Alla Galleria Eugenia Delfini di Roma è in corso la personale di Pier Paolo Perilli, Che sia una bugia ma bella: una scelta significativa che ribadisce parte della missione portata avanti dalla Galleria stessa di promuovere gli artisti italiani.
Da tempo mancava nel circuito nostrano un certo garbo nell’allestimento delle opere in mostra, ma Eugenia Delfini ha saputo affrontare questa sfida con attenzione, inchiodando le tele nude al muro della sala espositiva.
Un gesto per nulla scontato, se utilizzato coerentemente con gli assunti per i quali l’opera è stata concepita. Nessuna cornice potrebbe infatti carcerare le immagini oniriche, drammaticamente romantiche e sensuali create dall’artista.
Classe 1974, Pier Paolo Perilli è indubbiamente un artista outsider. La sua formazione poliedrica, che spazia dalla pittura alla poesia fino all’arte multimediale, si è sviluppata all’interno di quella narrazione del punto a capo, delle soluzioni e delle promesse disattese, di quegli anni ’80 e ’90 caratterizzati da instabilità politica, scandali e corruzione, di mani pulite, dell’AIDS, del consumismo sfrenato, delle tante guerre e conflitti che hanno avuto un impatto significativo sulla politica e la società mondiale.
Tuttavia, ha anche vissuto le vittorie dei movimenti femminista, per i diritti LGBTQ+ e quello pacifista, la celebrazione del cinema italiano con registi come Federico Fellini, Bernardo Bertolucci e Sergio Leone, e non solo. Un passato ricco di scenari che risuonano oggi con una certa familiarità nell’attuale governo, nel post-pandemia da Covid, nelle guerre che vedono impegnate l’emisfero orientale del mondo, nella lotta per i diritti di genere, come pure nell’uso popolale della cultura digitale.
Ed è proprio in questi echi che le rappresentazioni di Pier Paolo Perilli insinuano, evocano una memoria priva dei suoi convenzionali inquadramenti storici e temporali. Una forza centrifuga che fa emergere dallo ieri, l’oggi e il domani, immagini descritte con sublime brutalismo.
Guardando le opere in galleria è possibile intravedere nelle scene di circo, negli arlecchini volanti, l’ombra di Fellini o riconoscere una nuova bellezza ideale da quella di Raffaello Sanzio, nel bacio sospeso davanti a San Pietro.
Ma tutte queste suggestioni cosa ci vogliono dire, che cosa ci raccontano della vita in atto, dell’ambiente in cui ci tocca esistere? Il titolo della mostra, Che sia una bugia ma bella, offre un indizio.
I nostri cuori, ancor prima della ragione, tendono a preferire espressioni che parlano poeticamente delle contraddizioni con cui lottiamo, invitandoci a immaginare un mondo diverso, migliore, dove poter essere migliori. Così come ci ricorda la poetessa argentina Alejandra Pizarnik, “La poesia è un luogo dove puoi essere ciò che non sei.”
La personale di Pier Paolo Perilli è un racconto straordinariamente fatiscente, descritto con pennellate veloci, contorni incerti e colori laconici, uno dei migliori appuntamenti dell’arte romana. Ci metto la firma.
Info mostra Che sia una bugia, ma bella | Pier Paolo Perilli
- Fino al 28 giugno 2024
- Galleria Eugenia Delfini – Via Giulia 96, 00186 Roma
- Contatti: 06 976 039 46 – info@galleriaeugeniadelfini.it
Roberto D’Onorio (1979) vive e lavora a Roma. Inizia la sua carriera artistica collaborando con la cattedra di Fenomenologia delle Arti Contemporanee di Cecilia Casorati all’Accademia di Belle Arti di Roma e nel 2010 con Cecilia Canziani e Ilaria Gianni per la NOMAS Foundation. Nello stesso anno affianca Anna Cestelli Guidi in occasione della Biennale Fluxus (Auditorium Parco della Musica, Roma). Nel 2012 lavora presso la Galleria Marino di Giuseppe Marino, Roma. Dal 2013 collabora con la Galleria 291est, Roma, rivestendo i ruoli professionali di Curatore e Responsabile Management.













