Letteratura Inaspettata #28. Degli horti romani di Natalia Stepanova. Fioriture di poesia

C’è bisogno di Natura in Poesia e non solo e non si tratta di retorica o di compiacenza verso i temi cari al popolo degli scrivani inconsolabili. In risposta all’Io alluvionale dei giovani e vecchi poeti che saturano la psicologia della problematicità odierna, Natalia Stepanova pubblica per Ensemble Edizioni il suo ultimo libro di poesie Degli horti romani e fa da controcanto armonico alla tradizione orfica della poesia classica delle donne antiche, che alla natura antropologica affidavano pensieri e aspettative.

Le liriche della Stepanova passeggiano tra i roseti dell’infanzia e le isole di verde delle grandi città, ricavate dall’abitudine temeraria di ricercare la bellezza in ogni cosa.

Le fioriture della poetessa russa, e sottolineo le sue origini come valore aggiunto, esplodono garbatamente nelle linee di demarcazione tra luce e ombra, sotto gli archi di scarico dove i gatti romani si mettono in posa per i calendari artistici.

Sono versi fuggiti dalla rivoluzione d’ottobre i suoi, perché del giusto hanno amato prima l’estetica solenne che l’eguaglianza delle intenzioni, epurazione selvaggiamente dal saccheggio della disperazione.

Si può parlare di Anima senza il timore di cadere nella superstizione della banalità? Certamente, quando l’esistenza si colloca a cavallo di due secoli, due mondi, tra l’australe e il boreale. La poesia di Natalia Stepanova ha il privilegio di richiamare la tradizione antropomorfa della natura senza mai cadere nel goticismo, nello sfondo irreale.

Dice Nabokov nelle sue Lezioni di letteratura russa riferendosi ai contesti dostojevskiani: “il mondo che un artista crea con questo intento può essere totalmente irreale — come per esempio quello di Kafka o quello di Gogol’ — ma c’è una richiesta assoluta che abbiamo il diritto di fare: questo mondo in sé e fin quando dura deve essere plausibile per il lettore e lo spettatore”.

In questo modo la poetessa descrive il suo mondo letterario e umano: caduco e mortale nella ciclicità degli esseri che lo popolano ma mai privato della centralità di uno Spirito onnisciente ed eterno.
La morte di Dio non lascia gli uomini liberi di agire perché priva della possibilità del tradimento, l’unica prova che testimonia l’esistenza del Bene e del sentimento.

Antonella Rizzo

Antonella Rizzo

Antonella A. Rizzo è nata a Roma il 17 gennaio 1967. E' poeta, scrittrice, giornalista, performer. Ha pubblicato: Il sonno di Salomè - Edizioni Tracce 2012. Confessioni di una giovane eretica - Edizioni Lepisma 2013, Cleopatra. Divina Donna d'Inferno - Fusibilia libri 2014, Iratae pièce teatrale con Maria Carla Trapani - Fusibilia libri 2015, Plethora – Nuove Edizioni Aldine 2016, A dimora le rose, Edizioni Croce 2018, A tutti quelli che non sanno che esiste il vortice – Lavinia Dickinson edizioni 2019.

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