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Diego Cibelli. Un vuoto che non ha luogo alla Galleria Alfonso Artiaco di Napoli

di Enza Monetti

Ogni favola volteggia nell’invenzione dei bambini come una danza felice in territori immaginari. L’inafferrabilità alimenta destabilizzazione e dà forma al pensiero nuovo lontano da ciò che già si conosce e impedisce di elaborare altro. Anche gli adulti sognano generando nuove visioni di mondi diversi. Dissimula Diego Cibelli (Napoli 1987) nella mostra dal titolo Un vuoto che non ha luogo (da Alfonso Artiaco, Napoli, fino all’11 gennaio 2025).

 

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Diego Cibelli, Un vuoto che non ha luogo – Alfonso Artiaco, Napoli

Contaminando arte e design in fornaci per porcellane nate in quel posto fantastico della creatività, cucina meraviglie portando alternative al modo di conoscere, comprendere e pensare. Fresca vita a congiunzione tra storia e futuro in lavori di superba raffinatezza.

Da ninne nanne a trasfigurazioni di corpi e figure marine, da mitologiche misteriose creature a simboli di umanità da recuperare.

Nella miscela preziosa di estetica e virtuosismi, cura senza rallentare enigmi onirici surreali prodotti ad approfondire le origini della coscienza e della fragilità trasferendo il senso vitale che trasporta memorie antiche fino a noi per intravedere in questa vita ancora qualche bagliore di bellezza e autenticità.

 

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Diego Cibelli, Un vuoto che non ha luogo – Alfonso Artiaco, Napoli

Info galleria

  • galleria Alfonso Artiaco, Piazzetta Nilo n,7 80134 Napoli
  • Orari: lunedì – sabato 10.00 – 19.00
  • Tel.: +39 081 497 6072 – email: info@alfonsoartiaco.com
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Enza Monetti è una artista italiana, vive a Napoli, scrive di mostre per un’indagine approfondita che ritiene completi il suo fare arte e che propone al pubblico nello specifico sviluppo civile della relazione tra creatività, pensiero, psiche.
Convinta che l’arte sia la visionaria ricerca di umana autenticità che aiuti ad uscire dalla zona di rassegnazione e abitudine, con un suo sguardo trasversale, guidata dall’emozione per i lavori dei suoi colleghi, noti o meno, propone l’esperienza personale, nutrita di valore poetico ed empatico, come esercizio di riflessione per se stessa, e proposta di lettura altra, per coloro interessati al contemporaneo.

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