Rainer Splitt: l’intensità visiva della plasticità del colore

Già dal cortile interno comincio a sentire l’inconfondibile odore di vernice.
Non riesco a trovare il suo nome sul campanello, ma basta seguire la scia di quell’odore per trovarlo. Ero arrivata allo studio di Rainer Splitt, artista tedesco che vive e lavora a Berlino.

Mi accoglie con un caffè e un sorriso che non tradiscono una genuina gentilezza e mi addentro in quell’atelier dai grandi finestroni, latte di vernice e colore ovunque a riempire lo spazio.
Prima di sederci a un tavolo in mezzo alla stanza noto subito le grandi opere in alluminio appese alla parete di sinistra: sono i suoi ultimi lavori, ormai pronti a partire verso l’Olanda per l’esposizione presso la MPV Gallery ‘s-Hertogenbosch.
La vernice sta ancora asciugando.

immagine per Rainer Splitt
Pouring – Splitt Rainer – 2012

Mi guardo intorno e riconosco molte delle sue creazioni più importanti, da quelle che lo hanno reso più affermato alle ultime sperimentazioni.
Viene riconosciuto come l’artista dei versamenti di colore. Ma è molto di più.
Nasce a Celle nel 1963, in Germania, non lontano da Berlino.

La sua ricerca artistica parte dalla fine degli anni ‘80, quando comincia a realizzare i suoi primi “dipinti liquidi”: macchie di colore, versamenti, immersioni.

Si forma a New York presso l’International Studio and Curatorial Program, ma anche a Roma presso l’Accademia Tedesca di Villa Massimo. Diventa noto soprattutto per i suoi Pourings, riflettenti versamenti di colore su pavimento di grande impatto visivo.

Studia per anni il liquido, il suo movimento, il suo diffondersi e l’essiccazione graduale. Vi è nelle sue opere sempre una particolare attenzione al legame tra spazio, tempo e materia e ciò che si intuisce subito dall’osservazione dei suoi lavori è un diverso approccio fisico e concettuale del colore.

Il colore non è stesura: è corpo. Non copertura, ma materia a sé stante.
Una forza che l’artista ha il solo compito di aiutare.

I suoi Pourings invadono lo spazio grazie a un semplice gesto, che è quello del versare su pavimento. E così facendo, Splitt innesca tutta una serie di legami che interessano lo spazio, il tempo e l’osservatore, ma prima ancora la materia.

Già Kandinsky, in Lo spirituale nell’arte, individuava un effetto fisico ma anche psichico del colore, entità con un proprio odore, un suono, un sapore che gli appartiene e che è capace di solleticare i vari e sempre diversi aspetti dell’immaginazione.

In questa direzione possiamo essere trasportati a vedere i Balloon Portraits di Rainer Splitt, fotografie di grande formato che ritraggono persone frontalmente, celate in volto da un palloncino colorato da loro stessi gonfiato.

Sono proprio queste imponenti immagini ad aver recentemente riempito la sala della Städtische Galerie im Kornhaus in Kirchheim unser Teck, in Germania, in una mostra dal titolo Colored identities, durante il mese di marzo.

Alcuni mesi prima dell’esposizione tutti i cittadini del luogo furono invitati ad un servizio fotografico pubblico per contribuire con un ritratto a quello che sarebbe diventato, a tutti gli effetti, un ritratto locale. A loro la scelta del colore del palloncino, lasciati liberi quindi di nascondere la propria individualità con il colore che ritenevano potesse rappresentarli meglio. Ecco che la specificità di ogni cittadino viene così mascherata, occultata nella realtà del colore.

Il risultato è notevole: un paese raffigurato non dai volti dei suoi abitanti ma dalla somma dei lori singoli colori.

E se vengono alla mente certi lavori di uno dei pionieri dell’arte concettuale, John Baldessari (in particolare le fotografie in bianco e nero nelle quali, dalla metà degli anni ‘80 in poi, l’artista nascondeva il volto degli individui con cerchi colorati), non dobbiamo dimenticare un diverso livello di visione e di intenti di Rainer Splitt: il colore non per portare lo spettatore a concentrarsi su altri dettagli, ma il colore come protagonista che muta la nostra percezione.

Penso alla potenza visiva del colore e non posso non collegarmi ai meravigliosi monocromi di Yves Klein, al suo Blu con il quale egli elevava il colore a uno stato autonomo di figura capace di invadere lo spazio fisico e mentale con la propria forza, grazie alla sensibilità intrinseca che la trasforma in materia.

Ma ricordo anche Morris Louis, pittore statunitense tra i maggiori esponenti del movimento artistico Color Field Painting con il quale, pur rimanendo ancorato alla tradizione espressiva dell’Action Painting (nelle figure di Jackson Pollock, Clyfford Still, Willem de Kooning e altri), si cancellava il gesto irruente in favore di larghe linee omogenee tracciate con cura in virtù di inediti effetti cromatici.

Potrei citare innumerevoli casi nel mondo dell’arte che, per aspetti diversi, mi portano alla mente il lavoro di Splitt. Ma quello che lui fa, principalmente, è inserirsi in una particolare visione del colore per liberarlo dal suo stato di semplice copertura dal quale faticava a staccarsi.

I suoi non solo solo dipinti: sono anche sculture, installazioni. E allora il supporto assume un’importanza secondaria rispetto alla rilevanza del colore. La sua tela può essere il pavimento, come nel caso dei suoi Pourings, oppure fotografie, i Balloon Portraits.

Può essere un pannello immerso nel colore, Immersed Boards, lasciato a disposizione dei visitatori i quali possono prenderlo e poi riporlo dove meglio credono, innescando una descrizione sul rapporto tra colore e osservatore in una dimensione non più statica ma in movimento.

Gli Immersed Landscapes sono invece fotografie paesaggistiche immerse nella vernice fino a metà che trasportano a una visione a più livelli di lettura, mostrandoci l’immagine rappresentata insieme alla realtà del colore.

Alcuni di questi paesaggi immersi li troviamo ora in mostra, fino al 19 maggio, alla collettiva RedefineRelief presso KunstvereinSchwerin, nella quale troviamo anche un suo Yellow Pouring, un magnifico esempio dei versamenti percorribili e rinfrangenti su pavimento, posizionato sotto una grande e magnifica vetrata a creare l’immagine esterna specchiata nel giallo della vernice.

Artista con alle spalle diverse esposizioni in Europa e non solo, in Italia è rappresentato dalla RizzutoGallery di Palermo che organizza la sua prima personale nel nostro territorio alla fine del 2017, mostrando una grande e accurata selezione dei suoi lavori più noti.

Finisco il mio caffè e, facendomi strada tra una latta e l’altra di vernice, mi avvicino ad un altro tavolo in fondo alla stanza. A terra ci sono due esempi dei suoi Paperpools, versamenti su carta, le opere che più di tutte mi affascinano per manualità e risultato estetico.

Mi rende protagonista di una prova in diretta della creazione di un Paperpool; mi fa capire come versa il colore all’interno di una carta Fabriano chiusa a scatola per poi riaprirla a formare la sua opera finale.

Il gesto non è mai irruento ma è quello di chi accompagna, dopo anni di sperimentazioni, il colore verso la libertà espressiva di movimento e di gravità che possiede. Anche i Boxes, versamenti in contenitori di policarbonato, hanno lo stesso procedimento dei Paperpools, modificandone solo il supporto.

Alla parete opposta trovo delle grandi opere su specchio che, insieme ai lavori su alluminio in attesa dell’asciugatura, saranno presenti presso la MPV Gallery in Olanda in una mostra visibile fino al 19 maggio dal titolo When gravity becomes form/Veronese reloaded by Rainer Splitt.

L’esposizione esamina il concetto che sta alla base di tutti i lavori di Splitt sull’acquisizione e sulla perdita dell’immagine, sul dibattito tra osservazione e immaginazione della realtà, sulla differenza tra percezione e ideali.

Per affrontare la mostra dobbiamo ricollegarci al dissenso tra disegno e colore presente già nel Rinascimento italiano. Il disegnare per dare forma ad un ideale era il principio dominante a Roma e Firenze, ma è a Venezia che assistiamo ad un utilizzo più libero del colore, in artisti come Tintoretto, Tiziano e Veronese.

Da quest’ultimo prende il titolo l’esposizione, posizionando Splitt nella corrente veneziana per la forza, la forma e le caratteristiche di spazio del colore, stimolando la domanda principale nello spettatore su come si possa dipingere la pittura stessa, indipendentemente da ogni intenzione espressiva e da un’idea prefigurata.

Versando verticalmente la vernice su varie tipologie di superficie Splitt dà vita ad una forma sorprendentemente precisa in grado di invertire la nostra concezione sul movimento dei liquidi. Ci riconosciamo nella forma versata, ma non siamo solo una parte dell’immagine che vediamo, bensì una parte della nostra percezione.

Il lavoro di uno studioso veronese del XVII secolo viene esposto durante la mostra, a riportarci con la mente ai tentativi di invertire il dettato della forma sul colore in parallelo al dipingere di Splitt di una forma riconoscibile della gravità dei colori, una materia che riesce a scrollarsi dalla prigionia di forma.

Le sue opere visivamente potenti travolgono lo spettatore con un’energia intrinseca che esplode grazie all’intensità del colore. Un colore che ripudia lo stato di rivestimento per diventare corpo plastico e confrontarsi con lo spazio.

Prima di uscire dallo studio di Rainer Splitt volgo un’ultima occhiata ai Paperpools.
Azione, movimento, spazio, tempo, forma. È il colore che descrive se stesso.

immagine per Rainer Splitt
Splitt Gußboxen 2008

Mostre attualmente in corso

  • Rainer Splitt | When gravity becomes form (Veronese reloaded)
    30 marzo – 19 maggio 2019
    MPV- Gallery s´Hertogenbosch (NL)
    Bastion Vught 35, 5211 CZ ‘s-Hertogenbosch, Paesi Bassi
  • Groupshow | Redefine Relief
    23 marzo  – 19 maggio 2019
    Kunstverein Schwerin
    Spieltordamm 5, 19055 Schwerin, Germania

Anche:

http://www.rizzutogallery.com/it/artists/detail/rainer-splitt-

Lucia Rossi

Lucia Rossi

Laureata in Arte, Spettacolo e Immagine Multimediale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Parma, dal 2014 ha deciso di trasferirsi in quella città per la quale si era perdutamente innamorata tanti anni fa: Berlino. Nata a Parma da mamma parmigiana e padre toscano, è appassionata di arte da quando ne ha memoria. Avvicinatasi in particolare all'arte contemporanea durante gli anni universitari, ha alle spalle diverse esperienze come organizzatrice di mostre d'arte. Negli ultimi anni i suoi interessi si sono concentrati principalmente sul mondo della Street Art.

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