Qualcosa di nuovo nella poesia italiana si scorge all’orizzonte e porta la firma di autori come Giulia Bertotto, collocata a pieno titolo nella migliore giovane poesia contemporanea. La Bertotto ha pubblicato per Robin edizioni il suo ultimo libro Dolce stil muoio, una silloge di grande intensità. Come nella Teogonia di Esiodo, le installazioni poetiche del libro sono dedicate alle infinite possibilità della genesi: la nascita del mito, il suo continuo rivelarsi negli archetipi quotidiani, i desolati contrasti del mondo naturale. Nei versi della poetessa, l’essere filosofico, rappresentato nella sua nudità, è antropomorfo e seducente e somiglia alle immagini allegoriche di Hieronymus Bosch.
Tra il meraviglioso e l’indicibile si colloca infatti il misterioso abitante dei nostri tempi, una creatura che acquista le sembianze della natura matrigna ma si astrae, volutamente, da una visione eccessivamente erotizzata del mondo. La poetessa sa prendere le distanze dalle sbavature in cui incorre un il pensiero dominante contemporaneo: quella della trasparenza assoluta come alternativa alla corruzione culturale o quella del dualismo manicheista e liberticida.
Il mondo è descritto in maniera orizzontale, sistemato lungo lo stesso fuso orario: così Varsavia e Marte si trovano sulla stessa frequenza d’onda dei fatti ordinari. La costruzione del verso è originale, un métissage di luoghi suggestivi, onirici, dove si muove l’umanità contemporanea liberata ingannevolmente dai confini fisici ma non dalla trappola globale della stanzialità forzata .
La formazione filosofica di Giulia Bertotto influenza notevolmente la sua poetica. A tratti sembra ricordare certe avanguardie russe: ‟Il nostro Dio corre”, diceva Majakovskij, e il mondo della poetessa sembra essere continuamente superato da qualcosa di più sconvolgente dell’attimo che lo precede.
Uno stile minimalista e incisivo, fortemente connotato da una grande capacità di sintetizzare ogni esperienza in parola-simbolo capace di evocare schemi complessi. Rimane intatto il rapporto con la divinità, in forma di Giustizia suprema, che malgrado la tracotanza dell’umanità continua a dispensare vita anche quando si tratta di un esercizio di comune sopravvivenza.
E, nella pacata consapevolezza del dolore come leitmotiv dell’esistenza, recita il verso più poetico di tutto il libro: Ogni sofferenza è nostalgia di Dio/E la gioia?/E ogni gioia?/Lo stesso.
Giulia Bertotto è nata a Roma nel 1988, è laureata in Filosofia e ha un master in Consulenza Filosofica e Antropologia Esistenziale. Giornalista, scrive di filosofia, scienze, psicologia e antropologia per diverse testate online e riviste come RomaIT e Il Quotidiano del Lazio. Collabora con la Gazzetta Filosofica e con il Lucania Film Festival. È autrice della raccolta di poesie In caso di Apocalisse (EscaMontage, 2019) e del saggio Westworld. La coscienza in serie (Edizioni Progetto Cultura, 2019) presentato alla fiera editoriale Più Libri più Liberi.
Antonella A. Rizzo è nata a Roma il 17 gennaio 1967. E' poeta, scrittrice, giornalista, performer. Ha pubblicato: Il sonno di Salomè - Edizioni Tracce 2012. Confessioni di una giovane eretica - Edizioni Lepisma 2013, Cleopatra. Divina Donna d'Inferno - Fusibilia libri 2014, Iratae pièce teatrale con Maria Carla Trapani - Fusibilia libri 2015, Plethora – Nuove Edizioni Aldine 2016, A dimora le rose, Edizioni Croce 2018, A tutti quelli che non sanno che esiste il vortice – Lavinia Dickinson edizioni 2019.









