Arte Fiera di Bologna. Il nostro tempo non abita più qui

Bologna, la signora della cultura, è la città dove l’Università è indicata come la prima nata nel mondo occidentale, e il luogo in cui è nata la prima fiera d’arte contemporanea in Italia (1974). Sarà per questo che girando per i padiglioni di Arte Fiera 2018 ho respirato solo un’aria rassicurante, legata a quel periodo storico ricco di fermento e di crescita: gli anni ’70.

Tutto articolato in Main Section (con la sottosezione Modernity) con 107 gallerie, Solo Show con 28 gallerie, Photo con 12 gallerie, Nueva Vista con 4 gallerie, per un totale di 151 presenze, una divisione volutamente solo su carta, tanto che in fiera non c’era un percorso in tal senso.

Nessun guizzo di esaltazione per quello che mi riguarda, ma lo stesso non mi sembra di aver visto e sentito tra le persone (non molte, almeno il venerdì) che percorrevano i 2 grandi padiglioni della fiera.

Noto da subito assenze tra le gallerie, come per esempio quella della storica  romana di Pio Monti, ma anche rientri in fiera come quello di Città Projects.

Questa galleria veronese torna dopo qualche anno, con un progetto puntato su un’unica giovane artista, Giorgia Severi, la quale fa un lavoro legato alla natura e all’ambiente, molto lirico e allo stesso tempo concreto. Sono calchi su carta di cellulosa che testimoniano come le variazioni climatiche stanno fortemente incidendo sui nostri territori.

Alcune annotazioni di rilievo o meno incoraggianti vanno fatte.

Molto elegante la figurazione espressionista dell’artista finlandese Jenni Hiltunenda, ospitata da Mimmo Scognamiglio. Donne con le occhiaie ritratte su grandi tele, annoiate o forse stanche, l’immagine di un universo femminile non patinato come i social ora richiedono, ma reale.

Nella galleria Me Vannucci di Pistoia, tra le sue proposte, ho apprezzato  Fabrizio Corneli con un lavoro che si basa sullo studio dell’ottica e della geometria in un notevole  gioco di colori, luci ed ombre.

Ben curati anche i Solo Show di due grandi donne: Maria Lai alla galleria Morone (Milano) e Regina José Galindo da Prometeogallery (Milano).

Per Regina José Galindo, la storia del suo paese (Guatemala) ha segnato molto la sua vita e le scelte fatte; non ha mai studiato arte, non ha mai frequentato una scuola o un accademia, ma si è formata ed è diventata artista per denunciare l’ingiustizia sociale. E questo lo racconta mettendo lei stessa e il suo corpo in prima linea per contestare.

“l’emozione può molto di più rispetto alla ragione”

Maria Lai, artista sarda scomparsa nel 2013, nel suo linguaggio così poetico fatto di trame, telai, libri cuciti (e creta), ci permette anche di fantasticare davanti al suo Muro. Cemento e terracotta in cui potersi perdere nel cercare e nel conoscere.

“…è sempre il muro a decidere, e non sempre il muro parla chiaro, ha bisogno di tempo.”

Nella Montoro12 Contemporary art c’è un forte fermo immagine sul misticismo e la contemporaneità: è firmato da Faig Ahmed e titolato Limits 2015.

Ma la luce e sempre quella da cui vengo più attratta: è nella Galleria di Legnano FerrarinArte. Qui, l’artista Carlo Bernardini, che già dalla fine degli anni ’90 usa la fibra ottica, trasforma lo spazio da contenitore ad opera: la proiezione dello spazio oltre la dimensione e l’energia che crea architetture nuove. All’interno di una stanza buia sono presenti sculture di luce libere e Light Waves, cioè racchiuse in strutture di plexiglass.

Da segnalare anche la galleria Rossmut con Pamela Diamante, che mette in evidenza lo stato di allerta in cui viviamo costantemente. Il percorso di questa giovane artista, con un passato come paracadutista nella Folgore, è articolato in uno studio di ricerca delle interrelazioni tra scienza e comunicazione e di come le comunità siano in grado di percepirlo.

Aldo Runfola alla Galleria Michela Rizzo, con la sua opera Le Lenzola decisamente sarà stata una delle opere più fotografate, così come il tappeto dipinto di Luca Pignatelli alla Galleria Poggiali.

In conclusione, non ho trovato un gran fermento d’arte e di novità in questa 42. Arte Fiera di Bologna. L’arte racconta anche il nostro tempo: non credo di averlo visto qui.

Serena Achilli

Serena Achilli

Serena Achilli, studiosa appassionata d'arte contemporanea, è curatrice indipendente e direttore artistico di Algoritmo Festival. Scrive per raccontare la propria contemporaneità cercando con cura pensieri e parole. Ha un Blog in cui c'è tutto questo e altro ancora.

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