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Non fu l’amore. Mattia Morretta e la cultura trasversale del sentimento

di Antonella Rizzo

Chi si illude con il libro in questione di trovare un manuale per l’uso con semplificazioni e didascalie non si trova sulla strada giusta, o meglio nello scaffale giusto della libreria. L’ultimo saggio di Mattia Morretta Non fu l’amore per le edizioni Viator è finalmente un libro impegnativo, complesso, perché la tendenza al ribasso nell’affrontare certi argomenti sta rendendo banale persino il mistero della vita e della morte: la nostra narrazione umana non può certo rendere omaggio a certe pericolose scorciatoie.

immagine per Mattia Morretta Non fu l'amore
Mattia Morretta, Non fu l’amore

L’amore che muove il mondo e che si fa protagonista di ogni gesto, scelta, manifesto di sopravvivenza, deve ritornare ad essere il demiurgo che sostiene la creazione di opere di grande bellezza. L’opera di Mattia Morretta non è un tentativo di medicalizzazione coatta dei sentimenti (dentro o fuori il cerchio magico del buono e giusto) né tantomeno un’ode spregiudicata alla soggettività che ricorre in giudizio dinanzi ad ogni evenienza umana.

Nel libro, l’autore approfondisce dieci tematiche amorose con incursioni nelle varie discipline senza mai cadere nell’accademismo sterile, con un linguaggio importante e moderno al contempo.

È in primo luogo un compendio di cultura trasversale dove il passato e il presente richiamano le istanze comuni attraversando il territorio del Mito, dell’Arte, della Filosofia.

Si potrebbe pensare a un linguaggio escludente, aristocratico, ma in realtà nulla è più democratico della verità espressa nei vicoli impraticabili della Storia e nulla è più elitario di un discorso rivolto a un bambino per celare le vere intenzioni comunicative.

Le nuove generazioni hanno bisogno di parole, di conoscenze teoriche, di costrutti interiori, per gestire le pulsioni aggressive e libidiche in funzione della propria autostima e delle scelte conseguenti.

Se non fosse l’amore a muovere il mondo e se, invece di perdersi nei roveti alla ricerca dell’impossibile, si comprendesse che il succo dolce del frutto proibito sta nella forza del valore intrinseco del sentimento svincolato dall’oggetto? Non il servetto complice della felicità posticcia quindi, e non il falso “amico devoto” mirabilmente rappresentato dalla fiaba di Oscar Wilde.

Il terreno percorso dallo scrittore per ‘spiegare l’amore’ è costellato da intuizioni perfette e solide conoscenze: la neurobiologia alla base degli impulsi, la varietà e quantità di contributi che il tempo ha regalato alla coscienza degli uomini, gli strumenti politici, sociali e religiosi che hanno creato coercizioni in alcuni casi ma che hanno anche indirizzato la civiltà; strumenti che oggi abbiamo distrutto con l’illusione dell’autodeterminazione personale, abdicando alla responsabilità culturale e sociale praticata da intere generazioni.

Potremmo pensare a un itinerario ascendente, quello dell’amore, che parte dalla zona genitale investita dall’energia del daimon. Sale poi al cuore, il secondo stadio, e si lega strettamente ai ventricoli del sentimentalismo con il sangue vivo che evoca il sacrificio romantico. Con un ulteriore sforzo si può arrivare alla mente con tutto il bagaglio di esperienze acquisito nel viaggio iniziatico.

Certamente non tutti hanno la volontà di proseguire fino alla fine del cammino, anche a causa di una diseducazione generalizzata che si fonda proprio sulla comprensione superficiale degli argomenti e sullo scisma natura/cultura che vuole soddisfare le urgenze immediate senza costruire una consapevolezza solida della propria identità sentimentale e sessuale.

Secondo Platone, l’eros può essere indirizzato verso il pensiero, diventando “amore per la sapienza” e non è questo un invito all’ascesi collettiva, anzi, ma a riappropriarsi esattamente del ruolo intellettuale del sentimento che può essere vissuto come un traguardo esistenziale per la fecondità del suo ruolo e non necessariamente legato a una relazione rovinosa.

Il valore di quest’opera sta nella raffinatezza discorsiva che mantiene un tono letterario anche quando è estremamente scientifico, proprio perché nasce da una visione culturale complessa: una lettura sull’amore che finalmente dedica tempo all’analisi senza precipitare nella paralisi del giudizio.

L’essenza è contenuta nelle parole dello scrittore a conclusione del libro:

– Senza l’orizzonte spirituale evocato da Marina Cvetaeva non c’è speranza per il cuore: ‘Amico mio, deve esserci un cielo anche per l’amore. Diverso dal cielo di una stanza da letto’. Allora sì, potremmo forse assistere a una pioggia di rose senza spine –

È possibile consultare un archivio di scritti di Mattia Morretta sul sito www.mattiamorretta.it

immagine per Antonella Rizzo
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Antonella A. Rizzo è nata a Roma il 17 gennaio 1967. E' poeta, scrittrice, giornalista, performer. Ha pubblicato: Il sonno di Salomè - Edizioni Tracce 2012. Confessioni di una giovane eretica - Edizioni Lepisma 2013, Cleopatra. Divina Donna d'Inferno - Fusibilia libri 2014, Iratae pièce teatrale con Maria Carla Trapani - Fusibilia libri 2015, Plethora – Nuove Edizioni Aldine 2016, A dimora le rose, Edizioni Croce 2018, A tutti quelli che non sanno che esiste il vortice – Lavinia Dickinson edizioni 2019.

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