Nel 2026 ricorrono due anniversari destinati a intrecciarsi in modo singolare: i duecento anni dalla nascita di Carlo Lorenzini — in arte Carlo Collodi — e i settant’anni del Parco di Pinocchio in provincia di Pistoia.

Due ricorrenze che offrono l’occasione per andare oltre la storia del burattino più famoso al mondo e restituire al grande pubblico la figura autentica e multiforme di uno scrittore che l’Italia ha spesso ricordato con affetto, ma ha approfondito poco.
Il paradosso di Collodi è noto infatti a chi si occupa di letteratura per l’infanzia: Pinocchio è uno dei personaggi italiani più riconoscibili, eppure l’opera da cui proviene viene raramente letta nella sua interezza, tanto meno nella dimensione culturale e storica in cui fu concepita. Quella che conosciamo è spesso la versione edulcorata mentre il testo originale è qualcosa di ben più stratificato, satirico e persino sovversivo.
«Capitolo per capitolo Pinocchio racconta fatti, personaggi e situazioni reali. Molti protagonisti del racconto sono stati identificati con nomi, luoghi e contesti realmente esistiti» ha dichiarato Giuseppe Garbarino, Vicepresidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario Collodiano.
Prima di Pinocchio, che uscì a puntate sul Giornale per i bambini a partire dal 1881, il suo autore aveva già vissuto una vita piena. Aveva combattuto nelle guerre risorgimentali, fondato giornali, tradotto le fiabe di Perrault e intrapreso una carriera di giornalista militante nell’Italia che si stava faticosamente unificando.
Era, in altri termini, un intellettuale a tutto tondo, inserito in un preciso contesto politico e culturale che le celebrazioni di quest’anno si propongono di riportare alla luce. È proprio in questa direzione che si muove il progetto Le avventure di Carlo Collodi raccontate da Pinocchio.
Il programma si articola attraverso spettacoli teatrali, podcast, laboratori e iniziative culturali distribuite su tutto il territorio nazionale, con un’attenzione particolare all’inclusione sociale.
Sul piano accademico, la professoressa Chiara Lepri, docente ordinaria di Letteratura per l’Infanzia all’Università Roma Tre, ha annunciato un convegno multidisciplinare previsto per novembre, aperto a studiosi, studenti e cittadinanza.
L’obiettivo è costruire un confronto tra storia dell’educazione, letteratura per l’infanzia, storia editoriale e storia culturale italiana, discipline che raramente si parlano ma che nel caso di Carlo Collodi trovano un terreno comune straordinariamente fertile.
Quest’anno, inoltre, a Collodi, la frazione nel comune di Pescia dove nacque la madre di Lorenzini e da cui lo scrittore prese il proprio pseudonimo, il Parco di Pinocchio festeggia i settant’anni dalla sua fondazione.
Nacque infatti nel 1956, a seguito di un concorso nazionale vinto ex aequo dagli scultori Emilio Greco e Venturino Venturi, e nel tempo è cresciuto fino a diventare uno dei più singolari esempi di incrocio tra arte contemporanea, paesaggio naturale e immaginazione letteraria. Il complesso comprende oggi il Parco monumentale di Pinocchio, lo Storico Giardino Garzoni — riconosciuto Monumento Nazionale e inserito nell’Itinerario Europeo dei Giardini Storici del Consiglio d’Europa — e la Casa delle Farfalle, serra inaugurata nel 2007 che ospita farfalle tropicali in un habitat climatizzato.
È un sistema raro nel panorama europeo che nel 2026 entra in una nuova fase di valorizzazione sotto la guida della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, con la presidenza di Giordano Bruno Guerri.
L’ambizione è trasformare Collodi in una destinazione culturale di riferimento a livello internazionale, capace di attrarre visitatori non solo per la nostalgia di un’infanzia trascorsa tra le sculture del Parco, ma per la ricchezza di un patrimonio che continua a generare senso perché Pinocchio, come ha ricordato Giuseppe Garbarino, dopo la morte del suo autore era quasi scomparso, per poi tornare nel Novecento come uno dei simboli più riconoscibili della cultura italiana.
Un ritorno che non fu casuale: il burattino di legno porta in sé qualcosa di universale che trascende l’epoca e la lingua in cui fu scritto. Il bicentenario collodiano è dunque, prima di tutto, un’occasione di lettura. Non solo di Pinocchio, ma di tutto ciò che Collodi fu e scrisse. Una riscoperta che parte dalla letteratura e arriva, attraverso il teatro, i podcast e l’impegno sociale, fino alle periferie del presente.
Giornalista, il diritto d'autore è il leitmotiv della sua vita professionale. Molisana doc, da decenni è trapiantata nella capitale. Legge molto, ama il cinema e il teatro. L'attualità è la sua passione.








