In merito alla grande esposizione Il tempo del Futurismo, che è stata inaugurata martedì 3 dicembre alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, raccolgo questa lettera di Roberto Bilotti.
Bilotti, da proprietario della scultura Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni, condivide qui la sua spiegazione rispetto ad alcune indicazioni e relativa didascalia [Surmoulage (riproduzione) del 2011 di “Forme uniche della continuità nello spazio” di Umberto Boccioni] che vi sono state nell’accogliere e mettere nella mostra sul Futurismo alla Galleria Nazionale questa sua opera.
La Redazione riceve e pubblica questa lettera ma sulla questione, per sentire tutte le parti in causa, ha interpellato il curatore, Gabriele Simongini, che ci rimanda alla Direttrice della stessa Galleria, Renata Cristina Mazzantini: restiamo, Redazione e redattrice, disponibili a raccogliere e pubblicare eventuali chiarimenti che anzi sollecitiamo.
Di seguito Roberto Bilotti:
“Forme Uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 19 ottobre 1882 – Verona, 17 agosto 1916) è la scultura più importante del ‘900, la maggiore attrazione della mostra Il tempo del Futurismo.
Anche se tutti i bronzi Forme Uniche della continuità nello spazio nei musei delle maggiori capitali internazionali sono postumi, nessuno realizzato dall’artista, continuano ad affermare il valore documentale-simbolico e il significato artistico divenendone presenza iconica italiana nel mondo.
Le Forme uniche sono simbolo del modernismo e incarnazione visiva degli obiettivi artistici iconoclastici e rivoluzionari teorizzati nel Manifesto.
Indagano la deformazione plastica di un corpo antropomorfo rappresentando l’uomo moderno lanciato a conquistare il futuro in una traiettoria semplificata in forma unica delle variazioni del movimento.
Sintetizzano l’interconnessione dinamica tra un oggetto e la sua spazialità, l’ambiente e i suoi elementi architettonici divengono un tutt’uno.
D’ispirazione fu anche la cronofotografia contemporanea di Etienne-Jules Marey e Anton Giulio Bragaglia, gli effetti del movimento e i ritmi lineari che attivano la forma umana in sintesi e simultaneità la cui gamma visiva diviene costruzione dell’azione di continuità nello spazio. Muscoli in fiamme all’indietro idealizzano la velocità, meccanica-industriale e il sentimento di un’epoca e il suo spirito di innovazione.
Filippo Tommaso Marinetti in accordo con Amelia Boccioni ha disposto nel 1933 la tiratura per i musei italiani da collocare a Nord, Centro e Sud Italia. In adesione a questo progetto Giuseppe Sprovieri e Carlo Bilotti, con l’autorizzazione delle eredi Marinetti e la supervisione scientifica di Maurizio Calvesi, hanno dato via alla realizzazione allo scadere del periodo dei diritti d’autore riservato ai discendenti.
Il criterio generale che le fusioni più vecchie siano le più apprezabili è vero solo nel caso in cui vi sia la partecipazione o l’assenso degli aventi diritto altrimenti sono illegali.
Essendo questa opera coperta dai diritti d’autore di competenza dei discendenti, Pietro (Pierre da quando stabilitosi in Francia) e Hélène Berdnikoff, rispettivamente figlio e nipote dell’artista, in scadenza nel 1986, che aveva creato problemi di legittimità per le precedenti edizioni, la tiratura in 6 esemplari è stata realizzata dopo questa data dalla fonderia Realizzazioni Roma S.r.l.
Gli altri bronzi oltre il profilo autorizzativo dei detentori dei diritti d’autore nel periodo legale necessitavano anche l’autorizzazione delle eredi Marinetti proprietarie del gesso che hanno ceduto riservandosi il diritto di fondere come disposto dal rispettivo marito e padre.
Dopo specifiche istruttorie del Ministero Cultura il bronzo n° 2/6 è stato donato alla Galleria Nazionale della Calabria e il n° 3/6 consegnato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nelle more di formalizzazione amministrativamente la donazione come stabilito nel 1933.
Rosalind Mc Kever del Metropolitan di New York: Posthumous Art, Law and the Art Market, The Afterlife of Art New York 2018 pag. 136, in relazione alla consegna dei bronzi allo Stato afferma: ha completato tardivamente l’ambizione di Marinetti di vedere un bronzo di Forme uniche nella Calabria natale di Boccioni.
Il bronzo in mostra è autorizzato dalle eredi Marinetti sulle disposizioni di Filippo Tommaso Marinetti, ratificato da Ala Marinetti con convalida notarile consuntiva; tiratura supervisionata scientificamente da Maurizio Calvesi, schedata e pubblicata nel Catalogo Generale 2016 a pag. 452.
Achille Bonito Oliva l’ha pubblicata in La Grande Visione Italiana, pag. 78 e 79; Rosalind Mc Kever, Posthumous Art, Law and the Art Market, The Afterlife of Art, New York 2018 pag. 136. Il Ministero della Cultura con Decreto ministeriale n° 77 del 15 maggio 2013 – ha sottoposto la n° 2/6 della tiratura a vincolo e l’ha dichiarata di interesse particolarmente importante.
Il Ministero della Ministero Cultura, l’ha catalogata pubblicamente – Catalogo Generale dei Beni Culturali cod. di catalogo Nazionale n° 1800178047, numero d’inventario 2072 – 2013.
Il Ministero degli Esteri l’ha esposta all’ONU quale simbolo italiano dopo essere stato esposto dalla Farnesina nei musei di Osaka, Singapore, Tokyo, New Delhi, Seul, Città del Messico (n° 6/6).
La didascalia alla Galleria Nazionale di Roma calpesta tutto questo e la memoria dei promotori, rinnega l’operato dello stesso Ministero Cultura e Ministero degli Esteri. Impone una didascalia paradossale che inverte la sequenza logica internazionalmente adottata: 1) nome dell’autore di riferimento; 2) titolo dell’opera; 3) anno di concepimento della forma e anno di fusione; infine la tecnica in questo caso surmoulage (fusione tratta da bronzo finito).
La didascalia GNAM non solo quindi inverte i criteri omologati internazionalmente e adottati da tutti i musei che espongono surmoulage rilegando il povero Boccioni in coda, ma incredibilmente sbaglia anche la traduzione.
Surmoulage è tradotto impropriamente in riproduzione: tutte le fusioni infatti sono riproduzioni che l’artigiano fonditore realizza dal modello dell’artista. Tutte le sculture in bronzo sono riproduzioni a meno che l’artista non plasmi direttamente con le sue mani la lega metallica incandescente.
La base dove è stata posta l’opera è in marmo venato, quando è noto che Boccioni era concettualmente contrario alla “nobiltà tutta letteraria del marmo”.
L’inedita sequenza didascalica dovrebbe essere applicata a maggior ragione anche al bronzo postumo della scultura Sviluppo di una bottiglia nello spazio esposto nelle stanze limitrofe in quanto deriva dalla copia in gesso ricavata da frammenti di gesso recuperati dalla discarica di Acqua Bella a Milano e riassemblati alla meno peggio da Marco Bisi e da lui integrata, rimodellata arbitrariamente sulla base di foto.
Tutto è incomprensibile, come incomprensibile l’eliminazione dell’Antigrazioso, uno dei due gessi sopravvissuti dalla distruzione del 1927, l’unico presente in in Italia proprio alla Galleria Nazionale di Roma”.
In foto: Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio 1913-2011 Edizione Sprovieri-Bilotti “sourmoulage” (fusione tratta dal bronzo finito di Marinotti oggi a Hilti Art F. Liechtenstein), Galleria Nazionale d’Arte Moderna , Roma
Claudia Quintieri, classe ’75, è nata a Roma, dove vive e lavora. Si è laureata in Lettere indirizzo Storia dell’arte. È giornalista, scrittrice e videoartista. Collabora ed ha collaborato con riviste e giornali in qualità di giornalista specializzata in arte contemporanea. Nel 2012 è stato pubblicato il suo libro "La voglia di urlare". Ha partecipato a numerose mostre con i suoi video, in varie città. Ha collaborato con l’Associazione culturale Futuro di Ludovico Pratesi. Ha partecipato allo spettacolo teatrale Crimini del cuore.










