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Due di me. Il disturbo bipolare nella vita di piccoli e grandi personaggi

di Maria Rosaria Grifone

Nell’universo della psiche umana il disturbo bipolare appare come una condizione complessa e affascinante, spesso associata a figure di straordinaria genialità e creatività. Nel corso dei secoli la storia di questa patologia si intreccia infatti con le vite di artisti, scrittori e innovatori.
Rosario Sorrentino, neurologo e divulgatore di chiara fama, ha raccolto la sfida di raccontare il disturbo bipolare in un romanzo. Due di me, pubblicato da Compagnia editoriale Aliberti, è un’opera che affronta questo complesso tema combinando la competenza medica dell’autore con una narrazione intimista.

immagine per copertina di: Due di me Romanzo bipolare, di Rosario Sorrentino
Due di me Romanzo bipolare, di Rosario Sorrentino

Si afferma talvolta che follia e creatività camminino di pari passo, una tesi che trova conferma nella biografia di personaggi illustri come Michelangelo, Vincent van Gogh, Virginia Woolf, e più recentemente Mel Gibson e Sting.

Edvard Munch, il celebre pittore norvegese autore dell’iconica opera L’urlo, esprimeva con chiarezza questa connessione tra il genio creativo e il tormento interiore affermando:

«Senza paura o malattia, la mia vita sarebbe stata come una nave senza timone».

Questa affermazione riflette non solo la sua esperienza personale, ma anche la condizione di molti artisti che, perennemente in bilico tra l’estasi della creazione e l’abisso della depressione, hanno trovato anche nella loro sofferenza una fonte di ispirazione.

Statisticamente, il disturbo bipolare è una patologia psichiatrica di rilevante diffusione, al punto che è probabile che le cifre attualmente disponibili siano sottostimate. Il disturbo bipolare si manifesta attraverso l’alternanza di episodi maniacali e depressivi.

Durante le fasi del primo tipo, l’individuo spesso presenta una visione di sé distorta, caratterizzata da un’eccessiva autostima e da un’accelerazione delle attività fisiche e mentali. Questa espansione del tono dell’umore può condurre a comportamenti impulsivi e a scelte discutibili con il rischio di trascurare la realtà circostante.

In contrapposizione a tali momenti di esaltazione, si collocano le fasi depressive, in cui il soggetto può sperimentare sentimenti di colpa profonda, una perdita di interesse verso le attività quotidiane e una mancanza di speranza.

Queste oscillazioni, che influiscono sulla vita personale dell’individuo, possono anche riflettersi in una produzione artistica di straordinaria intensità e profondità. Tuttavia, sebbene il disturbo bipolare possa essere associato a una vibrante espressione creativa, la sofferenza che accompagna questo disturbo è reale e, in molti casi, devastante, fino a spingere al suicidio.

Sorrentino riesce a trasmettere al lettore non solo l’aspetto clinico della malattia, ma anche il peso emotivo e le sfide quotidiane che deve affrontare chi ne è affetto. Sin dall’inizio il lettore si trova immerso nella realtà della protagonista, Francesca, che lotta contro la propria condizione.

Combattere con due personalità conviventi ma opposte le toglie il respiro lasciandola spossata. La negazione della malattia diventa un meccanismo di difesa contro una diagnosi che lei rifiuta con tutte le sue forze.

La sua esistenza è scandita da due facce che si alternano: la “Francesca A”, euforica e spavalda, e la “Francesca B”, vittima di un’oscurità opprimente. Questa dualità rappresenta non solo il disturbo, ma anche la complessità dell’essere umano che l’autore riesce a rappresentare con autenticità e rispetto.

La narrazione si sviluppa attraverso un percorso di ricerca e scoperta in cui Francesca esplora diverse strade per trovare una cura.

Sorrentino non si limita a descrivere le esperienze della protagonista ma invita il lettore a riflettere sullo stigma sociale e sui pregiudizi che circondano le malattie mentali.

L’inserimento nel racconto della figura di una psicoanalista freudiana, che rinforza le resistenze di Francesca, offre un ulteriore spunto di riflessione sui diverse approcci terapeutici e sull’importanza di una cura adeguata e tempestiva. Alla fine Francesca comprende che, sebbene la sofferenza possa essere atroce, c’è sempre una via d’uscita.

La scrittura di Rosario Sorrentino riesce a trasmettere un messaggio potente: con il giusto supporto e una dose adeguata di determinazione è possibile affrontare e superare anche gli ostacoli più insormontabili.

Attraverso i passi di Francesca il lettore è invitato a riflettere sul valore incomparabile della vita e sul legame indissolubile tra mente e corpo. Con Due di me l’autore dimostra dunque che la letteratura può essere un potente strumento di divulgazione e sensibilizzazione, capace di abbattere barriere e pregiudizi.

immagine per maria rosaria grifone
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Giornalista, il diritto d'autore è il leitmotiv della sua vita professionale. Molisana doc, da decenni è trapiantata nella capitale. Legge molto, ama il cinema e il teatro. L'attualità è la sua passione.

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