Antoni Muntadas e le interconnessioni – A Bologna la Villa delle Rose a mostra chiusa per Covid-19 le custodisce

Antoni Muntadas è un artista spagnolo (1942) che vive tra New York, Barcellona e Venezia ed è stato tra i primi artisti ad utilizzare internet (Media Art);  la sua arte è una costruzione di lunghi lavori con l’utilizzo di vari media per comporli e tematiche quali la politica, il sociale, la comunicazione e come l’arte si lega a tutto ciò creando uno scambio, in un flusso continuo (andata e ritorno) di contatto.

Difficile descrivere o inglobare in uno solo concetto l’opera totale di Muntadas, ma la parola progetto  è di sicuro quella che meglio racchiude tutta la visione del  suo lavoro e per certo quella da lui più usata. Non pensa mai ad un’opera d’arte o ad una installazione specifica, ma tutto deriva dalla costruzione di  un progetto, appunto, dove poter far confluire una serie di studi e informazioni raccolte. E’ un artista che lavora sui media con i media, sviluppa un’idea, partendo dal cosa e dal perché per arrivare al come e con quali strumenti realizzarla (foto, video, installazioni, interventi urbani ecc.).

Un percorso da eseguire per arrivare ad un risultato, tutto legato ad un contesto (luogo e concetto), un lavoro processuale dove il tempo è essenziale e caratterizzante.

Molti dei suoi  progetti sono prodotti in lunghi periodi (10/20 anni) e pensati per un luogo/spazio ben specifico, quindi Site Specific, ma anche Time Specific cioè realizzati per quel tempo, per quel momento storico ben preciso in cui il lavoro è stato prodotto ed ha ‘l’urgenza’ di essere presentato.

In totale antitesi con l’era contemporanea dove tutto scorre velocemente, lui si ferma ad analizzare il movimento di questa in maniera lenta e costante; analizzando le trasformazioni legate alla globalizzazione, alla relazione pubblico/privato, alla politica e i media, alla paura come tema di controllo e alla traduzione (linguistica, culturale e visiva).

“L’oggettività non esiste, a me piace definire l’idea che esista una soggettività critica” (da un’intervista di Laura Cherubini – “Flash Art”, 2015).

Per comprendere e conoscere bene Antoni Muntadas va vista la sua produzione  nella sua totalità, confrontando i vari progetti, così come nella mostra alla Villa delle Rose di Bologna. Si tratta di cosmologie che raggruppano vari lavori a partire dagli anni ’70 ad oggi, in un allestimento pensato ad hoc per la  Villa.

On Translation, ad esempio, è una serie inizia nel 1995 e si basa sullo studio delle migrazioni e decodificazioni delle culture: l’arte che traduce. Nello specifico On Translation: On View (2004) è un video di 7 minuti prodotto in un luogo di attesa, un posto pubblico e anonimo dove le persone guardano all’esterno e noi (pubblico) guardiamo loro; qui l’artista analizza i temi del controllo, dell’attesa e come vengono percepiti. In On Translation: Himnes (2016) quattro video proiettano un momento fulcro di una partita di calcio, l’inizio gara in cui le squadre cantano il proprio inno nazionale.

Si tratta di un  rituale celebrativo della nazione, visto come uno spettacolo globale e legato anche ad una sorta di erotismo creato involontariamente dai calciatori in campo. Nel video Media Stadium (1992-2004), Muntadas descrive perfettamente con immagini e parole, la funzione sociale di questo luogo cruciale  che può essere si stadio, ma anche arena, anfiteatro o circo, dove si fa politica, musica, spettacolo, religione e sport. Un grande spazio simbolico,  dove  l’insieme di linguaggi e di diverse culture di massa confluiscono insieme, e come  il controllo, la potenza e il consumo vengono veicolati dai mezzi di comunicazione e d’informazione.

La Television (1980) è un’ installazione dove su una vecchia tv spenta,  posta in un angolo di una stanza, vengono proiettati frame di immagini pubblicitarie e di giornali degli anni ‘70/’80. Uno spaccato perfetto di quella società, che ha come sottofondo musicale La Televisiun di Enzo Jannacci.

In The File Room (1994-2011,  www.thefileroom.org), inizia una collaborazione con il team dello spazio alternativo Randolph Street Gallery di Chicago; nel progetto “esplora, al momento della sua creazione, le nuove incipienti possibilità offerte da internet come spazio pubblico e di dialogo sociale”. Nei primi anni ’90 così si crea la prima rete di interazioni aperta alle segnalazioni di casi di censura culturale su scala globale, costruendo così  la base della Net Art e anticipando di qualche anno  WikiLeaks .

Nel processo creativo di Muntadas c’è un’interconnessione continua tra arte e vita analizzata e sviscerata in tutti i suoi aspetti, un’indagine macroscopica con focus specifici su quelli che sono i temi della realtà contemporanea. Queste ricostruzioni sono da lui chiamate artefatti, basati sull’investigazione e sulla conoscenza del mondo da un punto di vista sociologico e antropologico,  da lui allestisti  per poi essere decodificati dal pubblico. E’ il metodo Muntadas, la politica, l’architettura, l’ambiente, la pubblicità, i luoghi (l’università, lo stadio, i grandi quartieri delle metropoli) e come l’uomo e l’arte si mettono in relazione con essi.

In chiusura, qui cito la frase-monito che si legge all’ingresso di questa mostra e che racchiude il concetto di tutta l’opera di Muntadas:

“Attenzione: la percezione richiede impegno”.

Alla luce degli attuali stravolgimenti a causa della Covid-19, che ha portato alla chiusura della mostra, sospesa sino a data da destinarsi (in attesa della Fase 2 del governo, quella della ripartenza), chissà se la pandemia che ha colpito il modo intero farà parte di un prossimo suo progetto…

Info mostra

  • Interconnessioni | Antoni Muntadas
  • A cura di Cecilia Guidi e Lorenzo Balbi
  • Villa delle Rose
  • Via Saragozza 228/230
  • 18 gennaio 2020 –  sospensione causa Covid 19
  • Istituzione Bologna Musei/ Mambo – Museo d’Arte Moderna Bologna
Serena Achilli

Serena Achilli

Serena Achilli, studiosa appassionata d'arte contemporanea, è curatrice indipendente e direttore artistico di Algoritmo Festival. Scrive per raccontare la propria contemporaneità cercando con cura pensieri e parole. Ha un Blog in cui c'è tutto questo e altro ancora.

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