Letteratura Inaspettata #35. Archeologie del cielo. La vocazione di Chiara Mutti per la volta celeste

immagine per Chiara Mutti
Chiara Mutti, Archeologie del cielo

Ho amato le Archeologie del cielo di Chiara Mutti dal primo verso. E dalla prima immagine, perché la fotografia è arte nobile della contemplazione e della cristallizzazione.

Leggendo ogni pagina del prezioso volume di poesie edito per Terre d’ulivi, una raccolta poetica e di scatti fotografici della Mutti con la dotta postfazione del Prof. Rino Caputo, ho pensato a Vitruvio e agli ingegni dell’antichità, alle pietre calpestate lungo le viae lapidibus stratae fuori città, in uno dei tanti siti archeologici di cui l’Italia è piena. I romani infatti, privilegiavano l’architettura fra le arti e l’attività del progettista era considerata come la più nobile perché capace di rappresentare la grandezza dell’impero.

Così è la vocazione della poetessa verso il cielo, luogo dalle infinite combinazioni architettoniche. La Mutti è poesia che non scende a compromessi e compiacimenti, è il verso   che scava le rocce laviche del monumento (monère, ricordare ) e riaffiora negli archetipi dell’immaginazione: guardare fuori e perdersi per evitare il passo veloce del tempo attuale.

Il tempo eterno degli elementi  scorre parallelamente a quello della vita poetica che si rivolge con le stesse modalità al progetto ambizioso di tratteggiare le caratteristiche del cielo. Ma la Mutti si accosta alla magnificenza della volta celeste con sguardo umile a cercare gli Déi, ritratti a forma di nuvola nel mistero dei tramonti. Tra le nuvole gli uccelli migratori, la sopraelevata di una periferia, le amate corolle, i lutti dolorosi:

Viste dal basso le nuvole sono batuffoli di cotone, un orso, un cammello, un uccello, il profilo di Dante; in fondo le nuvole non sono nuvole, sono quanto ci vediamo: un albero dalle mele d’oro…

I paesaggi esistenziali sono speculari a quelli immortalati dalla sua macchina fotografica, il cielo è elemento che glorifica, rasserena, restituisce dignità a ogni tipo di paesaggio umano; una dimensione cristologica e prosaica:

Lo siamo già nei ricordi del Golgota
e nelle valli scoscese,
lo siamo nelle case di pietra,
nelle finestre
diventate azzurre.

Quello che la poesia e l’arte fotografica di Chiara Mutti rendono al lettore è la lucidità di leggere i limiti nelle azioni prodotte dal sentimento nella natura umana; non è rassegnazione ma fierezza la solitudine del cuore, la vita sotterranea dell’anima, la rinuncia a rivendicare la propria felicità quando non è nella narrazione palese della propria vita.

Così, questa declinazione lirica dell’ars poetica non lascia che la parola venga custodita   nella soggettività del proprio essere, ma la affida alle profondità del Cielo.

Antonella Rizzo

Antonella Rizzo

Antonella A. Rizzo è nata a Roma il 17 gennaio 1967. E' poeta, scrittrice, giornalista, performer. Ha pubblicato: Il sonno di Salomè - Edizioni Tracce 2012. Confessioni di una giovane eretica - Edizioni Lepisma 2013, Cleopatra. Divina Donna d'Inferno - Fusibilia libri 2014, Iratae pièce teatrale con Maria Carla Trapani - Fusibilia libri 2015, Plethora – Nuove Edizioni Aldine 2016, A dimora le rose, Edizioni Croce 2018, A tutti quelli che non sanno che esiste il vortice – Lavinia Dickinson edizioni 2019.

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