È possibile narrare il lato oscuro della mente umana in un romanzo in quattro capitoli, percorrendo in lungo e in largo l’intricato labirinto delle possibilità quotidiane?
Non è la prima volta che Claudio Giovanardi si cimenta nella scrittura laboriosa e puntuale di un interno di famiglia, dove la poesia macabra della limitatezza umana viene descritta al limite massimo delle sue potenzialità distruttive.
Linguista e accademico, Giovanardi scrittore si contamina come pochi con la carnalità del paradosso esistenziale. Questa ultima opera letteraria per La Lepre edizioni, A sud dell’inferno. Enigma in quattro quarti, possiede infinite chiavi di lettura e rappresenta un unicum nella sperimentazione linguistica, legata alla necessità intellettuale di rivestire di significato il tragico nonsense della vita borghese attraverso l’uso di un lessico fuori dal comune.
Dalla quarta di copertina: Un viaggio negli abissi dell’anima umana, in cui ritroviamo l’eco degli orrori narrati con sempre maggior frequenza dalle cronache quotidiane. La storia maledetta di Umberto e della sua famiglia, in un susseguirsi di ricatti, tradimenti e voltafaccia, viene raccontata dall’Autore in quattro quadri, concepiti in modo da poter essere letti a ritroso nel tempo, dagli effetti verso le cause che li hanno determinati. L’uso sapiente delle parole accompagna il lettore nei bassifondi umani, mentre l’atmosfera della narrazione varia dalla leggerezza all’intensità, dall’ironia alla tragedia. Ciascun personaggio si rivela al contempo vittima e carnefice, e anche i tentativi di redenzione risultano alla fine vani. Ognuno andrà incontro al proprio destino, non avendo le chiavi per mutarne il corso.
Quello che si apprezza all’istante è l’azzardo che Giovanardi, grande esecutore dello spartito lessicale, imprime e impone creando un respiro unico nella lettura, grazie al lavoro chirurgico sulla punteggiatura.
Come se non bastasse, applica una particolare narrazione in rima senza che la percezione della lettura venga alterata o l’escamotage venga immediatamente reso percettibile, un artificio virtuoso difficilmente replicabile. La resa è immediata e ci si rende conto di trovarsi di fronte a un materiale unico che costituirebbe oggetto di indagine per la semiotica formale.
Il secondo punto di forza del romanzo è la trama, forte e necessaria nella sua ordinaria straordinarietà di vite comuni tese al raggiungimento dell’impossibile e vittime di una carnalità neorealista, mettendo a tacere le sovrastrutture morali con la morte del tabù.
Natura umana che si espone al deterioramento, indirizzata dagli eventi in percorsi definiti dal destino o dell’appartenenza di casta.
Si rende necessario quindi considerare il romanzo nella sua dimensione filosofica: a cavallo tra il pantracismo della tragedia greca e l’uomo di Feuerbach, un idealista contagiato dal materialismo, non si riscontra una possibilità di evoluzione in chiave dionisiaca.
Ma non è una soluzione asettica e finale quella dell’autore, anzi, è la tensione verso l’incompiuto e il terribilmente fatale che racconta le cose della vita in una sorta di nebbia dei ricordi, languida e fatale. Da qui si collega una esperta lettura sociale degli eventi, collocati in una dimensione psicologica personale e collettiva che rende l’individuo inadatto all’accettazione delle norme morali.
I personaggi di Claudio Giovanardi estremizzano l’incapacità di mediazione tra il Super Io e l’Es, figure stagnanti nel magma di primitive aberrazioni, vittime che abbracciano il ruolo del carnefice senza asseverarsi alla religione totemica che favorirebbe l’ascesa a uno stadio di cultura.
I piani di lettura dell’opera sono diversi e complementari come in ogni lavoro letterario che si rispetti e preveda l’interazione tra stile, contenuto, forza espressiva e onestà intellettuale. Perché la letteratura è un lavoro impegnativo e gode della più completa autonomia rispetto alla morale comune.
Claudio Giovanardi è nato e vive a Roma. È professore ordinario di Linguistica italiana e Storia della lingua italiana presso l’Università Roma Tre. Ha pubblicato le seguenti opere di narrativa: Mamma ricordi, Lecce, Manni, 2013, romanzo (finalista Premio Pisa); Tutto così regolare tutto così prevedibile, Lecce, Manni, 2015, racconti; A mezz’ora e trenta giorni dalla fine, Roma, La Lepre Edizioni, 2016, romanzo (selezionato nella decina del Premio Viareggio Repaci 2017).
Antonella A. Rizzo è nata a Roma il 17 gennaio 1967. E' poeta, scrittrice, giornalista, performer. Ha pubblicato: Il sonno di Salomè - Edizioni Tracce 2012. Confessioni di una giovane eretica - Edizioni Lepisma 2013, Cleopatra. Divina Donna d'Inferno - Fusibilia libri 2014, Iratae pièce teatrale con Maria Carla Trapani - Fusibilia libri 2015, Plethora – Nuove Edizioni Aldine 2016, A dimora le rose, Edizioni Croce 2018, A tutti quelli che non sanno che esiste il vortice – Lavinia Dickinson edizioni 2019.









