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Parole come luoghi e veicolo di trasformazione

di Luca Barberini Boffi

Oltre il linguaggio: dove le parole diventano luogo è l’evento conclusivo del ciclo espositivo La Materia dei Luoghi Immaginari alla Sabato Angiero Arte di Saviano (NA), galleria atipica, periferica (e poco commerciale: è capitanata da un artista) che porta avanti da tempo una politica culturale sperimentale e plurilinguistica volta a creare interazioni, confronti e articolazioni inconsuete nell’ottica di una maggiore e più piena fruizione delle arti.

In quest’ultimo appuntamento legato al ciclo espositivo in atto, l’arte si fa ponte tra pensiero e percezione, tra visibile e immaginario. L’iniziativa, che coinvolge artisti e pensatori, esplora la parola come strumento generativo, capace di costruire spazi che non seguono le leggi della geometria, ma quelle dell’immaginazione e della mente.

Al centro del progetto, la parola non è solo mezzo di comunicazione, ma diventa materia viva, essenza creativa e veicolo di trasformazione.

Tra i protagonisti dell’evento: Giuseppe Caccavale, artista e poeta, presenta Lettera ad un amico napoletano, un’opera intima e poetica  in cui la parola scritta diventa disegno, spazio e presenza. Il testo, affidato alle mani del destinatario, prende forma sulle pareti, trasformandosi in tessitura emotiva che unisce distanza e prossimità.

Il filosofo Giuseppe Ferraro accompagna il pubblico in un viaggio attraverso il linguaggio, vissuto non solo come strumento, ma come energia creativa. Il suo intervento si propone come riflessione profonda sulla parola come esperienza e costruzione di senso, oltre i confini del linguaggio convenzionale.

immagine per Giuseppe Ferraro
Giuseppe Ferraro

I giovani artisti Fatima Benedetto, Simone Luciano e Nicola Zucaro, propongono una riflessione sul silenzio e sull’assenza di parole con l’opera No More Words: una scritta in nastro adesivo, un testo e un video che denunciano la saturazione del linguaggio contemporaneo, invitando a una pausa significativa e a un ascolto del non detto.

immagine per Fatima Benedetto, Simone Luciano e Nicola Zucaro
Fatima Benedetto, Simone Luciano e Nicola Zucaro

Il fotografo Peppe Maisto, offre un atto di resistenza poetica con un lavoro che attraversa il buio dell’esperienza umana, illuminato solo dalla torcia testarda della speranza. Un frammento scritto nel silenzio di una soffitta diventa eco universale.

Giuseppe Cerrone, infine, chiude la serata con il monologo Tenere un cece in bocca, un invito a riflettere sul potere del silenzio, spesso dimenticato in una società logorroica e rumorosa.

Oltre il linguaggio è un invito ad abitare luoghi immaginari dove la parola crea mondi, e se “disegna distanze”, ebbene, può “accorciare le assenze”, come ci dice Sabato Angiero, sottolineando che sì, “è uno spazio dove arte, filosofia e poesia si intrecciano per generare nuove visioni del reale”.

Informazioni

 

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Luca Barberini Boffi, ex imprenditore nel mondo della carta stampata.
Esperto di comunicazione e di arti visive, vive tra Milano, Roma e Strasburgo, dove risiede. Organizza convegni internazionali su Beni Culturali e collezionismo, scrive su testate di settore. Viaggia molto all’estero per lavoro e per passione. Collabora saltuariamente come consulente artistico nel Maine, U.S.A.

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