Il 6 dicembre 2024, a Bologna, è stata inaugurata la Galleria Leòn diretta da Leonardo Iuffrida, con la doppia personale Flemish Flair di Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni, ospitata nella parte dedicata alle mostre temporanee, che convive con un’altra anima dello spazio: una sezione che comprende un archivio fotografico composto da un’accurata selezione di scatti vernacolari (fotografie trouvé di autori anonimi) dall’Ottocento a oggi, insieme a foto vintage di grandi autori americani di nudo maschile e cultura queer, tra cui Bob Mizer (1922-1992) e Bruce of Los Angeles (1909-1974). Camilla Di Bella Vecchi indaga il corpo femminile, mentre Marco Gualdoni quello maschile.
Ma perché aprire una galleria? Perché incentrarla sulla fotografia? E altre domande le rivolgiamo al gallerista Leonardo Iuffrida.
Perché ha voluto aprire una galleria?
Volevo creare uno spazio con arte accessibile a tutti, con un particolare focus sulla fotografia e il corpo. In un’epoca di rapidità, smaterializzazione e caducità delle immagini che svaniscono nello scroll dei social media, vorrei condurre il visitatore a fermarsi, approfondire, toccare con mano e innamorarsi delle storie che le immagini raccontano. L’obiettivo è far diventare il visitatore un cacciatore e custode di epifanie.
Perché vuole incentrare le esposizioni sulla fotografia?
La fotografia sarà il cuore della galleria che non si limiterà a raccogliere questo genere, il corpo sarà principale strumento di comunicazione in tutte le varie tecniche.
La fotografia racconta parti di realtà più di altri mezzi artistici, una realtà che si trova dietro l’obiettivo: questa è una caratteristica intrinseca all’identità del mezzo che mi ha da sempre affascinato perché è come se ci facessimo protettori e testimoni dell’esistente.
Che tematiche preferisce e come fa le sue scelte?
Fotografia, moda, Men’s Studies (studi di genere sulla mascolinità), tematiche queer e corpo sono da sempre stato oggetto delle mie ricerche e delle mie pubblicazioni come saggista. Cerco sempre di selezionare foto che per valore storico-documentale o per qualità estetiche coniughino racconto e bellezza.
Come mai la particolare attenzione al corpo?
In un tempo in cui esistere significa iper-visibilità, oggi il corpo è diventato il principale strumento di comunicazione e di affermazione della propria identità, ma anche arma di controllo e potere. Tutto ciò dipende da una storia che ha condotto ad affermare diritti, libertà e comportamenti di oggi, come l’ossessione per la bellezza ad esempio.
In uno dei miei ultimi saggi “Il nudo maschile nelle fotografie e nella moda” (2019), ho raccontato luci e ombre del nudo maschile.
Nel testo illustro il lungo percorso accidentato che dall’Ottocento ad oggi ha dovuto compiere il corpo maschile per essere visto nudo pubblicamente, ma anche le modalità con cui il corpo e l’abito sono strumenti per l’espressione e la costruzione della mascolinità, e questo include il desiderio di supremazia e dominio sull’altro.
La galleria andrà a confrontarsi sui temi che riguardano il corpo e le tendenze sociali tra passato e presente.
Perché far dialogare Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni in questa prima mostra d’apertura Flemish Flair?
Sono i dettagli del reale che, in entrambi i fotografi, vengono resi da ombre e luci come succedeva nei pittori fiamminghi del Quattro-Cinquecento.
Una luce che per gli artisti della Fiandre scivolava senza gerarchie su ogni persona ed oggetto perché voleva significare che l’essere umano non era al centro dell’Universo ma parte del creato.
Attraverso le fotografie immaginifiche di Camilla di Bella Vecchi e Marco Gualdoni, volevo offrire una luce ideale di speranza e fiducia, una visione del mondo a cui ispirarsi come risposta al tempo presente, così fosco dal punto di vista storico e politico.
Come mai suddividere la galleria in due anime? Un archivio fotografico composto da un’accurata selezione di scatti vernacolari (fotografie trouvè di autori anonimi) dall’Ottocento a oggi, insieme a foto vintage di grandi autori americani di nudo maschile e cultura queer, tra cui Bob Mizer (1922-1992) e Bruce of Los Angeles (1909-1974); e una seconda dedicata a mostre temporanee, con esposizioni di opere e artisti emergenti?
Galleria Leòn ha due anime, una storica e una volta a captare le espressioni artistiche attuali per una sorta di democrazia che permette ad un pubblico ampio di poter nutrire il proprio amore per l’arte attraverso il collezionismo.
Le foto vernacolari sono senza tiratura e prive di firma che le rende accessibili a molti ed ha un valore storico documentale.
Le foto dei pionieri del nudo maschile, come Bob Mizer e Bruce of Los Angeles, per rarità, bellezza e importanza storica, rimarranno un punto di riferimento della galleria. Le mostre temporanee saranno la piattaforma per conoscere anche il punto di vista attuale di autori emergenti sulla nostra società.
Dove ha trovato gli scatti vernacolari?
Gli scatti vernacolari provengono da Stati Uniti, Italia, Germania, Francia, Ucraina e Serbia. La raccolta è frutto di una lunga selezione e ricerca durata più di 15 anni.
Perché ha scelto Bob Mizer e Bruce of Los Angeles?
Ve ne sono altri, anche, ad esempio, Kris of Chicago, Don Whitman (Western Photography Guild) e Bill Seay.
Questi autori hanno contribuito a liberare il nudo maschile, diventando un punto di riferimento per la comunità omosessuale americana ed europea della seconda metà del Novecento.
Bob Mizer è considerato uno dei pionieri di questa forma d’arte per aver unito esplicitamente nudità, attività fisica ed erotismo, e per aver proposto i suoi scatti ad un pubblico di massa costituito da soli uomini. Poi grazie a Physique Pictorial (1951-1990), una delle prime riviste gay, il nudo maschile uscì da accademie e circoli ristretti, per diventare oggetto pubblico anche da desiderare.
Bruce of Los Angeles diede un tocco patinato al genere della Physique Photography, combinando sapientemente maestria tecnica con tocchi di glamour hollywoodiano. Sotto la sua lente, cowboy e uomini nudi fotografati all’aperto sono diventati divinità dall’eterna bellezza.
È importante comprendere che la fruizione della nudità del corpo maschile come succede oggi in internet, sui social, nelle pubblicità e nelle app di dating, è frutto di un lungo processo culturale.
È fondamentale sapere che questi scatti sono stati fatti quando la nudità maschile era vietata e l’omosessualità era punibile con l’arresto.
Quali sono i suoi prossimi propositi?
Ampliare la collezione di foto vintage, creare mostre immersive e presentare pittori emergenti.
Info galleria
- Galleria Leòn – Via Galliera 42/A, Bologna
- info@gallerialeon.com
Claudia Quintieri, classe ’75, è nata a Roma, dove vive e lavora. Si è laureata in Lettere indirizzo Storia dell’arte. È giornalista, scrittrice e videoartista. Collabora ed ha collaborato con riviste e giornali in qualità di giornalista specializzata in arte contemporanea. Nel 2012 è stato pubblicato il suo libro "La voglia di urlare". Ha partecipato a numerose mostre con i suoi video, in varie città. Ha collaborato con l’Associazione culturale Futuro di Ludovico Pratesi. Ha partecipato allo spettacolo teatrale Crimini del cuore.




















