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Cinque buone ragioni per visitare Artissima 2024 per il report dell’arte

di Roberto D'Onorio

Con Artissima 2024 in programma dal 1 al 3 novembre negli spazi dell’Oval di Torino, le aspettative di galleristi, artisti e collezionisti sono in continua crescita, soprattutto alla luce delle recenti dichiarazioni del direttore Luigi Fassi, di cui abbiamo già citato alcune battute.

Come se non bastasse a rendere il clima ancora più favorevole è un ottimismo diffuso, alimentato da un mercato dell’arte che continua a mantenersi stabile, grazie alla domanda, seppur cauta, dei collezionisti Millennial e la Generazione Z.

Tuttavia, quando si parla di “mercato”, è importante non essere mai troppo ottimisti, poiché il suo andamento è determinato dalla sua natura complessa e imprevedibile. Motivo per cui, è importante ricordare quanto le implicazioni del contesto macroeconomico e geopolitico possano influenzare gli andamenti finanziari, soprattutto quando si partecipa a una fiera d’arte contemporanea.

A tal proposito, l’ultimo report di Deloitte Private Italia ha evidenziato come i primi sei mesi del 2024 abbiano confermato il rallentamento del mercato dell’arte, dopo il fisiologico assestamento del 2023 a un -4%.

Abbandonati definitivamente i fasti e i record del post-pandemia, iniziati nel 2021 e conclusi nel 2022, quello che si prospetta è un anno commerciale non tra i più facili, soprattutto per le principali case d’asta (Christie’s, Sotheby’s e Phillips), che hanno registrato un calo complessivo del fatturato del -28%, accompagnato da una contrazione dei prezzi tra il 10% e il 16%.

Se da un lato la fascia alta del mercato sembra essere quella più colpita, dall’altro il crescente interesse delle nuove generazioni, in particolare degli under 40 (registrato tra il 30% e il 50%), dimostra, come già visto, di essere il target di riferimento su cui modulare l’offerta.

Secondo l’Art Basel & UBS Art Market Report la fascia bassa del mercato (fino a 50.000 euro) ha infatti registrato un incremento, seppur modesto, del +3%.

Quale miglior occasione di una fiera per accogliere nuove esigenze, nuove abitudini d’acquisto e stabilire i range di prezzo definiti dalle vendite all’asta?

Naturalmente nessuna, se pensiamo ad Art Basel (Basilea/Parigi/Hong Kong) o a Frieze London, che da sola rappresenta il 17% degli scambi globali.

Tuttavia, il discorso si complica quando si parla dell’Italia, che, pur rappresentando solo una piccola frazione del mercato globale — stimata sotto il 2% dal report 2023 di The Art Market di Art Basel e UBS — può comunque contare sull’alta considerazione di case d’asta, banche e gallerie internazionali, grazie alla sua posizione strategica.

All’interno di questa geografia, Artissima 2024 occupa un ruolo privilegiato nel ridefinire i confini tra domanda e offerta. Tuttavia, prima di lasciarsi andare a facili entusiasmi, è meglio attendere l’esito dei tre giorni più attesi dell’anno.

Per il momento, possiamo almeno scongiurare il rischio di ritrovarci in una kermesse sovrastimata, proponendovi la selezione di cinque artisti da tenere d’occhio se vi trovate a visitare la trentunesima edizione della fiera internazionale d’arte contemporanea di Torino.

  1. L’IMMAGINARIO DRAMMATICO DI BASTIEN GACHET

immagine per Bastien Gachet Vista installazione Side gig 2024 Courtesy L'artista foto Julien Gremaud - Artissima Report
Bastien Gachet Vista installazione Side gig 2024 Courtesy L’artista foto Julien Gremaud

Bastien Gachet (Ginevra, 1987) è l’artista invitato dalla Galleri Enrico Astuni (Bologna) a partecipare al progetto monografico dedicato ai talenti emergenti Present Future di Artissima 2024. L’arte di Bastien consiste nel realizzare installazioni inquietanti, accostando meticolosamente oggetti di uso comune al fine di alterare drammaticamente le loro caratteristiche.

Un gruppo di sedie pieghevoli, tenute insieme come un unico blocco che non può essere aperto né separato, rappresenta una metafora sagace per riflettere sui significati e sul cambiamento della loro comprensione all’interno dei rapporti sociali.

L’ormai quasi centenaria pratica dell’assemblaggio viene qui privata del suo spirito carico di ironia, lasciando spazio alla visione amara di una cabina in acciaio che, quasi a omaggiare le celle di Louise Bourgeois, nasconde l’enigma di un mondo interiore, appena sussurrato da oggetti privati della loro funzione.

 

  1. L’ARTE DELLA RESISTENZA DI ELYLA

immagine per Elyla Yugo Chontal 2024 performance video canale singolo 05m02s Courtesy Giampaolo Abbondio Todi - Artissima Report
Elyla Yugo Chontal 2024 performance video canale singolo 05m02s Courtesy Giampaolo Abbondio Todi

Ci troviamo ancora in PRESENT FUTURE con l’artista centroamericana Elyla (Chontales, 1989), per la Galleria Giampaolo Abbondio (Todi, Milano, Bastien Gachet).

Le opere presentate ad Artissima riflettono l’atmosfera della Biennale di Venezia “Stranieri ovunque” curata da Adriano Pedrosa, dove Elyla ha esposto per la prima volta la video performance Torita-encuetada (2023), una cerimonia del fuoco che trae origine dalla cultura nicaraguense.

La danza a cui l’opera si ispira, insieme agli elementi e agli accessori utilizzati, si unisce nell’intento comune di esaltare un’identità fluida e indipendente, svincolata dalle imposizioni del colonialismo e dai poteri predominanti.

Un paio di stivaletti con un corno al posto del tacco e un diadema biforcuto sono solo alcuni esempi degli oggetti, tanto eccentrici quanto simbolici, che Elyla utilizza per definire il concetto di “barro meticcio.” Il termine, coniato dall’artista stesso, nasce dall’esigenza di distanziarsi dai significati tradizionali legati alla percezione del “meticcio,” che spesso riducono le comunità indigene a semplici mescolanze culturali.

La presenza di Elyla ad Artissima 2024 rappresenta un’opportunità unica per il pubblico di confrontarsi con opere che vanno oltre l’estetica, invitando a una riflessione profonda sul ruolo dell’arte come strumento di cambiamento sociale, culturale e identitario.

  1. L’ARTE PERTURBANTE DI ISADORA VOGT

immagine per Isadora Vogt Capre 2022 Olio su tela 70 x 70 Courtesy l'artista e Baleno International Roma foto Luana Rigolli - Artissima report
Isadora Vogt Capre 2022 Olio su tela 70 x 70 Courtesy l’artista e Baleno International Roma foto Luana Rigolli

Proseguono in PRESENT FUTURE le nostre scelte con Isadora Vogt (Zurigo, 1992), per la Galleria Baleno International (Roma). Sicuramente tra le artiste emergenti più interessanti, Vogt è capace di intrecciare una narrazione visiva che oscilla tra nostalgia e disorientamento.

Gran parte del suo immaginario nasce dai ricordi d’infanzia e dal tempo trascorso con i parenti nella periferia di Milano, dove convivono le opere più emblematiche dei major street artist e gli interventi di writer nazionali e internazionali.

Il fascino della stratificazione come processo fisiologico dell’arte urbana si riflette nelle opere della Vogt, che, oltre a lavorare in maniera tradizionale, sperimenta varie tecniche pittoriche, dal collage alla tipografia, per rendere possibile la visione trasparente del supporto, della cornice e di ciò che è dietro l’immagine.

In questo modo, i soggetti—ora folkloristici, talvolta fiabeschi—dissolvono la loro rappresentazione penetrando l’uno nella forma dell’altro, lasciando affiorare sensazioni giocose miste ad emozioni d’inquietudine.

  1. LA POETICA ASSENZA DI ARIANNA MARCOLIN

immagine per Arianna Marcolin courtesy per Ex Elettrofonica - Artissima 2024 Report
Arianna Marcolin courtesy per Ex Elettrofonica – Artissima 2024

Nella MAIN SECTION, tra le gallerie più consolidate del panorama internazionale, emergono con grazia i dittici e trittici di Arianna Marcolin (Schio, 1998), dove l’assenza diventa poesia palpabile.

La Galleria EXELETTROFONICA (Roma) ha scelto, con intuito, di portare ad Artissima 2024 il lavoro di un’artista tanto vicina a un sentimento impalpabile e sfuggente, come quello che nasce dalla lontananza, dalla separazione e dal distacco. Uno stato emotivo che non si limita ad alimentare l’attesa, ma invita a sviluppare la capacità di riconoscere le impressioni lasciate dalla persona che ci ha appena salutato.

Ed ecco affiorare l’inganno nel confondere un corpo con quello che è semplicemente un asciugamano o nel cedere all’abitudine di pensarsi in coppia, apparecchiando la tavola con due coperti.

L’uso delle immagini come risultato di azioni comuni contribuisce a depurare la sfera domestica, non più inquietante, ma vibrante nella luce che muore dentro le ombre fonde e scure degli angoli di una stanza.

La pittura della Marcolin è fatta di polvere e silenzio. Ogni pennellata sorprende il tempo, intrappolato nella caducità del ricordo che affiora e svanisce nello stesso istante.

  1. PIER PAOLO PERILLI

Se è vero che non esiste notte senza stelle, allora è altrettanto vero che non esiste sogno senza incubo. È nell’equilibrio tra queste due forze che prende forma l’opera di Pier Paolo Perilli (1974, Roma), presentato nello stand monografico della sezione MONOLOGUE/DIALOGUE.

Anche qui, la scelta della Galleria Eugenia Delfini (Roma) dimostra una notevole capacità di incarnare un immaginario condiviso e affine a molte proposte presentate dalle gallerie in fiera.

Un risultato che, a seguito del tema The Era of Daydreaming lanciato da Artissima 2024, può sembrare scontato, se non fosse che Perilli, almeno all’Oval, sembri essere colui che, tra poesia, video, musica e pittura, ha lavorato da più anni al confine tra sogno e realtà.

Del resto, l’artista appartiene a buon diritto alla schiera di quelli che hanno conferito alle proprie immagini una peculiare identità, una personalità che va al di là della semplice resa del soggetto.

In Pier Paolo Perilli, il far pittura nasce tanto tempo fa, dalla necessità di prendersi cura di sé stesso, ed è proprio quest’ansia proveniente da lontano che sottolinea l’incedere delle strane creature che emergono dal fondo della tela con un’aggressività frutto di un’interiore passionalità.

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Roberto D’Onorio (1979) vive e lavora a Roma. Inizia la sua carriera artistica collaborando con la cattedra di Fenomenologia delle Arti Contemporanee di Cecilia Casorati all’Accademia di Belle Arti di Roma e nel 2010 con Cecilia Canziani e Ilaria Gianni per la NOMAS Foundation. Nello stesso anno affianca Anna Cestelli Guidi in occasione della Biennale Fluxus (Auditorium Parco della Musica, Roma). Nel 2012 lavora presso la Galleria Marino di Giuseppe Marino, Roma. Dal 2013 collabora con la Galleria 291est, Roma, rivestendo i ruoli professionali di Curatore e Responsabile Management.

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