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Artissima una fiera con la luna in Vergine

di Roberto D'Onorio

Per amore di brevità, si tende a riferirsi all’intero ecosistema che comprende la produzione, la diffusione e la valorizzazione delle opere d’arte con il termine “mondo dell’arte”. Tuttavia, ciò che spesso si sottovaluta è che ogni mondo è abitato da individui che interagiscono, creano e plasmano la realtà che lo caratterizza. Perché ciò accada, però, è prima necessario acquisire una sorta di cittadinanza, dimostrando di possedere i requisiti comuni e riconosciuti dalla società a cui si desidera appartenere. La condizione sine qua non affinché si possa stabilire un rapporto tra individuo e mondo dell’arte è l’ottenimento dello status di narcisista, secondo il quale l’eccessiva e compiaciuta ammirazione di sé sembra essere l’unico modo per promuovere il proprio lavoro. Forse è per questo che la critica, oggi, si riduce spesso a lamentele capricciose, talvolta proiettive, alimentando la pretesa del consenso anziché del contributo volto alla riflessione.
Questa volta, a rappresentare tale quadro non è un singolo individuo, ma una fiera d’arte contemporanea, anzi l’unica fiera, «nel panorama culturale europeo» ad avere la «capacità di attrarre gallerie, artisti, collezionisti e curatori tra i più interessanti a livello internazionale». Così viene descritta la trentaduesima edizione di Artissima, che si terrà all’Oval di Torino da venerdì 1 a domenica 3 novembre 2024.

immagine per Artissima fiera, variante logo

Nonostante la manifestazione sembri invasa da un sentimento di onnipotenza innovatrice, la formula si ripete come per ogni anno suddividendo il percorso nelle ormai stoiche sezioni: Main Section (109 gallerie rappresentative del panorama artistico mondiale); New Entries (15 gallerie emergenti internazionali); Monologue/Dialogue (38 gallerie con esposizioni monografiche o dialoghi tra artisti); e Art Spaces & Editions, dedicata a edizioni, librerie, project spaces e spazi no-profit.

A queste ultime si affiancano quelle curate da board internazionali: Present Future, Back to the Future e Disegni, arricchite da approfondimenti dedicati sulla piattaforma digitale Artissima Voice Over.

Anche il numero di gallerie partecipanti non riserva grandi sorprese, se non per una leggera crescita, con 189 espositori rispetto ai 181 dell’anno scorso. Se nulla di nuovo sembra brillare sotto il sole di Torino, a fare la differenza è sicuramente l’ingresso della fiera nel suo quarto decennio di attività, un traguardo che, secondo il direttore Luigi Fassi, rappresenta non solo credibilità e capacità di rinnovamento, ma anche contemporaneità, elevando il marchio di Artissima «a brand affermato a livello mondiale nel mercato dell’arte contemporanea».

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Diversamente dalla posizione contradditoria dell’impresa culturale del Moma, della Tate o, meglio, del Guggenheim di New York che dal 1988 al 2000 ha trattenuto accordi con soggetti privati e sponsor organizzando mostre dei loro stessi prodotti, l’evento fieristico legittima l’identità commerciale, collaborando con aziende partner, istituzioni per l’arte e fondazioni, alla promozione di 11 premi, un fondo d’acquisizione e un fondo per le gallerie.

La novità di quest’anno vede aggiungersi alla lista il Premio Orlane per la miglior galleria, promosso dal marchio Orlane, uno dei più lussuosi del settore cosmesi.

Tanta abbondanza è resa possibile anche grazie alla capacità «della fiera di essere un crocevia di relazioni, progettualità e investimenti di mercato, che da Torino si irradiano a livello nazionale e internazionale».  Rimane solo da capire se mantenere in piedi una kermesse con così tante implicazioni non provochi quell’effetto bolla tanto temuto dal mercato.

Del resto, che la fiera di Torino possa godere di ottima salute anche grazie ai cinque supporti istituzionali (Premio Diana Bracco; Premio Pista 500; Premio Oelle; Premio “ad occhi chiusi…”; Premio Ettore e Ines Fico) e ai tre premi sostenuti da illycaffé, VANNI e Tosetti Value, non è poi così inverosimile da credere.

Se si volessero dissipare ulteriori dubbi, si potrebbe fare riferimento all’incremento del fondo di acquisizione opere della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, presieduta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, ora pari a 280mila euro.

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Tuttavia, l’attenzione per ora sembra concentrassi sulla città di Torino come nuovo ombelico del mondo, visone che ben si presta ad introdurre il tema di quest’anno The Era of Daydreaming (sogno ad occhi aperti), un invito ad abbandonarsi alla fantasia per stimolare la creazione di un mondo orientato secondo le nostre aspettative.

Tutto sembra raccontare di una città dal carattere sognatore, che vive nella speranza di realizzare un giorno i propri desideri, ma che allo stesso tempo è pragmatica e intraprendente, proprio come le promesse cariche di aspettative di questa trentaduesima edizione.

Ma ora, torniamo con i piedi per terra e concentriamoci su alcuni degli aspetti più interessanti. Tra i protagonisti internazionali, spicca la partecipazione di gallerie provenienti da Israele, Emirati Arabi, Cuba e Colombia, accanto a nomi affermati come Lia Rumma, Zero, Ex Elettrofonica, Loom, Giorgio Persano ed Eugenia Delfini.

Léon Kruijswijk, da Berlino, e Joel Valabrega, dal Portogallo, saranno i curatori di Present Future, la sezione che esplora le nuove tendenze dell’arte contemporanea internazionale. Gli artisti selezionati propongono opere che spaziano dalla scultura alla pittura, dalle installazioni ai testi, fino a performance, video e opere sonore, in un dialogo continuo con spazi liminali e zone intermedie.

In parallelo, Heike Munder, da Zurigo, e Jacopo Crivelli Visconti, da Sintra, guideranno la sezione Back to the Future, dedicata a progetti monografici di artisti storicizzati. Il focus di questa selezione si concentra su opere legate a momenti storici drammatici, come la Seconda guerra mondiale e la Primavera di Praga, che continuano a risuonare nel nostro presente.

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Torna invece la curatela di Irina Zucca Alessandrelli per la sezione Disegni, l’unica in Italia dedicata alla valorizzazione delle tecniche e della creatività nel campo del disegno contemporaneo.

Forse meno copiosi le iniziative in città, ma sicuramente degne di nota come l ’installazione luminosa realizzata da Erik Saglia sulla facciata dell’Unione Industriali, facente parte del circuito Costellazione di Luci d’Artista; la rassegna di film e video d’artista in collaborazione con Intesa Sanpaolo alla Gallerie d’Italia e in fine il progetto di Arcangelo Sassolino presentato alla sala delle feste dello storico Hotel Principi di Piemonte | UNA Esperienze in collaborazione con la Galleria Continua.

Anche quest’anno, il Lingotto si trasforma in un vero e proprio vaso di Pandora, un contenitore da cui emergono interrogativi e incertezze sul futuro.

Ma una cosa è certa, la capacità di questa fiera di accogliere e valorizzare le eccellenze del mondo dell’arte resta indiscutibile.

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Roberto D’Onorio (1979) vive e lavora a Roma. Inizia la sua carriera artistica collaborando con la cattedra di Fenomenologia delle Arti Contemporanee di Cecilia Casorati all’Accademia di Belle Arti di Roma e nel 2010 con Cecilia Canziani e Ilaria Gianni per la NOMAS Foundation. Nello stesso anno affianca Anna Cestelli Guidi in occasione della Biennale Fluxus (Auditorium Parco della Musica, Roma). Nel 2012 lavora presso la Galleria Marino di Giuseppe Marino, Roma. Dal 2013 collabora con la Galleria 291est, Roma, rivestendo i ruoli professionali di Curatore e Responsabile Management.

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