Radu Belcin – L’oscurità scrutata del giovane artista rumeno – L’intervista

Proseguono le interviste tratte dal catalogo: Preparing for Darkness. A New Movement in Contemporary Painting edito da Selected Artists Edition 2020 e pubblicate nella versione inedita italiana in esclusiva per artapartofculture.net.

Dopo Nicola Samorì, e Teodora Axente, è la volta di Radu Belcin: classe 1978, nato a Brasov, in Romania, vive attualmente a Făgăraș (Romania).

C’è un’atmosfera di Edgar Allan Poe che si riflette nel tuo lavoro: Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito, sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare. Come senti questa connessione con la sua visione?

Vedo l’oscurità come un luogo profondo dentro ognuno di noi e ci vuole coraggio per andare così in profondità, nell’abisso del nostro essere, dove ogni aspetto può essere affrontato e sentito. Questa esperienza è solo per le anime che si interrogano, che fanno domande e che osano cercare. Non importa cosa troveranno.

Potresti parlarmi del tuo background e delle tue influenze?

La mia infanzia è ancora presente nella mia mente attraverso le forti costruzioni mentali che ho elaborato in quel periodo. Le immagini che ho incontrato nei miei primi anni sono profondamente ancorate dentro di me e posso affermare che hanno creato la cornice per l’atmosfera che sto cercando nel mio lavoro.

Uno dei cataloghi che trovai nella biblioteca dei miei genitori era sul lavoro di Hieronymus Bosch, e quelle immagini hanno incendiato la mia immaginazione: ero molto attratto da quelle storie, quell’umorismo e dall’oscurità. Ho creato scenari nella mia mente basati su di essi e naturalmente ho aggiunto emozioni molto forti.

I film in bianco e nero erano i migliori che potevamo trovare, anche perché molti di questi film erano permessi in quei tempi caratterizzati da una forte censura.

Pensi che il tuo lavoro rifletta anche qualcosa del tuo paese?

Certamente, a un certo livello sì, anche se mi occupo soprattutto di questioni universali. È molto difficile da dire, perché il luogo in cui sono cresciuto è diventato parte di me, quindi è profondamente mescolato nelle mie cellule e non posso dire chi sarei senza quel background, è nel mio DNA.

Eppure, nel mio lavoro mi occupo di situazioni ed emozioni che parlano dal livello dell’anima e questa è la parte universale di noi. I miei personaggi e i paesaggi e le situazioni spesso superano questa realtà, ma sono compresi da chiunque perché si rivolgono a quella parte di noi che tutti riconosciamo e sentiamo… l’imbarazzo, la solitudine, la malinconia, le domande.

Come esseri umani non portiamo spesso in primo piano, nelle nostre vite, questi sentimenti. Ma quando siamo soli sappiamo, ad un livello profondo, che questo fa parte della nostra essenza.

 C’è una teatralità coinvolgente nelle tue scenografie. Si riflette nell’uso del chiaroscuro, visivamente e psicologicamente evocativo che accentua anche un senso di malinconia e mistero. Rudolf Wittkower ha scritto che il buio nella pittura di Caravaggio è qualcosa di negativo, buio dove luce non c’è. Non credo che sia così nel tuo lavoro, dove l’ansia e la paura dell’oscuro sono un modo per raggiungere il reale, innescando un profondo processo liberatorio che porta alla conoscenza della verità e della bellezza del buio. Cosa significa l’oscurità per te?

Vedo l’oscurità come quel luogo interno dove hai la possibilità di incontrare il vero te, il te incondizionato, la tua anima, dove puoi sentirti liberato dallo scenario restrittivo in cui normalmente vivi.

Nel buio c’è una luce più grande, perché qui si trova la verità, la verità sul nostro vero, profondo essere, la nostra voce interiore, la nostra essenza che, una volta incontrata, diventa più reale e preziosa del mondo esterno. Temere l’oscurità è temere l’incontro con le proprie emozioni, le proprie ombre, i propri desideri reali e il proprio io interiore, ma non c’è vita autentica e significativa senza aver messo piede su quel sentiero.

La teatralità è ovunque nella nostra vita, ma difficilmente viene notata dalla mente. Una volta che ti fermi e ti chiedi cosa sei, inizi a vivere dal livello dell’anima, e la percezione del mondo esterno rallenta. Ciò che percepisci con i tuoi sensi comincia a sembrare un set per le tue esperienze interiori, e se sei consapevole e osservi veramente, vedrai che l’ambiente è sempre perfetto per qualsiasi situazione.

I personaggi che raffiguri sono al centro dell’opera; figure spesso isolate, altre volte in gruppo, ma sempre sospese, intrappolate in mondi trascendenti. I volti vanno in fiamme, oppure sono nascosti da strati di colore; altre volte appaiono quasi pacifici, in perfetta armonia con l’ambiente onirico. Come interpreti i tuoi personaggi?

Beh, per il mondo interiore che cerco di rappresentare non c’è bisogno di un’identità specifica, poiché chiunque può sentirsi allo stesso livello, chiunque può identificarsi con quei sentimenti.

Una volta che abbiamo il coraggio di addentrarci per incontrare la nostra vera natura e accettarla, la pace e l’armonia diventano uno stato naturale mentre abbracciamo qualsiasi cosa possa accadere.

La dualità della mente che separa superficialmente le cose in buone o cattive non appartiene a questo luogo e tutto si affronta con curiosità e accettazione.

I tuoi personaggi sono eroi contemporanei in grado di suggerire una visione del mondo personale, che solo successivamente sarà collegata universalmente. E questo si lega al concetto di mitologia e trasformazione di Joseph Campbell. Come ti ha ispirato la teoria di Campbell?

La mitologia dell’eroe di Campbell si riflette in ogni vita umana cosciente. Immagino che i miei personaggi, le persone nelle mie opere, siano in queste fasi dell’eroe. Per quanto una vita possa sembrare comune dall’esterno, ogni esistenza interiore è sicuramente molto complessa quando viene osservata, con consapevolezza.

La mitologia è un insieme di storie che rivelano il senso della vita in modo poetico, fantastico o simbolico. Ma la mitologia è un lavoro in corso, quindi cresce man mano che viviamo esperienze più profonde e interpretiamo ciò che percepiamo: l’atto cosciente di vivere è una mitologia personale.

Ciò che L’eroe dai mille volti mi ha fatto capire è che per quanto reale e autentica possa sembrare la nostra esperienza di vita, essa è comunque universale: è stata già vista prima e si ripeterà ancora. Questo non significa che abbia meno valore, però, perché è reale solo quando vissuta pienamente.

 Puoi commentare la definizione che vede la tua pratica artistica legata a un aspetto neo-surrealista?

 Non immagino un mondo che non esiste, e da questo punto di vista non mi considererei un surrealista. Allo stesso tempo, le situazioni che dipingo non esistono per l’occhio fisico, ma fanno parte di noi, dell’esperienza umana invisibile, che è molto reale.

Sembra che oggi assistiamo ad una saturazione di sperimentazioni artistiche, a volte senza senso. Penso sia necessario anche saper tornare alla vera pittura per interpretare meglio il nostro tempo ed essere contemporanei con uno scopo. Cosa ne pensi?

Penso che la scelta del mezzo auto-espressivo sia molto personale e che tutte le forme di creatività dovrebbero trovare il proprio linguaggio. Lo spettatore che trova una risonanza con una forma artistica è uno che parla quella lingua. Questo è tutto.

Per quanto riguarda la pittura a olio: ha una profondità che mi affascina, ma non la vedo come l’unica tecnica valida di pittura. Penso che la sperimentazione artistica non sia mai senza senso, perché almeno ha un senso per il suo creatore, e se è così, allora il suo scopo è stato raggiunto.

Penso che, alla fine, tutti noi abbiamo il nostro GPS pronto a guidarci per navigare attraverso questa abbondanza di auto-espressione e per scoprire cosa ci parla.

Com’è cambiato il tuo lavoro nel tempo?

Credo che il mio lavoro segua la mia evoluzione e che cambi sottilmente insieme a me tutto il tempo. Quando mi guardo indietro è difficile ricordare chi ero in un particolare momento, poiché la mia arte è un riflesso molto accurato di chi sono in ogni situazione. E io cambio e mi trasformo costantemente. Così il mio lavoro è in me, si evolve nel corso della mia vita e, anche se può sembrare molto solidificato dall’esterno, è nato passo dopo passo. Così come ora non so cosa farò dopo, poiché non so chi sarò in futuro. Posso pianificare, ma non posso prevedere.

Cosa puoi dire sul processo di realizzazione delle tue opere?

Sono così coinvolto nel processo di pittura che è difficile per me staccarmi e diventare il mio osservatore. Passo molto tempo a tradurre, nella mia testa, le mie idee in immagini. Per me è un modo di vivere, regolando la mia lente per percepire il mondo in un certo modo. Le cose si evolvono durante la pittura.

È un cambiamento costante, c’è molta consapevolezza ed è anche un processo intuitivo. Sperimento molto, faccio continuamente foto della natura, educo i miei occhi a filtrare la realtà affinché si adatti alla mia visione.

Spesso dipingo un set naturale, uno sfondo, e attendo che la situazione perfetta nasca in quel luogo. E le cose sembrano venire naturalmente: a volte quando meno me lo aspetto, mentre faccio qualcosa di completamente diverso: può essere nel mezzo di una conversazione, o mentre leggo o vedo qualcosa, o sono fuori.

Altre volte so fin dall’inizio quello che voglio, vedo tutto in anticipo nella mia testa, ogni piccolo dettaglio, così dipingo velocemente per non perdere la mia visione.

La pittura, per me, è un’estensione della vita, non finisce mai, non mi prendo mai pause dal vedere il mondo attraverso la mia lente. E anche la mia immaginazione è sempre lì, di turno. Penso che il mio lavoro si evolva più rapidamente quando ho lunghe pause dalla pittura vera e propria e sto accumulando visivamente e mentalmente le cose.


Radu belcinPreparing for Darkness A New Movement in Contemporary Painting. Selected Artists Edition 2020

Lucia Rossi

Lucia Rossi

Lucia Rossi, laureata in Arte, Spettacolo e Immagine Multimediale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Parma, è scrittrice, contributing editor per riviste d'arte, curatrice di mostre. Vive e lavora a Berlino. Ha diverse esperienze come curatrice indipendente di eventi culturali e collaborazioni per cataloghi d'arte e pubblicazioni.

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