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La Torre di Chia di Pasolini, nella Tuscia una querelle tutta italiana

di Serena Achilli

Chia è un piccolo borgo tufaceo a 7 km dal suo comune di pertinenza, Soriano nel Cimino (Viterbo), con circa 400 abitanti.

Il paese che si arrocca sulla valle del Tevere, è stato insediamento etrusco e pre-etrusco come testimoniano varie tombe a grotta, pozzi e case ipogee, ma è in epoca medioevale che ha avuto il suo sviluppo. Fu di proprietà della Camera Apostolica e poi passò a varie famiglie come gli Orsini, i Guastapane, i Colonna, fino ai Lante Della Rovere ed ai Borghese.

A poca distanza dal centro sorge il complesso fortificato di Colle Casale, più conosciuto come la Torre di Chia, situato su un promontorio ai cui lati, nel fondo di due forre di circa 40 metri, corrono i torrenti di Fontana Vecchia e quello di Fosso Castello che vanno a formare all’apice dello stesso il Fosso del Rio.

immagine per Torre di Chia (interno)
Torre di Chia (interno)

La Torre risalente al XIII sec. a pianta pentagonale ed è alta 42 metri e, insieme ai ruderi del castello compone ciò che è rimasto dell’antico complesso.

Il torrente di Fosso Castello, adiacente la torre, rende il passaggio spettacolare con il suo irrompersi sulle rocce e creando le cosi dette  “Cascatelle” di Fosso Castello che si gettano su delle piscine naturali adagiate sui blocchi di trachite.

immagine per Le “Cascatelle” di Fosso Castello
Le “Cascatelle” di Fosso Castello

Un luogo non solo importante da un punto di vista paesaggistico ma anche storico, se pensiamo che la Torre di Chia insieme al Castello Orsini (Soriano nel Cimino), in comunicazione visiva tra loro, erano i più importanti castelli a difesa di quella porzione di confine tra la Tuscia Longobarda e la Tuscia Romana-Bizantina che passava nella valle Teverina.

Un limes storico, un confine che un tempo univa e divideva due importanti zone in un crocevia dove si ha a portata di mano il Lazio, l’Umbria e anche la Toscana.

Nei primi anni ’60 questo luogo come altri della Tuscia furono visitati da Pier Paolo Pasolini, il quale si innamorò della natura, dei paesaggi e delle persone tanto da girare alcuni film come Il Vangelo Secondo Matteo, Medea, Uccellacci e Uccellini e  il Decameron.

immagine per Pier Paolo Pasolini alla Torre di Chia
Pier Paolo Pasolini alla Torre di Chia

A Chia ha scritto Petrolio e gli dedicò l’ultima parte de il Poeta delle ceneri scritto tra il 66 e il 67 e pubblicato postumo nel 1980:

“Ebbene, ti confiderò, prima di lasciarti,
che io vorrei essere scrittore di musica,
vivere con degli strumenti
dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare,
nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto
sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta
innocenza di querce, colli, acque e botri,
e lì comporre musica
l’unica azione espressiva
forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà.”

Nel 1970 dopo anni di trattative, finalmente riuscì a realizzare il suo grande desiderio, vivere in questa terra che gli appariva come un luogo sospeso, fuori dal tempo, capace di custodire la memoria di un’Italia contadina e primitiva, ormai minacciata dalla modernizzazione e dal consumismo.

Divenne il suo rifugio creativo, immerso nella natura e lontano dal caos di Roma, diventando così il suo posto prediletto di scrittura e meditazione.

All’interno della proprietà, addossandola ai ruderi del castello, realizzò la sua casa, con una parte non visibile dall’esterno, e vi installò delle grandi vetrate che davano visibilità e apertura sul paesaggio. Di fianco alla sua abitazione, una piccola costruzione in legno era adibita a spazio creativo per dipingere e ascoltare musica.

In questo periodo fu importante il suo impegno di immagine e politico per la nascente Università della Tuscia, manifestando a Roma con gli studenti viterbesi. In quella che nel 1975 era la LUT (Libera Università della Tuscia) organizzò un concorso fotografico internazionale, portando in giuria personaggi come: Dacia Maraini, Ennio Calabria, Tonino Delli Colli e Dante Ferretti.

Dopo l’assassinio di Pier Paolo Pasolini nel 1975 la sua eredità sia fisica che intellettuale passa alla cugina Graziella Chiarcossi, la quale per molto tempo mantiene anche la proprietà della Torre, organizzando all’interno eventi culturali e promuovendo iniziative.

Nel 2020 Graziella Chiarcossi decide di non poter più continuare a tenere un impegno così grande e, come dichiara su un articolo pubblicato sul “Messaggero” a fine luglio scorso, ha incontrato funzionari del Ministero della Cultura e del Comune di Soriano nel Cimino, lasciando a loro un diritto di prelazione sull’acquisizione e richiedendo garanzie sul futuro della Torre: accordi che non sono andati a buon fine.

Per questo lei decide di venderla nel 2021 a Gabriele Gallinari. A questo punto la vicenda diventa ingarbugliata, tra Usi Civici, Università Agraria e il nuovo proprietario.

L’Università Agraria di Chia nel 2022 chiede ad un giudice di stabilire di chi fosse la proprietà della zona di Casale Castello e, nel 2025, il Commissario degli Usi Civici stabilisce che quel luogo è di pubblica proprietà e che la vendita non è valida.

Nel giugno 2026 la Regione Lazio ne ha avviato la restituzione; la contesa pare proseguirà fino al 2028 e chissà se andrà ancora avanti e per quanto tempo. Adesso ci si chiede come mai questa situazione diventa così complicata dal momento in cui subentra una nuova proprietà e cosa è cambiato dagli anni in cui ci viveva Paolini e poi la sua erede.

Nel frattempo è stato creato il Parco delle Cascate di Chia del Fosso Castello, un’area ora delimitata in cui è previsto un biglietto d’ingresso e dove l’immagine e l’opera di Pasolini vengono costantemente richiamate.

Sulla carta sembrerebbe poco da dire, a patto di fare tutto nel rispetto del luogo, del personaggio e della sua memoria e confidando nella gestione a non ridurlo in una semplice operazione turistica.

In ultimo, una considerazione: il tema degli Usi Civici è oggi quasi del tutto sconosciuto ai più, eppure riguarda da vicino il futuro e i diritti di molte comunità.

Basandosi ancora su un impianto normativo risalente al 1927, questo istituto meriterebbe un aggiornamento, non solo per la vicenda della Torre di Chia, ma per i tanti territori abbandonati che potrebbero tornare a nuova vita se affidati alla gestione attiva della collettività o all’iniziativa di privati illuminati.

Una vicenda complessa che ha il merito, se non altro, di aver acceso i riflettori su leggi e norme esistenti che possono portare a delle vere e proprie battaglie di carte bollate, economiche ed emotive.

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Serena Achilli, studiosa appassionata d'arte contemporanea, è curatrice indipendente e direttore artistico di Algoritmo Festival. Scrive per raccontare la propria contemporaneità cercando con cura pensieri e parole. Ha un Blog in cui c'è tutto questo e altro ancora.

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