To Build a Fire. Luca Monterastelli torna da Lia Rumma

Accendere un fuoco, cacciare, proteggersi. Nelle ombre sulle pareti riscoprirsi parte della stessa comunità: Luca Monterastelli torna negli spazi milanesi della Galleria Lia Rumma e lo fa proseguendo la propria ricerca artistica negli snodi di una mitologia umana, terrena e rovesciata.

Ho immaginato di prendere un gruppo umano minimo e disporlo intorno a un fuoco”: l’artista introduce così la sua ultima personale, To Build a Fire, ritornando alle origini della civiltà degli Uomini.

Origini mitiche fatte di ombre, di ideologie composte per dare ordine a un universo troppo vasto per essere afferrato. Ma la sua narrazione non santifica, non eleva.

Piuttosto racconta la storia di un fallimento annunciato e titanico proprio per la sua impotenza, consacra la forza millenaria della finitezza, la necessità di proiettarsi oltre il proprio limite e poi – inesorabilmente – dover tornare indietro.

Formatosi all’Accademia di Brera come scultore, Monterastelli incarna da sempre il suo racconto nel corpo di materiali da lui stesso definiti stupidi e dozzinali: cemento armato, ferro, marmolino.

Anche questa volta sceglie le forme grezze prese a prestito dall’edilizia, ibridandole con le curve nette e guizzanti dei tubi metallici. Ne deriva una composizione di immediata potenza eppure inspiegabilmente famigliare.

“Ogni momento dell’uomo ha il suo materiale” – sostiene – perciò la sua scelta cade e deve cadere sulla materia grezza della nostra quotidianità. Prende vita così la riscrittura in termini urbani di un linguaggio antichissimo: le sue lastre di cemento graffiato sono Tavole della Legge primordiale, le sue forme richiamano gesti persistenti nel Tempo.

L’Umanità a cui si rivolge è atemporale, perché atemporale è la necessità di scoprirsi, di raccontarsi, di definirsi, di sbagliare, di ricominciare da capo.

Splendida cassa di risonanza è la galleria milanese, con cui l’opera di Monterastelli forma un legame quasi erotico. Lo spazio è dominato, risignificato nella sua interezza.

Le sculture si snodano con sorprendente leggerezza nei tre piani dell’esposizione, sfondando la reclusione e aprendosi alla splendida terrazza del primo piano con il trittico THE WEIRD SMALL GOD OF THIS WORLD, SOMETHING BETTER, SOMETHING NEW, TO THE BELOVED ON EARTH #3, EVERYTHING IS OLD IS FASTLY DISAPPEARING, TO THE BELOVED ON EARTH #1, THE BELOVED ON EARTH #2.

Sono pinnacoli di cemento armato, grezzi eppure elegantissimi, idoli silenti nel mezzo di uno spiazzo sacro, o meglio: di un teatro.

Risponde allora – come coro inconsapevole – il convivio di palazzi che li circonda da ogni lato, con i muri opachi e centinaia di occhi e bocche in forma di finestre, di vite testimoniate solo dalle sagome nere in controluce.

Il dialogo è maestoso, inarrestabile proprio perché non ha un inizio ed è quindi destinato inesorabilmente a ripetersi: la massa si agglomera e i gesti si uniscono, tutto si perde. Fallito, ancora. Riproviamo.

Info mostra

  • Luca Monterastelli – To Build a Fire
  • Fino al 20 gennaio 2018
  • Lia Rumma
  • Via Stilicone 19, Milano
  • +39 0229000101 , +39 0236511702 (fax); info@liarumma.it
  • www.liarumma.it
Valentina Avanzini

Valentina Avanzini

Nata a Parma nel 1995 e qui incamminata sulla via degli studi umanistici, dal 2014 risiede al Collegio Ghislieri di Pavia. Nell'Ateneo della città studia Lettere Moderne e muove i primi, incerti, decisi passi verso la Storia dell'Arte Contemporanea. Sprovvista della esperienze e della sicurezza che occorrerebbero per parlare di se stessa in terza persona, si limita a seguire ogni strada buona con tutti gli strumenti possibili - che siano un libro, una valigia, un biglietto del cinema. Non sa quello che è, non sa quello che vorrebbe diventare: in mezzo, la voglia di non risparmiarsi e una passione sempiterna per la scrittura e per la cultura dell'Europa centro orientale.

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