Il corpo della voce. Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos

Il corpo della voce. Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos al Palazzo delle Esposizioni di Roma –  la prima mostra più ufficiale del Palazzo, ovvero interamente voluta dal nuovo Cda dell’Azienda Speciale diretta da Cesare Pietroiusti –  vuole analizzare come è stato utilizzato dai tre protagonisti llo strumento voce quale oggetto, scindendo il suono vocale dal significato della parola all’interno di sperimentazioni che si sono avvalse di nuove tecnologie e che sono state consustanziali alle avanguardie Novecentesche.

Il senso del linguaggio viene scardinato e si dà importanza all’esecuzione recitata o cantata indipendentemente dalla comunicazione, per trovare nuovi modi di approcciare al sonoro. Cathy Berberian è cantante mezzosoprano americana di origine armena vissuta tra 1925 e 1983, Carmelo Bene è attore e regista italiano vissuto tra 1937 e 2002, Demetrio Stratos è musicista cantante di origini greche vissuto tra 1945 e 1979.

Ciò che accomuna i tre artisti in questo indagare la voce come oggetto è quindi l’utilizzo delle nuove tecnologie elettroniche di allora: la contaminazione tra tecnica e arte sta spesso alla base della loro ricerca che mostra come l’immateriale può diventare “corpo”.

Le due curatrici hanno approfondito un lavoro di documentazione: il risultato sono più di 120 opere in mostra tra foto, video, materiali di repertorio, partiture originali, corrispondenze, documenti esposti per la prima volta al pubblico oltre a exhibit interattivi, aree di ascolto e apparecchiature elettroniche utilizzate dagli artisti al fine di esplorare i limiti delle proprie possibilità vocali. Mentre Carmelo Bene affondava le sue radici nella provenienza salentina, Demetrio Stratos faceva un recupero di sonorità arcaiche quasi magiche e Cathy Berberian dava vita a diversi stili.

Ad accoglierci una bocca recita il monologo di Samuel Beckett Not I per introdurci nella purezza della vocalità. Segue una sezione scientifica dove Franco Fussi, medico-chirurgo, specialista in Foniatria e Otorinolaringoiatria, illustra tra video e pannelli esplicativi come la voce congiunge l’etereo e il muscolare, il materico e l’impalpabile. Questo paradosso si ritrova nell’opera video di Anna Maria Hefele tra canto e apparato vocale.

La sezione dedicata a Demetrio Stratos comincia con la presentazione della voce di Antonin Artaud che recita il poema radiofonico Pour en finir avec le jugement de Dieu del 1947. Stratos, front man del gruppo progressive rock Area, entra in contatto e crea un sodalizio con l’artista statunitense John Cage che ha scardinato il concetto di musica come era stato inteso fino ad allora.

Stratos inoltre si avvale di tecniche vocali extraeuropee a partire dal 1976 quando inizia a collaborare con il Centro di Studio per le ricerche di fonetica del CNR di Padova interessandosi anche all’approfondimento del pensiero psicoanalitico freudiano. Il suo percorso lo porterà ad esprimersi in vari ambiti: dalla performance, alla poesia, alla musica e al teatro.

In mostra, insieme ad altre documentazioni, interessanti sono la partitura performativa dei Mesostics di John Cage con le annotazioni di Stratos, una serie di foto di Lelli e Masotti sui progetti Mesostics e Metrodora e su di un’importante performance tenutasi a Bologna nel 1978, insieme alle foto di Silvia Lelli sulle bocche dell’artista, illustrazione visiva delle ricerche di allora. Grazie a tre installazioni interattive, realizzate per la mostra da Graziano Tisato, ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) – CNR di Padova, si può indagare il lavoro di Stratos sulla voce.

Cathy Berberian nell’ambito delle sperimentazioni elettroniche, e non solo, negli anni ’50 dà inizio a diversi stili: hanno composto per lei da John Cage a Luciano Berio, con Thema (Omaggio a Joyce), ad altri musicisti che hanno scritto espressamente per la sua voce come Bruno Maderna, Henri Pousseur e Sylvano Bussotti. Berberian, nel 1966, nel campo della popular culture, crea, insieme a Umberto Eco e al pittore Eugenio Carmi, un saggio sull’onomatopea vocale, ispirato ai comic strips, dal nome Stripsody, espressione dell’interesse per l’onomatopea caratterizzante la sua ricerca che indaga nuove vocalità.

E, all’interno della sua ricerca, importanti sono state soprattutto le collaborazioni con Berio e Cage. Da notare la presenza in mostra di varie partiture performative della cantante su Thema e Stripsody grazie al prestito della Paul Sacher Stiftung di Basilea e di documenti inediti tra cui un corpus di foto e lettere.

Carmelo Bene a partire dagli anni ’60 inizia ad analizzare mezzi quali la campionatura, l’amplificazione e la restituzione del suono, approfonditi con maggior coerenza dagli anni ’80 negli spettacoli concerto che dimostrano il suo nuovo approccio e la sua stretta connessione con la musica.

La strumentazione elettronica amplificata diventava molto efficace negli spazi chiusi dei teatri tradizionali che si trasformavano in enormi cavità orali ed è stata utilizzata negli spettacoli quali Manfred, poema drammatico di G.G. Byron musicato da R. Schumann, lo spettacolo concerto Majakóvskij e l’Adelchi di Alessandro Manzoni. Qui la scenografia si semplifica e la parola si trasforma in mezzo posto al servizio dell’ascolto senza sovrastrutture anche rinunciando al “senso” in chiave classica, verso una nuova dimensione filosofica, poetica e teatrale. In mostra per la prima volta la proiezione di un filmato di uno dei Laboratori della Biennale Teatro di Venezia che Bene diresse a porte chiuse dal 1988 al 1990, Laboratorio che ha visto la partecipazione di importanti musicisti jazz come il percussionista olandese Han Bennink e la cantante francese Anne-Laure Poulain. Inoltre preziosi sono copioni e manoscritti inediti, documenti in cui è possibile individuare le fonti musicali, teoriche e filosofiche da cui Bene traeva ispirazione, che sono parte dell’esposizione.

Durante i tre mesi di mostra varie iniziative: eventi speciali, rassegne cinematografiche, laboratori, giornate per famiglie e bambini sul tema della voce.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo con testi di Guido Barbieri, Adriana Cavarero, Anna Cestelli Guidi, Angela Ida De Benedictis e Nicola Scaldaferri, Franco Fussi, Luca Nobile, Francesca Rachele Oppedisano, Gianni Emilio Simonetti e Graziano G. Tisato.

Il corpo della voce è una mostra che indaga le possibilità in divenire della voce nella sua entità di “fatto sonoro”, svincolata dalla necessità di significare, di comunicare. Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos sono i tre artisti che nel secondo Novecento hanno intrapreso all’interno di questo orizzonte di senso una ricerca sulla voce spingendosi oltre i limiti dell’impossibile. Grazie al recupero di materiali sonori, documenti d’archivio audio e video, alcuni dei quali inediti, la mostra è anche occasione per offrire una prospettiva scientifica sul misterioso fenomeno Voce”, dichiarano le curatrici della mostra Francesca Rachele Oppedisano e Anna Cestelli Guidi.

Info mostra

  • Il corpo della voce. Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos
  • a cura di Anna Cestelli Guidi e Francesca Rachele Oppedisano
  • con i contributi scientifici di Franco Fussi e Graziano G. Tisato
  • promossa da Roma Capitale – Assessorato alla crescita Culturale e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo
  • Dal 9 aprile al 30 giugno 2019
  • Palazzo delle Esposizioni
  • Via Nazionale, 194 Roma
Claudia Quintieri

Claudia Quintieri

Claudia Quintieri, classe ’75, è nata a Roma, dove vive e lavora. Si è laureata in Lettere indirizzo Storia dell’arte. È giornalista, scrittrice e videoartista. Collabora ed ha collaborato con riviste e giornali in qualità di giornalista specializzata in arte contemporanea. Nel 2012 è stato pubblicato il suo libro "La voglia di urlare". Ha partecipato a numerose mostre con i suoi video, in varie città. Ha collaborato con l’Associazione culturale Futuro di Ludovico Pratesi. Ha partecipato allo spettacolo teatrale Crimini del cuore.

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