Un vecchio ufficio del telegrafo, attivo dal 1916 e poi chiuso nel 1992, è oggi un elegante edificio neobarocco a pochi passi dal Museumsinsel (isola dei musei) di Berlino dove si trova un hotel, un ristorante, uffici, ma non solo. Dalla fine del 2023, infatti, il Telegraphenamt accoglie anche la König Galerie, che con questo nuovo locale si aggiudica il suo secondo spazio espositivo berlinese affiancandolo alla nota galleria nell’ex chiesa di St. Agnes.
Nasce così la König Telegraphenamt, che inaugura a dicembre 2023 con Karl Horst Hödicke, uno dei pionieri del neo-espressionismo tedesco e uno dei principali iniziatori del gruppo Neue Wilden insieme a Baselitz, Immendorff, Lüpertz, Koberling e Penck, proprio pochi mesi prima della sua scomparsa, con una mostra estremamente seducente nell’esaltare il rapporto dell’artista con la città in un luogo storicamente significativo.
Uno spazio perfetto anche per ideare esibizioni essenziali, pulite, ma che celebrano le opere in maniera analitica, come nel caso dell’attuale personale di Jingge Dong (fino al 3 Agosto) – prima collaborazione dell’artista cinese con König -, che con le sua pittura instaura una sfida/fusione tra Oriente e Occidente in un risultato che, anche se apparentemente astratto, rimane in bilico tra astrattismo e figurativo a consolidamento del suo personale linguaggio pittorico.
In mostra nel nuovo spazio della galleria König acrilici e olio su tela, un quaderno di schizzi dove sono presenti disegni a olio su carta e delle nuove raffinate sculture in ceramica.
Nel colore – protagonista -, nella delicatezza della dissolvenza e nell’eleganza di un allestimento che si impegna a risaltare ogni singola opera, emerge la correlazione tra mondi diversi, che diventa poi anche un legame tra individuo e collettività, caos e ordine,…
La König Telegraphenamt si propone così di dare visibilità a nuovi nomi dell’arte contemporanea ma anche ad artisti già noti, grazie a mostre che avranno quasi sempre una cadenza mensile.
Dopo Jingge Dong, ad agosto, sarà la volta dell’artista americano Jordan West.
Un luogo, quindi, che non presenterà solo emergenti e che, come mi spiega Johann König, “proporrà artisti che ciclicamente saranno poi coinvolti anche nelle altre gallerie, compresa la nuova grande sede a Monaco di Baviera”.
È proprio più che altro di questo, ma non solo, che discuto con König quando ci incontriamo nella sede centrale della galleria berlinese, la König Galerie, un ambiente straordinario nella monumentale ex chiesa di St. Agnes, costruita in stile brutalista negli anni ‘60 su progetto di Werner Düttmann e ristrutturata poi dal rinomato architetto Arno Brandlhuber; qui è dove si svolgono sempre grandi mostre nell’ex cappella e nella navata.
Seduti nel cortile interno della galleria, Johann König mi parla quindi dello spazio a Monaco di Baviera, mostrandomi materiale video e fotografico della nuova imponente struttura che porta il suo nome.
È con la mostra Metaphor to Metamorphosis che König inaugura ufficialmente a Monaco di Baviera nella Bergson Kunstkraftwerk, ex centrale termica, che per anni fu utilizzata per rave illegali, convertita in centro culturale, con bar, ristoranti, una birreria all’aperto, una sala concerti per musica classica e jazz.
In realtà, la prima sezione della nuova galleria fu inaugurata a maggio scorso con una mostra di Monira Al Qadiri, artista nata in Senegal e cresciuta in Kuwait, che si sviluppava nell’atrio dai soffitti alti 25 metri – ideale per lavori di grande formato e installazioni – e nell’ex silo di carbone.
Ma è il 12 luglio 2024 che si apre cerimoniosamente il nuovo edificio nella sua integrità, insieme quindi ad ulteriori quattro piani per un totale di 1.600 metri quadrati, comprendenti anche una libreria.
Con la collettiva Metaphor to Metamorphosis ispirata a Franz Kafka, in occasione del centenario della sua morte, König apre in grande stile al pubblico esponendo circa 100 artisti, tra cui Nasan Tur, Esra Gülmen, Celia Rakotondrainy, FLATZ, Kal Horst Hödicke, Anselm Kiefer, Rainer Fetting, Anna Uddenberg, Björn Dahlem, Amalia Picas, Nicole Giesa, Gian Maria Tosatti.
Jeppe Hein invece riempie il silo, per altri 400 metri quadrati, e l’atrio, con un’ulteriore mostra: Every moment is a new moment.
Opere, molte delle quali caratterizzate da superfici a specchio, che consentono agli spettatori di diventare protagonisti momentanei nei mondi riflessi di Hein.
Nasce così strutturata la König Bergson, quinto spazio a consolidare ulteriormente la sua posizione nel panorama artistico internazionale.
Nell’aprile 2021, infatti, la filiale della galleria König Seoul ha aperto nella capitale sudcoreana, mentre König Mexico City, una residenza per artisti, è attiva dall’inizio del 2024.
Johann König mi spiega nei dettagli quanto sia spettacolare l’architettura a Monaco, la sua grandiosità, le vetrate e la particolarità nei dettagli e come questa dimensione “permetta più mostre contemporaneamente. Questo significa più palcoscenico per più artisti. Questo ci permette di trasmettere ancora più arte”.
Sicuramente, questo immenso spazio espositivo sarà tra le più grandi gallerie commerciali per l’arte contemporanea in Germania. In una città, Monaco, che è anche “una città con una comunità di collezionisti finanziariamente potente e un senso della cultura”.
Quando termino la chiacchierata con Johann König entro nella galleria di St. Agnes. Al piano di sopra Guy Yanai presenta lavori prodotti negli ultimi mesi tra Marseille e Tel Aviv.
Da sola, nel silenzio dell’immenso spazio, riesco a sentire solo le storie che si liberano dai dipinti appesi, attimi di quotidianeità che paiono bloccati, animati di una piacevole sensazione di familiareità dai colori vivaci e pennellate accorte ma attraversate da un sottile velo malinconico.
Anche in questo caso, l’allestimento è misurato: ogni singolo dipinto respira pienamente e autonomamente.
Al piano di sotto troviamo Herbert W. Franke, ma anche altri artisti tra cui Andy Denzler, Sven Drühl, Armin Boehm, Anselm Reyle.
La situazione più caotica si adegua anche meglio ad una collettiva e crea due mondi, entrambi funzionali all’esperienza assoluta e contemplativa.
Tutti questi spazi non convenzionali, egregiamente ristrutturati con estrema attenzione e rispetto dello stato originale, stimolano il gallerista e attirano nuovo pubblico e artisti.
Artisti che, come chiarisce Johann König, “vivono di una crescente indipendenza e per questo la galleria si affida maggiormente a un’attività espositiva commerciale, allontanandosi da precedenti modelli di rappresentazione”.
È pensando a questo, alla nuova grande galleria a Monaco di Baviera, alla sensazione che questa spettacolarità espositiva emana – e che richiama alla mente la grandiosità museale -, all’eterogeneità degli artisti – e dei collezionisti -, che ci si ritrova inebriati dal profumo dei grandi eventi, quell’atmosfera da fiere d’arte. Una sorprendente, personale e permanente fiera d’arte.
Firmata König.
Lucia Rossi, laureata in Arte, Spettacolo e Immagine Multimediale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Parma, è scrittrice, contributing editor per riviste d'arte, curatrice di mostre. Vive e lavora a Berlino. Ha diverse esperienze come curatrice indipendente di eventi culturali e collaborazioni per cataloghi d'arte e pubblicazioni.


















