Un gioco da ragazzi. Riviste universitarie a confronto.

Se Tempo di Libri dedica un otto marzo densissimo alle donne, venerdì nove marzo ha come tematica portante la ribellione. Fra racconti di un 68 giovane, vicino e insieme lontanissimo, c’è spazio per chi vent’anni li ha nel 2018 e ha deciso di mettersi in gioco, dimostrando che anche nel presente le università possono essere un centro propulsivo, capaci di formare, ma anche di stimolare l’iniziativa dei giovani adulti che le popolano.

Fra i portavoce di questa realtà, i ragazzi che hanno voluto organizzato e tenuto il panel Riviste studentesche: un futuro sostenibile?. Fra chi porta avanti una realtà più che decennale e chi invece si è appena affacciato al mondo del giornalismo, la professionalità con cui dimostrano di maneggiare la materia non ha nulla da invidiare alle testate più affermate.

Specifichiamo: per rivista studentesca non si intende certo quattro facciate impaginate alla bell’e meglio. Quelli erano altri tempi. Quando, ad esempio, nascevano riviste come Vulcano Statale (ancora saldamente radicato all’interno dell’università Statale di Milano) o Inchiostro, giornale dell’Università di Pavia, che pur avendo deciso di non distaccarsi dal contesto in cui sono state fondate rispettivamente nel 2003 e nel 1995, hanno saputo rinnovarsi e farsi specchio della cultura e del mondo degli universitari.
Ancora diverso il caso di 1977, che nasce da studenti della Statale ma fin da subito decide di caratterizzarsi come rivista autonoma di approfondimento culturale, e quello di Birdmen che, nato nell’ateneo pavese come approfondimento del settore audiovisivi, ha saputo ampliare i propri orizzonti, superando anche i confini lombardi.

Ma se le riviste studentesche non si limitano più a documentare la realtà dell’ateneo, cosa fanno?

Seguono rassegne, ad esempio, o festival. Creano eventi, creano concorsi, organizzano crowdfunding per autofinanziarsi la stampa del cartaceo, cercano un contatto reale e sinergico con il proprio pubblico: “Ci siamo accorti che c’era bisogno di nuove proposte. Abbiamo cominciato a organizzare cineforum in un piccolo circolo arci e da lì è stato tutto un crescendo” racconta Carlo Maria Rabai, portavoce di Birdmen.

La rivista universitaria diventa così un punto di riferimento per chi la legge, ma anche una fucina estremamente formativa per chi le dà vita. Nell’immediato riavvicina a una scrittura attenta e prolungata che – come ricorda Sheila Khan, referente di Vulcanotrova pochi riscontri durante il percorso di studi, ma soprattutto abitua al lavoro di redazione, alla programmazione degli articoli, sprona a cercare la soluzione ideale per la comunicazione tramite social e quella invece, completamente diversa, tramite cartaceo.

A tal proposito, i redattori sono concordi: “la rivista non è più quella cosa che prendi in edicola e poi butti via. È un oggetto che ha un corpo, un’estetica, da conservare e consultare”. E i risultati sono eccellenti, anche grazie alla squadra di giovanissimi grafici e illustratori che in giornali come 1977 ne presiede il confezionamento.

E dopo? Innanzitutto, la rivista studentesca è una validissima scuola di giornalismo, come testimoniano i ragazzi che hanno trovato lavoro potendo vantarla come unica esperienza di questo tipo nel loro curriculum. Ma lascia ben sperare la serietà con cui viene considerato e affrontato il lavoro nel presente: prima di concludere il brevissimo incontro, i portavoce di Inchiostro e Birdmen – principali organizzatori dell’evento – constatano la difficoltà riscontrata nel contattare altre riviste sul territorio e propongono la formazione di una rete nazionale autogestita che permetta un continuo dibattito, scambio e aggiornamento.

In un’Italia statica, incapace di investire sulla cultura e sui giovani, i giovani e la loro cultura trovano il modo di organizzarsi, autofinanziarsi, sorpassare limiti che sembravano lontanissimi. Un messaggio di speranza, di resistenza, come ce ne sono tanti, come lo sono anche tutte le giornate di Tempo di Libri. Resistenza che però, come sempre, lascia un po’ di amaro in bocca per le condizioni che rendono necessario resistere e non collaborare.

Valentina Avanzini

Valentina Avanzini

Nata a Parma nel 1995 e qui incamminata sulla via degli studi umanistici, dal 2014 risiede al Collegio Ghislieri di Pavia. Nell'Ateneo della città studia Lettere Moderne e muove i primi, incerti, decisi passi verso la Storia dell'Arte Contemporanea. Sprovvista della esperienze e della sicurezza che occorrerebbero per parlare di se stessa in terza persona, si limita a seguire ogni strada buona con tutti gli strumenti possibili - che siano un libro, una valigia, un biglietto del cinema. Non sa quello che è, non sa quello che vorrebbe diventare: in mezzo, la voglia di non risparmiarsi e una passione sempiterna per la scrittura e per la cultura dell'Europa centro orientale.

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