Nel cuore di uno dei polmoni verdi di Milano, un progetto visionario, la mostra Contatto Arte-Città curata da Giulio Macchi per la Triennale di Milano del 1973, aveva costruito una serie di opere pubbliche aperte alla cittadinanza. Tra queste, il Teatro Continuo di Alberto Burri, una piattaforma monumentale, uno scheletro che poteva essere portato in vita da chiunque in qualsiasi momento: un invito all’atto fisico della cittadinanza. Nel 1989, inspiegabilmente, il Comune di Milano decide di abbattere la struttura.
Ventisei anni dopo l’opera viene reintegrata. Dietro l’operazione c’è il progetto culturale nctm e l’arte; naturalmente con la supervisione della Sovrintendenza e in accordo con il Comune di Milano, La Triennale e la Fondazione dell’artista.
Sono sempre stata colpita da questa operazione, non solo per la bellezza del Teatro Continuo, che inquadra come una coreografia vivente una delle mie Milano preferite, piena di vita e di storia, ma anche che l’impulso di questa restituzione sia stato fortemente voluto da uno studio di avvocati.

Cosa ci dice sul dialogo tra pubblico e privato nel sostegno alla cultura, ma anche nella sua immaginazione? Cosa ci dice della disseminazione della cura del discorso culturale in un sistema città, in un sistema comunità sempre più frammentato, mobile e complesso?
Ne parlo con Gabi Scardi, curatrice, critica e docente che di nctm e l’arte ha la direzione artistica.
Come nasce la tua collaborazione con nctm e l’arte? E come hai visto evolversi questo progetto?
Il progetto nasce nel 2011, con la mia cura, su impulso di alcuni soci di Nctm Studio Legale – oggi ADVANT Nctm – che avevano già una personale predisposizione e un interesse per l’arte.
L’idea fondante era che esiste una relazione tra capacità innovative e partecipazione culturale, e che essere immersi nei processi di produzione culturale sia di grande stimolo, che possa contribuire a generare pensiero, contenuti, sperimentazione.
La visione che abbiamo sempre condiviso è che la ricerca, la progettualità e quindi l’arte siano un punto di vista privilegiato sulla contemporaneità.
Dall’inizio il progetto ha compreso la creazione di una collezione, l’affiancamento degli artisti, l’erogazione di borse di studio, l’interazione con istituzioni pubbliche, i progetti pubblici di dimensione territoriale.
Ancora oggi, dopo anni, il progetto continua ad arricchirsi con la vitalità di sempre: tra le ultime iniziative il supporto alla produzione di Manifesto al Presente di Francesca Marconi, ora in mostra a Fondazione Corrente, e la collaborazione con Corpi sul Palco e Teatro Linguaggicreativi per un pomeriggio di performance sul Teatro Continuo nell’ambito dell’Art Week milanese.
Una parte della progettazione consiste nell’acquisizione di opere, nelle esposizioni presso la sede e negli incontri con artiste e artisti aperti al pubblico. Colpisce l’apertura di uno spazio così specialistico a una funzione così pubblica. Quali sono i benefici e le difficoltà?
La convivenza con le opere per chi lavora da Advant Nctm, negli Studi di Milano, Roma e Londra, è quotidiana, e questa quotidianità è uno dei fattori centrali del progetto. vorremmo si trasformasse in familiarità con l’arte contemporanea.
A questo fine, tra l’altro, si sono anche organizzati momenti dedicati ai membri dello Studio: workshop tenuti da artisti, visite a mostre, alla Biennale di Venezia, e altre iniziative.
Gli spazi dello Studio si sono dimostrati duttili e permeabili: le opere, inserite tra aree comuni, sale riunione e corridoi, lavorano come un contrappunto rispetto alla regolarità architettonica, moltiplicando i piani di lettura del luogo e dialogando direttamente con chi vive quegli spazi ogni giorno, ma anche con i visitatori esterni. Tra l’altro gli allestimenti cambiano di frequente: un modo per contribuire alla dinamicità allo spazio.
Nella maggior parte dei casi, le acquisizioni costituiscono occasioni di focus personali sugli artisti e danno adito ad allestimenti temporanei di nuclei di opere, seguiti da talk con gli artisti stessi. in queste occasioni lo Studio si apre al pubblico.
La sfida maggiore rispetto all’apertura dello Studio all’esterno nasce dal fatto che si tratta di uno studio professionale: è sempre necessario fare in modo che il progetto si integri correttamente, e questo richiede ponderazione. Ma Advant Nctm ha sempre manifestato una forte responsabilità sociale; da qui la sua peculiare apertura.
La scelta degli artisti è molto esplicita nella sua funzione sociale, nell’impegno a ripensare i modi in cui immaginiamo, abitiamo e governiamo il mondo. Come avviene questa scelta?
Per quanto riguarda la collezione, nctm e l’arte intende costituire un insieme coerente di opere rilevanti in termini di significato, oltre che di qualità artistica. Al centro del suo interesse ci sono i temi di sostenibilità, equità sociale, diritti, giustizia.
Si tratta di opere che trattano tematiche rilevanti per il presente in generale, ma sicuramente anche molto calzanti con i temi che affrontano gli avvocati nel loro lavoro. I temi di diritti e giustizia non possono che risuonare in uno Studio Legale. E poi ci sono alcune opere che parlano proprio direttamente con il sistema legale, penso a Maxiprocesso di Maria Rapicavoli o a Comrades in Extinction di Jonas Staal.

Per il resto non esistono limiti: l’acquisizione di artisti tra i più affermati del contemporaneo si accompagna a quella di opere di artisti emergenti, più giovani.
Tra le prime opere affluite nella raccolta ricordo Nuevas Arquitecturas di Carlos Garaicoa, attualmente installate nella sede di Roma; e Pyre Woman Kneeling di Kiki Smith, il trittico The Lovers di Zineb Sedira, Roots di Anri Sala, oggi visibili nella sede di Milano. in questi casi si era trattato di acquisizioni.
Ma molte altre opere entrano nella collezione a seguito di un affiancamento dell’artista nella produzione; è il caso, per esempio, di The Guardian di Adrian Paci, di Idol Rock di Salvatore Arancio e Claudia Losi, di Agency, Giochi di Potere di Adelita Husni Bey; e poi di opere di Rä Di Martino, Uriel Orlow, Micol Roubini, Francesco Bertocco e Francesca Marconi.

In generale, le scelte avvengono al di là dei criteri di età, notorietà o nazionalità degli artisti: ciò che conta è la qualità artistica, il significato e la capacità di presa sulla realtà.
Un’altra componente fondamentale è la borsa di studio Artists-in-Residence, giunta alla XXII edizione. Da dove nasce questa scelta?
Nelle attività di nctm e l’arte è da sempre presente l’intenzione di contribuire alla vita artistica, di favorire la nascita di progetti e lo sviluppo di pratiche artistiche di significato e di rilievo.
Nctm e l’arte desidera porsi quale reale punto di riferimento per il contesto artistico contemporaneo; a maggior ragione considerando che nel paese i fondi a disposizione per l’arte contemporanea, soprattutto per quella emergente e più sperimentale, non abbondano.
Da questo intento è nato, durante il covid, un bando rivolto agli artisti: si voleva ì agevolare il loro lavoro in una contingenza complessa, in cui molte figure del mondo dell’arte, precarie per antonomasia, si sono trovate in difficoltà.
Dallo stesso ecosistema di pensieri nasce anche l’assegnazione di borse di studio volte a favorire la mobilità internazionale degli artisti residenti in Italia. nctm e l’arte: Artists-in-Residence è un bando istituito nel 2012 e a cadenza semestrale, a cui possono accedere artisti visivi intenzionati a partecipare a programmi di residenza artistica con sede fuori dall’Italia.
Anche in questo caso la predilezione è sempre nei confronti di artisti nel pieno della sperimentazione; le residenze all’estero sono spesso momenti di riflessione importante per loro, esperienze catartiche che però, senza un adeguato sistema di finanziamenti, diventano impossibili, o restano riservati a pochi.
La XXII edizione del bando è attualmente aperta a chiunque abbia un invito per una residenza all’estero ma abbia bisogno di un sostegno per la mobilità. Le candidature sono aperte fino al 2 giugno 2026.
Oltre alla programmazione pubblica, nctm e l’arte ha sostenuto progetti importanti per Milano, tra cui il recupero del Teatro Continuo di Alberto Burri. Puoi raccontarmi questo rapporto con la città?
nctm e l’arte ambisce a partecipare in modo costruttivo alla vita culturale italiana e internazionale – non solo quella milanese – confrontandosi con istituzioni di carattere pubblico quali musei, spazi espositivi e rassegne di rilievo nazionale e internazionale.
Collaborazioni sono state intraprese con realtà quali il MAXXI di Roma, il Pac di Milano, la Fondazione Corrente, Milano, la Biennale di Venezia e Manifesta.
In particolare, è sempre stato nostro desiderio contribuire significativamente alla vita culturale di Milano, dove nctm e l’arte ha la sua sede principale. Da questo intento è nata l’idea del recupero del Teatro Continuo, portato avanti insieme al Comune, alla Triennale e alla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, e conclusosi nel 2015.
L’opera era stata demolita nel 1989, interrompendo bruscamente il rapporto tra Burri e la città. Reintegrata nel Parco Sempione, è tornata a essere una piattaforma aperta, sempre in uso: un esempio di come l’arte possa giocare un ruolo effettivo nell’articolazione delle relazioni tra le persone e lo spazio pubblico, e di come tutti gli attori sociali possano e debbano fare la propria parte nella costruzione di una storia, di una cultura comune: l’idea è che un filo leghi l’Istituzione che commissiona un’opera pubblica, l’artista che costruisce il teatro, i cittadini che lo attivano, fino a una realtà privata, lo studio legale, che abbraccia la responsabilità facendosi carico della sua restituzione.

Nata a Parma nel 1995 e qui incamminata sulla via degli studi umanistici, dal 2014 risiede al Collegio Ghislieri di Pavia. Nell'Ateneo della città studia Lettere Moderne e muove i primi, incerti, decisi passi verso la Storia dell'Arte Contemporanea. Sprovvista della esperienze e della sicurezza che occorrerebbero per parlare di se stessa in terza persona, si limita a seguire ogni strada buona con tutti gli strumenti possibili - che siano un libro, una valigia, un biglietto del cinema. Non sa quello che è, non sa quello che vorrebbe diventare: in mezzo, la voglia di non risparmiarsi e una passione sempiterna per la scrittura e per la cultura dell'Europa centro orientale.
- Valentina Avanzini
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