ultimi articoli dell'autore

Hello Dolly. Fotografia e bellezza sino alla fine del mondo. Giovanni Presutti

di Claudia Quintieri

Hello Dolly! è la personale di Giovanni Presutti alla Galleria Gallerati di Roma e a cura di Noemi Pittaluga. Il titolo della mostra è lo stesso del film di Gene Kelly e porta alla riflessione sulla donna in quanto essere umano: mentre nel film la donna è la quintessenza della positività, nel lavoro fotografico di Presutti essa diventa una bambola di plastica che rappresenta la fine dell’umanità e che in qualche modo assume il ruolo di messaggera di un concetto più complesso. È una vera Winks che l’artista ha trovato in un mercatino, l’ha poi inserita in set fotografici che raffigurano icone del consumismo contemporaneo come Ikea o l’ipercoop o McDonald. È stata scelta una bambola al femminile anche per alludere alla mercificazione del corpo nella nostra società.

La riflessione si costituisce attraverso il pensiero sulla fine del mondo perché la Winks è l’unica superstite di un’umanità distrutta che ha cancellato la propria esistenza sulla Terra. Il genere umano è stato annichilito dal consumismo e a guardar bene la plastica è l’origine della mentalità usa e getta che caratterizza i nostri tempi. Scenari apocalittici, complice una luminosità contrastata, sono accompagnati da una perfezione estetica che forse è fin troppo marcata; accolgono delle modifiche in post produzione 3D che assolutizzano il concetto alla base, come la “K” di Ikea caduta a terra, o le vetrine di McDonald rotte; la bambola è sempre presente a ricordarci una tematica che si rivela in un’estetica allucinata. Le luci vengono alterate in maniera tale da giungere ad un’immagine patinata e irreale, che non ha profondità, ma è dato tutto quasi sullo stesso piano, nonostante rimanga flebile una sorta di prospettiva. I film di fantascienza giocano un ruolo importante perché le fotografie si ispirano ai cult Blade Runner, Incontri ravvicinati del terzo tipo, V come vendetta, Matrix ed altri. Sembra di entrare in uno scenario futuribile in contrasto con l’idea di vita e di esistenza umana. La tensione sotterranea si risolve nell’accuratezza delle scelte espressive, ma dall’altra parte non si esprime in maniera evidente perché viene bloccata, paradossalmente, dalle stesse scelte; se ne possono intuire i suggerimenti dati ad uno sguardo attento. La conclusione di tutto il viaggio è rappresentata da una discarica di plastica, dove anche la bambola trova la sua fine negando totalmente la speranza e mettendo un punto duro da digerire, ma possibile nel percorso che l’uomo sta facendo nella sua evoluzione.

Dalle parole della curatrice:

“Presutti, prendendo spunto da ambientazioni fantascientifiche e iperrealiste, opera una meditazione dal sapore malinconico, e la sua riflessione sul concetto di bellezza, di cui la protagonista del film Hello, Dolly! di Gene Kelly era ambasciatrice, è la tematica sulla quale si sofferma e ci invita a ragionare. Il pensiero nostalgico, che pervade gli scatti, valuta indispensabile il bisogno di incompiutezza e di sentimenti per scardinare un sistema spesso sterile, asettico e alienante.”

Info mostra

immagine per Claudia Quintieri
+ ARTICOLI

Claudia Quintieri, classe ’75, è nata a Roma, dove vive e lavora. Si è laureata in Lettere indirizzo Storia dell’arte. È giornalista, scrittrice e videoartista. Collabora ed ha collaborato con riviste e giornali in qualità di giornalista specializzata in arte contemporanea. Nel 2012 è stato pubblicato il suo libro "La voglia di urlare". Ha partecipato a numerose mostre con i suoi video, in varie città. Ha collaborato con l’Associazione culturale Futuro di Ludovico Pratesi. Ha partecipato allo spettacolo teatrale Crimini del cuore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *