Peinture Nature: Andrea Mazzola, Rudolf zur Lippe, Pascual Jordan, Friedrich Lippe a Berlino

Immaginate di trovarvi in una foresta, da soli, in piedi nel mezzo di un piccolo sentiero: ai lati, una distesa di alti e sottili alberi si perde all’ infinito. Il rumore di un picchio cattura la vostra attenzione verso oriente, notate un passaggio frettoloso di un animale selvatico tra la boscaglia. Più in là, un paio di chilometri avanti a voi, la sagoma di un uomo compare e scompare tra gli alberi insieme ad un cane.
Chiudete gli occhi e rimanete in ascolto.
Immaginate la natura intorno a voi, così come l’ avete appena osservata, implodere.
Ora cercate di addentrarvi in un mondo sospeso dove la consapevolezza viene meno e ciò che diamo per reale muta. La natura cambia, si modifica alla nostra percezione, e noi non riusciamo a coglierne sempre la vera essenza.

Siamo alla mostra Peinture Nature, inaugurata il 18 settembre scorso alla Werkstattgalerie di Berlino, dove le opere dell’ artista Andrea Mazzola creano un’ atmosfera sospesa e vitale, prospettive di comportamenti naturali esterni e interni, nella prima sala della galleria, per poi proseguire nelle altre stanze con le opere di Rudolf zur Lippe, Pascual Jordan e Friedrich Lippe.

In mostra il concetto di libertà e natura, delle eterne e nuove forze che la natura crea, a seconda degli artisti coinvolti, o come diceva Goethe di ciò ch’è ora non era ancora, ciò che era non torna; tutto è nuovo, e nondimeno è sempre antico. Noi viviamo nel mezzo di essa, e le siamo estranei. Noi operiamo costantemente su di essa, e tuttavia non abbiamo su di essa nessun potere…Artista incomparabile, senza apparenza di sforzo, passa dalle opere più grandi alle minuzie più esatte….È intera, e nondimeno è sempre incompiuta.

Andrea Mazzola presenta oggi a Berlino, dopo un periodo di sperimentazioni, il suo ultimo progetto artistico.

Proseguendo il discorso dei suoi lavoro precedenti sui poteri economici che manipolano il mondo e i danni derivati dall’ inquinamento – a ricordarcelo una installazione di barili di petrolio – approfondisce ora il ruolo della natura e la sua essenza, spostando così l’ attenzione sui movimenti e comportamenti di una natura snaturans. Ciò che riconosciamo come reale e possibile dalla nostra cultura improvvisamente tramuta e ci troviamo spettatori inermi e confusi. Una natura che l’uomo ha contribuito a deturpare e che muta per sopravvivenza, eliminando la sua essenza più pura.

Il labile confine tra realtà – irrealtà ci disorienta perché non siamo ancora in grado di comprendere in maniera completa l’essenza di tutte le cose.

Ed entra in gioco anche una parte della meccanica quantistica, di come la realtà, per lo meno quella quantistica, cambia a seconda di come la si osserva. Ma come distinguere la realtà?

Ecco che gli animali ritratti sottraggono la propria essenza, ma per celarsi ai nostri occhi, per imbrogliarci. Forse è anche il nostro sguardo a modificarne l’essenza, interferendo nel suo comportamento, in un rapporto strettissimo tra osservatore e osservato.

Nelle raffinate opere in mostra tutto è rilevante, dai soggetti, frutto per lo più di attente documentazioni tratte dai viaggi dell’artista, all’ utilizzo della resina e della carta.

Ogni elemento tecnico contribuisce a dare valore al discorso, innescando un procedimento per il quale i vari aspetti dell’ opera interagiscono, dialogando in una elegante armonia. L´operazione è sempre ben controllata dall’ artista, mostrando uno studio attento nell´utilizzo della resina trasparente, permettendole di modificare l’oggetto rappresentato e la carta stessa. Ciò che è straordinario è l’impiego di materiali che agiscono attivamente pur avendo un margine di casualità all’ interno della natura dell’opera.

Il Caos è la legge della natura e l’ Ordine è il sogno dell’ uomo diceva Henry Brooks Adams.

Ed ecco che allora sì, riusciamo a comprendere meglio come Mazzola riesce a dominare caos e ordine lasciando però sempre libertà di movimento e di espressione. Un lavoro sofisticato, frutto di lunghi procedimenti che portano ad opere silenziose e tumultuose allo stesso tempo, di una muta bellezza che si riempie di dinamismo. Il risultato è un’ ambiente perfettamente in sintonia con il mondo presentato dall’ artista dove la chiave di lettura è il dialogo intrinseco di ogni opera, capace di espandersi al di fuori interagendo non solo con gli altri lavori, come fossero collegati da un’invisibile linea, ma anche con l’ osservatore.

Entrando nella seconda stanza, sono le enormi tele di Pascual Jordan e le opere materiche di Rudolf zur Lippe a riempire lo spazio. Il bianco e nero di zur Lippe si contrappone al colore utilizzato da Jordan, creando un equilibrato universo dove caos e forza si sprigionano per poi ritrarsi all’ improvviso. Il colore e la potenza colpiscono nelle opere di Jordan, che lascia da parte le tinte più tenue a cui di solito è abituato per realizzare opere di forte impatto visivo che trasportano, per dimensioni ed effetto, direttamente all’interno di un mondo fatto di moti ed improvvise fermate, di grandi atomi che si avvicinano per toccarsi e poi schizzare via lontane, fino a ritrovarsi in un universo cosmico dove l’ uomo non può che sentirsi piccolo.

E se le imponenti opere di Rudolf zur Lippe ci mostrano una massa materica che quasi si “scioglie” colando sulla carta, mostrandoci con il gesto del pittore le varie energie della natura, le fotografie di Friedrich Lippe catturano minime intercettazioni non visibili ad occhio nudo. La macchina fotografica è solo il mezzo per mostrare visioni e percezioni che non riusciremmo altrimenti a cogliere. Lippe analizza il movimento interno di meccanismi naturali così che, in un apparente astrattismo, ecco che afferriamo il movimento di una fonte luminosa.

Nell’ ultima parete della galleria, un’opera di Andrea Mazzola conclude il percorso per riportarci nella sua esposizione: un viale delimitato da campi di grano si perde all’infinito. Non campi di grano qualsiasi, ma che sono stati in passato calpestati da Vincent Van Gogh: sono i suoi campi, presi da un´angolazione meno nota e raggiunti da Mazzola dopo un breve percorso attraverso la boscaglia. Siamo ad Auvers sur Oise, il piccolo comune francese vicino a Parigi, che ha accolto il tormentato pittore olandese negli ultimi anni della sua vita. Mazzola raccoglie documentazioni importanti durante i suoi viaggi, spingendosi a raccogliere punti d´osservazione a volte inconsueti per disegnare su carta i suoi soggetti.

Ma siamo sicuri di osservare bene?

Mazzola cela sempre piccoli aspetti in modo da ingannarci e spingerci a guardare al di là dei limiti imposti dalla materia. L’ artista dipinge su carta, che però capovolge nel momento in cui inizia a lavorare con la resina. L’ immagine che inizialmente si crea scompare, per poi ricomparire con forza e mostrarci il risultato finale, ovviamente capovolto.

Quello che crediamo come reale è rovesciato e nasce da un sapiente utilizzo della resina bicomponente che l’ artista ha per anni sperimentato. Non solo l’ immagine rinasce in vesti diverse grazie a questo procedimento, anche la carta viene lasciata libera di reagire al processo in atto creando delicati moti ondosi, con il risultato di opere di forte impatto nella loro delicata essenza. L’equilibrio che si viene a formare tra le varie componenti è un percorso attentamente studiato da Mazzola, per trovare il giusto compromesso di controllo sull’ opera e sulla libertà della natura dell’ opera stessa di reagire.

La resina forma quasi un involucro protettivo, isolando la raffigurazione, come una pellicola che in realtà si muove assecondando i movimenti naturali della carta e del colore. E là, nella grande opera che riempie una intera parete, dove la resina scompare, i soggetti ritratti giocano e conversano tra loro creando un mondo apparentemente illusorio, dove in realtà ogni voce è verosimile e  il mondo, come lo percepiamo, forse è solo il frutto di una nostra personale interpretazione.

In fondo, se un albero cade in una foresta e nessuno lo sente, fa rumore?

Mazzola ci mette in una particolare posizione di osservatori di varie possibili realtà, invitandoci a spogliarci da concetti che ci sono conosciuti per aprirci a molteplici opzioni, espandendo la nostra visione a livelli diversi.

Info

 

 

Lucia Rossi

Lucia Rossi

Lucia Rossi, laureata in Arte, Spettacolo e Immagine Multimediale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Parma, è scrittrice, contributing editor per riviste d'arte, curatrice di mostre. Vive e lavora a Berlino. Ha diverse esperienze come curatrice indipendente di eventi culturali e collaborazioni per cataloghi d'arte e pubblicazioni.

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