Nello splendido Palazzo Fortuny di Venezia ha inaugurato il 6 maggio e chiuderà il 22 novembre 2026 la mostra dello scultore austriaco Erwin Wurm (1954 a Bruck an der Mur) dal titolo Dreamers.

Il Palazzo Pesaro degli Orfei, fu acquistato e recuperato da Mariano Fortuny nei primi anni del ‘900, divenne dimora sua e della moglie Henriette Nigrin, che dopo la morte del marito lasciò al comune di Venezia l’immobile in eredità con questa specifica: “utilizzato perpetuamente come centro di cultura in rapporto con l’arte; il salone centrale al primo piano dovrà conservare le caratteristiche di ciò che fu lo studio preferito di Mariano Fortuny y Madrazo, con le opere, i mobili e gli oggetti che vi si trovano attualmente; l’immobile dovrà essere denominato Palazzo Pesaro Fortuny”.
Il luogo mantiene ancora il suo fascino storico e l’impronta dei coniugi Fortuny, con i tessuti, i tendaggi ed i divani dell’epoca, percependo ancora l’anima di quella casa- laboratorio da loro allestita. Molte e prestigiose le mostre che si sono alternate negli anni, come Artempo del 2007, dove archeologia e contemporaneo si alternavano in oltre 300 opere lì allestite.
L’ultima è una grande mostra monografica su Erwin Wurm, curata da Elisabetta Barisoni e Cristina Da Riot e incentrata in tre sezioni di lavori.
La prima è su opere che hanno reso famoso l’artista e sono le One Minute Sculptures, create negli anni ’90. L’interattività con il pubblico e la sua partecipazione contribuiscono alla costruzione temporanea delle opere, ridefinendo così il concetto di corpo, tempo e di oggetto artistico.
Lo spettatore si inserisce là dove l’artista ha lasciato lo spazio intenzionalmente per lui, passando così da spettatore a dispositivo attivo, un gioco istantaneo con libri, divani e mobili, che li comincia e li finisce.
L’altra serie è Substitutes, indumenti senza corpi che diventano sculture, un’identità delegata agli abiti che indossiamo, come tracce di una presenza invisibile.
Wurm mette in evidenza la fragilità e la costruzione sociale dell’individuo contemporaneo, dove il corpo, prima attivo (One Minute Sculptures) ora viene sostituito solo da un’impronta simbolica. Afferma l’artista:
“Cerco di guardare la società attraverso la prospettiva dell’assurdo, perché credo che in questo modo si possa vedere qualcos’altro rispetto ad uno sguardo normale”.
L’ultima serie, che da il titolo alla mostra è Dreamers, dove vediamo gambe e piedi sbucare da sotto ad enormi cuscini. Qui il corpo non è più attivo o sostituito, ma immerso e sospeso in una dimensione onirica.
Giocare con i corpi, distorcerli o farli sparire, amplificare oggetti, sono input che ci invitano a ripensare continuamente in che mondo stiamo vivendo e come abitiamo lo spazio che ci circonda.
L’ironia e l’umorismo sono parte essenziale dell’arte di Wurm, che con le sue costruzioni paradossali, diventano strumenti in cui l’artista smaschera la società contemporanea ridefinendo la scultura come strumento di riflessione.
“L’ordinario è così vicino e così familiare a noi che siamo portati a trascurarlo. Guardare l’ordinario dalla prospettiva dell’assurdo e del paradosso ci dà l’opportunità di vedere qualcosa di diverso, forse più interessante.”
All’interno del Museo Fortuny, la ricerca di Erwin Wurm assume così una forma specifica, forse inattesa, ma capace di dialogare con la storia trasformando la scultura in un’esperienza che attraversa il tempo.

Serena Achilli, studiosa appassionata d'arte contemporanea, è curatrice indipendente e direttore artistico di Algoritmo Festival. Scrive per raccontare la propria contemporaneità cercando con cura pensieri e parole. Ha un Blog in cui c'è tutto questo e altro ancora.

















