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Riscoprire la Bellezza Nascosta: la Rinascita del Museo Lercaro a Bologna

di Lucia Rossi

Passeggiando per via Riva di Reno, ci si può far ingannare dalle apparenze; celata agli occhi frettolosi di chi passa, la facciata sobria del Fondazione Lercaro non lascia presagire la maestosità dei suoi interni. Eppure, varcata la soglia, Bologna si svela in una delle sue espressioni artistiche più intense e vitali: il Museo Lercaro.

Fondazione Lercaro, foto di Marco Parollo

Ed è proprio merito della nuova direzione, affidata a Giovanni Gardini, se oggi questo spazio sembra rinascere, regalandoci nuove prospettive sul dialogo tra arte, storia e contemporaneità.

Dal suo arrivo alla guida del Museo nel 2023 Gardini, che per la Diocesi di Faenza-Modigliana ricopre anche gli incarichi di direttore del Museo Diocesano di Faenza “G. Battaglia” e bibliotecario della Biblioteca Diocesana di Faenza “Card. G. Cicognani” oltre ad essere Presidente AMEI – Associazione Musei Ecclesiastici Italiani per il quinquennio 2020-2025, ha impresso una svolta fertile e dinamica al Museo, riaffermandone la centralità nella vita culturale bolognese.

Negli ultimi mesi, il Museo Lercaro ha saputo sorprendere i visitatori con iniziative di grande respiro. Questo fermento viene stimolato anche grazie alla valorizzazione di mostre temporanee contemporanee che, accanto alla già preziosa collezione permanente, arricchiscono l’offerta e attirano nuovo pubblico.

Linea Verticale, mostra personale di Agostino Arrivabene a cura di Giovanni Gardini e in collaborazione con Primo Marella Gallery, ha rappresentato una delle tappe più significative dell’ultima stagione ed è stata in grado di esaltare, tramite un’accurata scelta espositiva, le opere figurative e spirituali dell’artista e la sua poetica.

Pittura sapiente, stratificata, materica, in cui la memoria del mito si intreccia a una riflessione sul sacro che oltrepassa la superficie della tela per farsi esperienza metafisica e, talvolta, inquietudine.

Le anatomie smembrate, gli ibridi fantastici, le metamorfosi floreali: ogni opera chiede al pubblico di addentrarsi verso un limite — non solo tra vita e morte, ma tra lo spirituale e il sensibile, tra trascendenza e rovina.

Nei suoi dipinti, come scrive Giovanni Gardini nel catalogo della mostra “c’è sempre una tensione vero l’alto, verso un altrove; tra le pieghe della sua pittura emerge incessante la ricerca di una linea verticale intesa come desiderio di assoluto, come apertura al trascendente, come traiettoria di viaggio dell’essere umano che mai deve rinunciare al cielo”.

A offrire una prospettiva differente – ma ugualmente incisiva – è stata, tra le numerose mostre che si sono susseguite, Se chiudo gli occhi il buio non mi vede, seconda tappa di una doppia mostra di Luca Freschi a cura di Niccolò Bonechi che collega il Museo Lercaro con la Galleria L’Ariete artecontemporanea.

Artista capace di reinterpretare la materia, Freschi crea opere che si allineano a una tradizione che va dalla classicità alle più radicali esperienze contemporanee, in una personale ed eterogenea ricerca del concetto di bellezza.

Attraverso il calco, l’assemblaggio e la ceramica, nascono forme che racchiudono memorie personali e collettive; le superfici tattili rivelano un desiderio di custodia e vulnerabilità, una sorta di altare domestico dove le fragilità e le forze si sublimano in racconto universale.

Si deve allora rallentare lo sguardo e, riscattando la dimensione contemplativa, ascoltare le sue opere per comprendere le voci policrome e i simboli che le animano.

Una delle mostre in corso è invece William Congdon. Paesaggio come misura del corpo a cura di Pasquale Fameli e Giovanni Gardini, visitabile fino al 27 luglio 2025.

L’esposizione offre una lettura inedita della produzione di Congdon, focalizzando l’attenzione sul modo in cui il paesaggio diventa, nei suoi dipinti, specchio e misura della presenza umana.

Fra accensioni materiche e tensioni gestuali, la pittura di Congdon si fa spazio di ricerca spirituale e territoriale, restituendoci la profondità dell’esperienza del luogo come esperienza del corpo, della carne e della terra.

La mostra interroga dunque il confine sottile — da sempre caro al Museo Lercaro — fra il visibile e l’invisibile, fra l’umano e ciò che lo trascende.

Tutto questo avviene mentre la collezione permanente rimane il cuore pulsante del museo: un itinerario tra opere di Giacomo Manzù, Francesco Messina, Vittorio Tavernari, Giovanni Boldini, Ettore Spalletti e molti altri.

Tra le opere di pittura e grafica, lavori di Giacomo Balla, Filippo de Pisis, Renato Guttuso, Antonio Mancini, Giorgio Morandi, Adolfo Wildt, insieme ad alcune pregevoli opere antiche e arazzi di manifattura fiamminga (fine XVI-inizio XVII secolo).

La mano di Gardini, energica e creativa, si avverte in ogni dettaglio della programmazione ed apre il Museo non solo a nuovi sguardi, ma anche a nuove sensibilità: laboratori per bambini, incontri di approfondimento e visite guidate tematiche che rendono il Museo Lercaro un luogo dinamico, in dialogo costante con la città.

Non si tratta solo di “mostrare” l’arte, ma di restituirla alla vita collettiva, facendone strumento di conoscenza e confronto.

Qui, il visitatore può riscoprirsi pellegrino alla ricerca di cammini artistici e non solo, accompagnato dalla straordinaria qualità e varietà di opere esibite con criterio e passione.

Oggi il Museo Lercaro è più che mai una tappa imprescindibile per chi desidera conoscere le mille anime di Bologna; grazie al lavoro instancabile di Gardini, il Museo Lercaro è tornato a pulsare nel cuore della città, pronto ad accogliere le varie anime dei visitatori.

immagine per Museo Lercaro - nuovo allestimento, foto di Marco Parollo
Museo Lercaro – nuovo allestimento, foto di Marco Parollo

 

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Lucia Rossi, laureata in Arte, Spettacolo e Immagine Multimediale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Parma, è scrittrice, contributing editor per riviste d'arte, curatrice di mostre. Vive e lavora a Berlino. Ha diverse esperienze come curatrice indipendente di eventi culturali e collaborazioni per cataloghi d'arte e pubblicazioni.

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