L’Intelligenza Artificiale è ormai entrata prepotentemente nella nostra quotidianità, trasformando il modo in cui lavoriamo e interagiamo con la tecnologia. Dai sistemi che ci aiutano a svolgere compiti complessi più velocemente a quelli che trasformano le nostre foto di famiglia, l’IA sta ridefinendo i confini della creatività umana.

Con la recente approvazione di una legge sull’Intelligenza Artificiale, l’Italia è diventata il primo Paese europeo con una normativa nazionale in materia dotandosi di un quadro normativo che disciplina sviluppo, adozione e governance dei sistemi di IA nel rispetto dei principi costituzionali e in piena coerenza con l’AI Act europeo.
La nuova legge, articolata in 6 capi e 28 articoli, si fonda su alcuni principi chiari: uso antropocentrico e sicuro dell’IA, trasparenza, protezione dei dati e supervisione umana in tutti i settori sensibili poiché l’Intelligenza Artificiale deve rimanere uno strumento al servizio dell’uomo.
Il testo delega il Governo a emanare i decreti legislativi necessari e designa l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e l’Agenzia per l’Italia Digitale quali autorità nazionali competenti.
Viene inoltre istituito un Comitato di coordinamento per gli enti che operano nel campo dell’innovazione digitale e dell’Intelligenza Artificiale.
La legge interviene in modo organico su più settori che possono beneficiare della nuova tecnologia: sanità, lavoro, pubblica amministrazione, giustizia, formazione e sport.
L’approvazione della legge italiana sull’Intelligenza Artificiale rappresenta dunque un primo tentativo di regolamentare un fenomeno che sta trasformando profondamente la nostra società. Emerge infatti la necessità di trovare un equilibrio tra chi vede nell’IA un irrinunciabile motore di progresso e chi la considera una minaccia da mettere al bando.
Come ha sottolineato lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un discorso all’Accademia Nazionale per la Pubblica Amministrazione del Kazakhstan, «l’intelligenza artificiale è un ausilio tecnico, ogni decisione deve essere in capo a un essere umano». Il Capo dello Stato ha precisato inoltre un concetto fondamentale:
«Non esiste un’etica delle macchine, bensì l’etica di chi le governa».
Una delle innovazioni più significative introdotte dalla nuova legge riguarda la complessa disciplina del diritto d’autore per le opere generate con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale.
La normativa introduce infatti modifiche sostanziali alla storica legge 633 del 1941, cercando di bilanciare la tutela della creatività umana e le nuove possibilità offerte dalla tecnologia con la precisazione che anche le opere create con strumenti di Intelligenza Artificiale sono tutelate purché derivino dal lavoro intellettuale dell’autore.
La legge consente inoltre l’utilizzo di opere disponibili in rete o in banche dati cui si ha legittimamente accesso per l’addestramento di modelli di Intelligenza Artificiale, compresi quelli generativi, per finalità di ricerca scientifica.
Tuttavia questa previsione ha sollevato forti preoccupazioni nel mondo creativo. Il meccanismo del text and data mining consentirebbe infatti alle intelligenze artificiali commerciali di utilizzare materiale reperibile online senza necessità di consenso esplicito né compenso per gli autori che con il proprio lavoro hanno creato quelle opere.
Viene però estesa la punibilità del plagio artistico alle condotte commesse attraverso l’impiego di sistemi di Intelligenza Artificiale. Questo allargamento mira a contrastare l’utilizzo non autorizzato di contenuti protetti per l’addestramento di modelli di IA, ma la sua applicazione pratica rimane complessa e potenzialmente problematica. Tuttavia non tutti hanno accolto con favore la nuova normativa.
Nel settore editoriale, il dibattito sull’IA si concentra sull’intreccio tra pericoli e potenzialità.
Il Copyright Office degli Stati Uniti ha stabilito criteri interessanti: richiede la presenza di un atto di creatività della persona che rivendica il diritto, che non può consistere semplicemente in un prompt. Un caso emblematico è quello del fumetto Zarya of the Dawn, di cui l’autrice Kris Kashtanova ha creato storia e testi, chiedendo all’IA di produrre le immagini.
L’Office non ha riconosciuto i diritti dell’autrice sulle singole immagini ma ha tutelato la sequenza e i testi, riconoscendo il diritto sulla storia complessiva.
Diverso il caso di Ipnocrazia, l’opera dell’editore Andrea Colamedici che ha inventato un autore inesistente, il filosofo di Hong Kong Jianwei Xun. Come ha spiegato Colamedici, Ipnocrazia è stato scritto con l’IA, non dall’IA.
Questa distinzione richiama quanto prevede il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, che distingue l’uso strumentale dell’IA dall’uso sostanziale, dove si delega all’IA la generazione dell’opera.
Andrea Colamedici ha evidenziato inoltre «il rischio del verosimile»: una società abituata al verosimile si allontana dalla verità. Il punto non è legato solo alle allucinazioni dell’IA o alle distorsioni derivanti dalle fonti utilizzate, ma nella non verificabilità degli output, che sono probabilisticamente verosimili ma non possono dirsi veri.
Anche nel campo musicale l’Intelligenza Artificiale sta aprendo frontiere inedite. Un caso recente ha scosso l’industria del settore: Xania Monet, un’artista emergente che si è piazzata al ventunesimo posto nella chart dedicata di Billboard USA, ha firmato un contratto discografico da 3 milioni di dollari con Hallwood Media dopo un’autentica bidding war tra etichette.
Il dettaglio straordinario è che l’immagine e la voce di Xania sono generate con l’Intelligenza Artificiale. La mente dietro questo progetto è Telisha Nikki Jones, una poetessa trentunenne del Mississippi che ha usato la piattaforma Suno per mettere in musica i versi che scriveva.
L’autrice, che per anni ha fatto parte di un coro gospel, è riuscita attraverso Xania a realizzare il suo sogno.
Tuttavia il direttore creativo di Suno ha chiarito che l’IA va considerata come un collaboratore e non come un creativo a tutto tondo poiché senza la conoscenza di terzine e semitoni e senza un ottimo gusto musicale è impossibile ottenere risultati apprezzabili.
Non tutti però vedono l’IA con lo stesso ottimismo. Nel Regno Unito, oltre 70 artisti di primissimo piano tra cui Mick Jagger, Paul McCartney, Annie Lennox, Sting, Kate Bush ed Elton John hanno inviato una lettera aperta al governo per chiedere protezione dei loro diritti d’autore e di immagine minacciati dalle aziende che si occupano di Intelligenza Artificiale.
Recita la lettera:
«La gestione del copyright deve essere trasparente, ed è necessario il pieno consenso degli artisti»
«L’attuale situazione lascia le porte aperte alle Big Tech dell’IA, che potranno rubare, scandagliare e spezzettare tutta l’opera di ognuno di noi. Il governo del Regno Unito non dovrebbe cedere la nostra eredità culturale e il futuro della nostra creatività alla Silicon Valley».
Mentre alcuni artisti protestano, altri cercano invece soluzioni innovative. La collecting svedese STIM ha lanciato la prima licenza al mondo appositamente pensata per l’utilizzo di opere coperte da diritto nell’addestramento dei modelli di Intelligenza Artificiale generativa.
La licenza, presentata come progetto pilota in collaborazione con le startup Songfox e Sureel, richiede l’utilizzo di una tecnologia di attribuzione indipendente che consente di ricondurre la musica generata dall’IA alle opere create dall’uomo che l’hanno influenzata.
Come ha spiegato Lina Heyman, CEO ad interim di STIM:
«Abbiamo creato un modello di licenza che ci consente di rispondere agli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale senza compromettere i diritti dei creatori musicali.
Si tratta di garantire che chiunque voglia contribuire con la propria musica a contesti di Intelligenza Artificiale sia equamente compensato e goda di piena trasparenza».
Anche il settore cinematografico, ancora in una fase di assestamento a causa degli effetti della pandemia e dei cambiamenti nei modelli di business legati allo streaming, da qualche anno sta facendo i conti con l’uso dell’Intelligenza Artificiale, tema centrale nei grandi scioperi di Hollywood del 2023.
Dopo il dibattito sull’impiego dell’IA nella produzione, recentemente si è parlato della prima attrice creata interamente tramite Intelligenza Artificiale. Si chiama Tilly Norwood, presenta un aspetto estremamente realistico ed è attiva sui social media con video che la ritraggono in situazioni quotidiane o mentre si prepara per provini.
Tilly Norwood è stata creata dall’attrice olandese Eline Van Der Velden, fondatrice di Xicoia e CEO di Particle6, un’azienda di produzione video che fa largo uso di Intelligenza Artificiale.
In risposta alle critiche, Eline Van Der Velden ha chiarito che Tilly Norwood «non è un rimpiazzo di un essere umano, ma un lavoro creativo, un’opera d’arte, un atto di immaginazione e maestria», sostenendo che offra nuove opportunità al mondo dello spettacolo senza sottrarne alle persone in carne e ossa ed esprimendo l’ambizione di far diventare Tilly Norwood la prossima Scarlett Johansson o Natalie Portman.
Ormai i sistemi di Intelligenza Artificiale abitano dunque la nostra quotidianità. La normalizzazione dell’utilizzo di questi software rischia però di accompagnarsi alla sottovalutazione di aspetti problematici: dalla protezione dei dati all’impatto ecologico dei server energivori, fino ai divari economici nella catena globale del valore dell’industria dell’IA.
La sfida è garantire che questa tecnologia rimanga uno strumento al servizio dell’uomo, nel rispetto della creatività, dei diritti fondamentali e della dignità del lavoro culturale. Solo così l’innovazione potrà davvero rappresentare un progresso per tutti, non solo per pochi giganti globali.
Giornalista, il diritto d'autore è il leitmotiv della sua vita professionale. Molisana doc, da decenni è trapiantata nella capitale. Legge molto, ama il cinema e il teatro. L'attualità è la sua passione.









