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Caducité. Otto artisti, un solo giorno. Napoli. Vera Vita Gioia Napoli

di Enza Monetti

Basta un istante per l’eternità?
Un aspetto fondamentale dell’esistenza umana è la consapevolezza che tutto, in tempi differenti, ha destino e fine. Ciò che circonda, dalle relazioni alle esperienze, alle persone, al mondo vegetale e animale, alle cose di qualsiasi genere è soggetto a cambiamento e termine.
Un passo importante è riconoscerne la Caducité ed accettarne la provvisoria individuale realtà.

Comprendere che il tempo è limitato spinge a utilizzarlo in modo più adeguato e significativo dedicando valore ad ogni istante per ciò che davvero conta.

immagine per Caducité a cura di Valentina Rippa, nel capannone industriale Capnapoliest di Vera Vita Gioia a Napoli, gli artisti: Riccardo Albanese, Valeria Borrelli, Giulio Delvè, Luigi De Simone, Roberto di Alicudi, Massimiliano Pipolo, Lucia Schettino, Antonello Scotti
Caducité a cura di Valentina Rippa, nel capannone industriale Capnapoliest di Vera Vita Gioia a Napoli, gli artisti: Riccardo Albanese, Valeria Borrelli, Giulio Delvè, Luigi De Simone, Roberto di Alicudi, Massimiliano Pipolo, Lucia Schettino, Antonello Scotti

Dare importanza alla fuggevolezza può alimentare la disperazione o può trasformarsi nella volontà di renderla un’impronta positiva nel mondo futuro contribuendo a rilasciare qualcosa di più grande di noi stessi.

Lo dicono otto artisti in sole sei provvisorie ore di esposizione. Tale temporalità (concentrata lo scorso primo marzo) si adegua al tema che trova forma in Caducité, titolo della mostra a cura di Valentina Rippa, conforme al concetto stesso reso dalla durata dell’evento di un solo giorno.

Nel capannone industriale Capnapoliest di Vera Vita Gioia, gli artisti Riccardo Albanese, Valeria Borrelli, Giulio Delvè, Luigi De Simone, Roberto di Alicudi, Massimiliano Pipolo, Lucia Schettino, Antonello Scotti affrontano la provvisorietà proponendo opere, quasi tutte vincolate da fiamme di candele, nei chiaro scuri di impalpabile emozionalità rendendo l’energia del fuoco trasformata in calore allungato ad oscillazioni chimiche esotermiche, a provocare luce.

Gesti artistici per nutrire sviluppo di pensiero profondo, migliore osservazione di spazio per respirare e contemplare, linee guida su orizzonti interiori per godere meglio di fugace autenticità.

Alla franchezza della mostra contribuiscono il forte contrasto della spoglia ed austera sede, luogo di archeologia industriale in disuso che rinasce dal tepore della fiamma perennemente viva a colorare ogni fragilità e sostenerne mutevolezza.

Vibrazioni di impermanenza corale, necessaria a sentire il senso puro di ogni esistenza comprensiva di quel transito dedicato a godere di bellezza a cui ognuno è destinato.

Sussurri dell’arte, potenti di silenzi e pause che echeggiano nell’immensa area espositiva come inno a non aggrapparsi o temere la parola fine ma riconoscendone l’adeguato aspetto naturale della vita, nel dinamismo da stimare ogni istante, traendo profitto d’abbracciarla con serenità, commutandola in gioia di essere ora. Forse.

immagine per enza monetti
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Enza Monetti è una artista italiana, vive a Napoli, scrive di mostre per un’indagine approfondita che ritiene completi il suo fare arte e che propone al pubblico nello specifico sviluppo civile della relazione tra creatività, pensiero, psiche.
Convinta che l’arte sia la visionaria ricerca di umana autenticità che aiuti ad uscire dalla zona di rassegnazione e abitudine, con un suo sguardo trasversale, guidata dall’emozione per i lavori dei suoi colleghi, noti o meno, propone l’esperienza personale, nutrita di valore poetico ed empatico, come esercizio di riflessione per se stessa, e proposta di lettura altra, per coloro interessati al contemporaneo.

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