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Arte Fiera 2025. Scelte le gallerie più in linea con i report di mercato

di Roberto D'Onorio

Negli ultimi anni, il settore fieristico ha dimostrato, che una ripresa economica sostenuta non può essere raggiunta senza comprendere chiaramente le cause che influenzano il mercato dell’arte. Quali prospettive ci attendono all’Arte Fiera di Bologna?

Con Artissima 2024, Torino ha saputo rispondere alle esigenze dei nuovi target di riferimento, grazie anche all’approccio aziendalistico del direttore Luigi Fassi. Tuttavia, non è riuscita ad allineare pienamente la propria strategia a quella delle grandi fiere internazionali.

Va comunque riconosciuto il merito alla kermesse di aver ospitato gallerie che hanno saputo adattarsi ai criteri delineati negli ultimi report di mercato. In particolare, ricordiamo che l’offerta ha risposto alla domanda, seppur prudente, dei collezionisti Millennial e della Generazione Z, mantenendo la fascia bassa del mercato (fino a 50.000 euro), privilegiando i lavori di artiste donne e artisti africani, impegnati in tematiche sociali, di genere e politiche. da non sottovalutare inoltre l’introduzione in quest’ultima edizione del Premio Orla in collaborazione con Orlane, uno dei brand più esclusivi del settore cosmetico.

L’iniziativa mostra la volontà di seguire l’esempio di Art Basel Miami Beach nel rafforzare e ampliare i legami con Louis Vuitton e i principali marchi di lusso, che insieme ai gioelli, vini e orologi, sono ormai parte trainante le aste dei passion asset.

Ad essere sotto i riflettori nei prossimi giorni sarà il quartiere fieristico di Bologna con Arte Fiera, dal 7 al 9 febbraio 2025. Giunta al suo quinto anno sotto la direzione artistica di Simone Menegoi che – a differenza del suo esimio collega Fassi – punta con decisione al nazionalismo, dando alla 48° edizione il titolo Scena Italiana.

Una presentazione che ha tutta l’intenzione di rafforzare l’alta considerazione che le major case d’asta, banche e istituzioni internazionali, nutrono per il nostro paese, non solo per la sua posizione strategica, ma anche e soprattutto per il costante interesse del mercato per l’arte made in Italy.

Basti pensare ai 6,2 milioni di dollari spesi da Sotheby’s per la celebre banana di Cattelan (il cui titolo originale è Comedian), la rarità sul mercato internazionale di opere di Fontana, Burri, Boetti e Manzoni, dovuta all’elevata richiesta, o ancora, alla crescente presenza di artisti emergenti italiani nelle principali gallerie mondiali.

Da così tanti successi nasce per la prima volta Flash Art Italia Award un premio in collaborazione con Flash Art e Arte Fiera, che si propone valorizzare gli operatori dell’arte, musei, fondazioni e spazi indipendenti che sono distinti per la loro qualità di ricerca.

Un esordio che ribadisce il carattere innovatore di una fiera da sempre considerata “la fiera di tutti e per tutti”, un modello che potrebbe ispirare Alessandro Nicosia nel dare maggiore concretezza ai buoni propositi di Arte in Nuvola di Roma.

Non vi è dubbio che investire nella cultura e nelle competenze professionali sia una scelta encomiabile e da prendere sempre in considerazione; resta però da verificare se questa edizione di Arte Fiera riuscirà a colmare alcune lacune strutturali, come l’assenza di pratiche ormai consolidate come la Cripto Art, o a rispondere con efficacia alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.

Per il momento, l’offerta sembra rimanere fedele a sé stessa, seppur con alcune variazioni nella Main Section, che quest’anno, oltre a mantenere la consueta suddivisione tra arte storicizzata e contemporanea, sarà affiancata da quattro sezioni curate e su invito: Fotografia e Immagini in Movimento (curata da Giangavino Pazzola), Pittura XXI (curata da Davide Ferri), Multipli (curata da Alberto Salvadori) e in ultima, ma non per importanza, la nuova Prospettiva (curata da Michele D’Aurizio), ispirata alla recente scelta di  Frieze London, di rinnovare il proprio layout espositivo per aumentare la visibilità e l’accessibilità alle ricerche più contemporanea dele gallerie emergenti.

All’interno di questo panorama, abbiamo selezionato le gallerie più in linea con le aspettative del mercato.

MONTI 8 (Hall 25 Booth B/56)
Fondata a Latina nel 2020, la galleria Monti 8 si è affermata come una realtà solida e dinamica, riuscendo a difendere la propria attività anche negli anni più complessi per il settore, grazie a un’attenta strategia di internazionalizzazione e a un accurato scouting di artisti italiani e internazionali.

Un successo che trova conferma nell’apertura del suo secondo spazio nel quartiere di San Lorenzo a Roma, testimonianza della mente visionaria della gallerista Lea Di Marco e della sua capacità di costruire un mercato estero solido e competitivo. Non da meno la scelta di dedicare un solo show a Pacifico Silano (1986, USA) nella Main Section.

L’artista manipola il desiderio evocato dalle immagini della cultura visiva queer degli anni ’70 e ’80, trasformando le fotografie per rivelare gli aspetti più minacciosi e violenti della società di massa. Una pratica raffinata e sovversiva, legata al recupero della memoria e del tempo, progettata per sedurre tanto quanto per respingere l’ideale tossico della mascolinità.

immagine per Pacifico Silano - Don't worry baby, Courtesy Monti 8 Arte Fiera di Bologna 2025
Pacifico Silano – Don’t worry baby, Courtesy Monti 8

GALLERIA GIAMPAOLO ABBONDIO (Hall 25 Booth B/70)
Prossima al suo venticinquesimo anniversario, la Galleria Giampaolo Abbondio si conferma distintiva per la sua ricerca eterogenea e per le scelte audaci e coraggiose. Forte di uno staff preparato e attento, la galleria ha esplorato, sin dalla sua fondazione, temi legati all’attualità del contemporaneo, dando voce ad artisti provenienti da ogni parte del mondo.

“Blindness” è il titolo del progetto collettivo pensato per lo stand della Main Section e, non a caso, evoca una riflessione profonda sulla cecità morale e sociale, richiamando la punizione dantesca riservata a coloro che, incapaci di guardarsi dentro e colpevoli di godere della sofferenza altrui, vengono condannati ad avere gli occhi cuciti. Una critica forte, declinata in immagini contrastanti, come nell’ opera Armi (1965) di Pino Pascali, dove l’oggetto, privato della sua funzione, diventa sulle carte elemento decorativo, rivelando l’intenzione ironica dell’artista nel restituire un’identità giocosa a uno strumento di morte.

Ancora più drammatico è Andrei Molodkin (Buj 1966), celebre per la sua natura attivista, viva e manifesta nella denuncia dei sistemi politici contemporanei.

Il respiro si fa più leggero nelle opere dall’estetica ipnotica di Maurizio Cannavacciuolo, che cede il passo alla sperimentazione di Ofri Cnaani (Israele, 1975), nel rendere visibile la complessità delle dinamiche di potere. Prosegue Andres Serrano (New York City, 1950) con la sua fotografia carnale, capace di catturare oltre la luce anche gli odori di ciò che le sue immagini gridano. Infine, i corto circuiti visivi di Robert Gligorov lasciano spazio alla riflessione di ciò che abbiamo appena visto

PROMETEO GALLERY IDA PISANI
La Prometeo Gallery Ida Pisani merita una duplice menzione. Fondata inizialmente come associazione culturale, nel 2005 si è trasformata in una galleria con sedi a Milano e Lucca. Nata dalla visione di Ida Pisani e del marito Claudio Poleschi (gallerista scomparso nell’agosto 2022), la galleria si è distinta per il suo impegno nella promozione di giovani artisti italiani e internazionali.

Nel tempo, è diventata un punto di riferimento nel panorama artistico contemporaneo, affermandosi per la scelta di linguaggi, poetiche e lavori di forte impatto critico. Per la Main Section, l’allestimento dal taglio museale prevede le dure pratiche riflessive delle opere di Edson Luli (Scutari, 1989), in dialogo con la denuncia della società patriarcale di Silvia Giambrone (Agrigento, 1981).

L’attivismo si fa carne e sangue nelle opere di resistenza femminile curda di Zehra Doğan (Diyarbakır,1989), preparando il passo a Giuseppe Stampone con le sue immagini oniriche inscritte in un diaframma architettonico creato dal segno di una biro. L’offerta si conclude con la prima artista esposta in galleria, Regina José Galindo e la sua struggente poetica.

Si continua nelle sezioni Prospettive con Ruben Montini (Oristano, 1986), l’artista visivo e performer, usa il suo corpo come spazio di lotta e resistenza, un campo di battaglia in cui il personale diventa collettivo e il dolore si fa linguaggio.

Attraverso il corpo – vissuto, segnato, esposto – ogni suo gesto diventa un atto radicale, una dichiarazione di intenti che sfida le convenzioni sociali e rifiuta ogni forma di compromesso. Per Montini, l’arte non è decorazione né intrattenimento, ma una necessità vitale: un modo per portare alla luce le urgenze della comunità LGBTQ+, diritti negati, storie sommerse e sofferenze invisibili.

SOCIÉTÉ INTERLUDIO (Hall 25 Booth B/70)
Si confermano gli ottimi risultati per le gallerie di nuova generazione, come la Société Interludio di Cambiano (TO), fondata da Stefania Margiacchi (Siena, 1990) in collaborazione con Allegra Fantini.

La prima, ex-buyer nel campo della moda, la seconda storica dell’arte, hanno unito le loro competenze per creare uno spazio di ricerca il cui primo obiettivo è quello di promuovere la cultura. Un buon proposito che le ha viste affermarsi nel panorama contemporaneo nel corso del tempo.

Nella sezione Pittura XXI, sarà protagonista il solo show di Sebastiano Impellizzeri (Catania, 1982), l’artista attinge alla pittura per caricare di erotismo la natura. Boschi, viali alberati e radure diventano le coordinate per raggiungere il piacere nelle aree di cruising, luoghi di desiderio e clandestinità in cui la luce e il buio si mescolano, creando immagini sfuocate, rubate allo sguardo avido del voyeurista.

Impellizzeri porta avanti un’attività che rifiuta ogni estetizzazione edulcorata della protesta, trasformando la superficie della tela in un dispositivo per rivendicare la riappropriazione degli spazi liberi.

PAOLA SOSIO CONTEMPORARY ART
Paola Sosio Contemporary Art, una galleria nomade ideata da Paola Sosio, si muove liberamente nello spazio espositivo internazionale, partecipando costantemente a fiere d’arte contemporanea di prestigio e collaborando con istituzioni pubbliche e private.

Per la sezione Fotografia e Immagini in Movimento, la galleria sceglie di dare vita a una potente sinergia tra visione e denuncia sociale. Il paesaggio industriale immortalato da Gabriele Basilico tra gli anni ’70 e ’80 si fa testimone di una trasformazione urbana silenziosa ma inarrestabile.

Questo dialogo si estende alle atmosfere di Giacomo Giannini (Ancona, 1956), dove la fotografia aerea si fonde con una visione quasi astratta e pittorica, e allo sguardo contemplativo di Luca Gilli (1965), che trasforma l’atto di osservare in un’esperienza meditativa.

 

GALLERIA RAFFELLA CORTESE (HALL 25 )
Dopo sedici anni di assenza, la Galleria Raffaella Cortese torna nella Main Section con un progetto ambizioso che esplora la temporalità del pensiero tra passato e presente. Il titolo dello stand è suggerito dall’opera al neon di Marcello Maloberti, (Codogno, 1966) “SOVRAPENSIERO”, un invito a estraniarci dalla realtà che ci circonda in favore di una riflessione più profonda.

A ridestarci è il ritratto di Saidiya Hartman, dalla serie Beloved di Gabrielle Goliath (Kimberley, 1983). L’artista sudafricana condivide con la scrittrice e accademica americana, l’indagine sui contesti di disuguaglianza e oppressione, evidenziando come queste condizioni possano essere manipolate dal modo in cui vengono narrati. Continua la scultura in bronzo di Francesco Arena (Puglia, 1978), ispirata dal dipinto La morte di Marat di Jacques-Louis David (1793), a testimoniare la lapide dove giacciono gli ideali di una società ormai votata al conflitto.

I limiti sono esplorati nel lavoro pittorico di Silvia Bächli,(1956) che con i suoi campi distinti e separati di colore evidenzia la linea sottile che ci divide gli uni dagli altri. Edi Hila (Shkodra, Albania, 1944) racconta con pennellate veloci gli effetti brutali dell’insediamento della dittatura comunista in Albania nel secondo dopoguerra.

Ambienti vuoti ed echi lontani sussurrano all’opera di Monica Bonvicini (Venezia, 1965), che documenta gli effetti dei cambiamenti climatici attraverso immagini violate di abitazioni nordamericane colpite da catastrofi naturali. La speranza è affidata a Barbara Bloom (1951), che attraverso la citazione in Braille del romanzo Dubliners di James Joyce, allude alla caduta della neve come ciclo naturale di rigenerazione.

Zoe Leonard (Liberty NY, 1961), dedica una serie di immagini tratte dalla serie To The River alla lenta trasformazione delle sponde del fiume Rio Grande, mentre Franco Vimercati (Milano, 1940), conferisce ad oggetti di uso comune il potere di custodire un’intima memoria.

Infine, Mirosław Bałka (Varsavia, 1958), nato in una Varsavia sovietica, dove la nudità e ogni manifestazione sessuale era vietata. L’artista indaga l’estetica classica del corpo nudo attraverso un contatto diretto con la materia, intervenendo sulle immagini scultoree di Afrodyta Knidos e Afrodyta Melos (2021) con segni netti e precisi, quasi a censurarne completamente la sua natura.

 

immagine per Roberto D'onorio
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Roberto D’Onorio (1979) vive e lavora a Roma. Inizia la sua carriera artistica collaborando con la cattedra di Fenomenologia delle Arti Contemporanee di Cecilia Casorati all’Accademia di Belle Arti di Roma e nel 2010 con Cecilia Canziani e Ilaria Gianni per la NOMAS Foundation. Nello stesso anno affianca Anna Cestelli Guidi in occasione della Biennale Fluxus (Auditorium Parco della Musica, Roma). Nel 2012 lavora presso la Galleria Marino di Giuseppe Marino, Roma. Dal 2013 collabora con la Galleria 291est, Roma, rivestendo i ruoli professionali di Curatore e Responsabile Management.

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