caso di Frida Kahlo la sua immagine trascende forse anche la sua produzione artistica. Poiché Frida metteva tanto di sé nella sua opera, si fa fatica a mettere un confine tra l’artista e la sua produzione. In questo senso è senz’altro un unicum”.

 

Info mostra Frida Kahlo through the lens of Nickolas Muray

immagine per maria rosaria grifone
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Giornalista, il diritto d'autore è il leitmotiv della sua vita professionale. Molisana doc, da decenni è trapiantata nella capitale. Legge molto, ama il cinema e il teatro. L'attualità è la sua passione.

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