Dario Antiseri era nato a Foligno il 9 gennaio 1940 e dopo l’università a Perugia aveva perfezionato i suoi studi in vari atenei europei. Allievo di Karl Popper, del quale aveva diffuso in Italia il pensiero anche attraverso una delle più note biografie pubblicata per Rubbettino, aveva applicato il razionalismo scientifico dell’epistemologo austriaco a vari ambiti del sapere e dello spirito.

Il suo ultimo lavoro, pubblicato pure da Rubbettino, aveva un titolo che rappresentava a pieno il suo percorso di ricerca “I dubbi del viandante”, caratterizzato dal rifiuto di ogni domatismo.

Questo atteggiamento gli aveva talvolta attirato le critiche di parte del mondo della Chiesa che lo aveva accusato di relativismo, relativismo che egli rivendicava in realtà con forza: uno dei suoi libri di maggior successo, tra i molti editi da Rubbettino, si intitola proprio “Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano”.
Docente universitario presso la LUISS Guido Carli di Roma, amava profondamente i giovanoi e la divulgazione, tanto da aver firmato, insieme a Giovanni Reale, uno dei più diffusi manuali di storia della filosofia per i licei. La sua produzione saggistica è stata assai vasta. Molti dei suoi libri sono stati tradotti in vari paesi esteri compresi la Cina e la Russia.
È deceduto la notte del 12 febbraio nella sua abitazione di Cesi di Terni, dopo una lunga malattia che lo aveva portato a sospendere le sue uscite pubbliche.
Così Florindo Rubbettino:
«Forse i grandi maestri non muoiono mai davvero. Le loro idee continuano a vivere nel cuore e nella mente di chi le ha apprese dalla loro viva voce e a vibrare con vigore dalle parole incise nelle pagine dei libri che hanno scritto.
Questo pensiero mi è di grande conforto in un momento di dolore personale e di tutta la Casa Editrice come quello che stiamo vivendo per la morte di Dario Antiseri. Sentiamo più che mai il dovere di onorare la sua memoria impegnandoci ancora di più a far vivere e risuonare forte il suo insegnamento.
In un momento storico come questo che stiamo vivendo con il riaffacciarsi di vecchi e nuovi dogmatismi, con il preoccupante ritorno dell’intolleranza culturale, politica e religiosa, con una sempre più caparbia voglia di prevaricare sugli altri con la sola presunzione dell’ideologia, l’insegnamento di un grande maestro come Antiseri, che è stato un costruttore di ponti tra cultura umanistica e cultura scientifica, tra mondo liberale e mondo cattolico, tra università e scuola e che ha visto nel relativismo la spina dorsale dell’identità occidentale, è sempre più preziosa. Un relativismo fatto non di indifferenza ma di accoglienza della libertà e delle idee degli altri.
Un relativismo che non fa a pugni con la fede ma che anzi ne costituisce il presupposto ultimo perché essa possa essere esercitata.
Siamo relativisti perché cristiani e il relativismo e il nichilismo non sono il male dell’Occidente ma ne rappresentano i suoi elementi costitutivi, potremmo dire, citando due titoli di alcuni suoi libri e provando a fare una rapida sintesi di un tratto fondamentale del suo pensiero.
La scomparsa di Dario Antiseri rappresenta davvero una grande perdita per il mondo culturale italiano e in particolar modo per la nostra casa editrice.
Ad Antiseri e al gruppo di studiosi che lavorava con lui intorno al Centro di Metodologia delle Scienze Sociali, Rubbettino deve la felice intuizione della pubblicazione dei grandi classici del pensiero liberale austriaco tra i quali Menger, von Mises, von Hayek, le cui idee si sposavano con quelle del fondatore, Rosario Rubbettino che del liberalismo aveva fatto il suo cavallo di battaglia sin dagli albori della casa editrice.
In un periodo in cui parlare di liberalismo sembrava quasi provocatorio, Dario Antiseri ha avuto la forza di indicare una strada alternativa non solo a quella del socialismo di stampo sovietico che continuava ad affascinare molti intellettuali nostrani pur mostrando allo stesso tempo tutti i suoi limiti proprio laddove aveva trovato applicazione, ma anche a tutte le forme di interventismo e statalismo».
Luca Barberini Boffi, ex imprenditore nel mondo della carta stampata.
Esperto di comunicazione e di arti visive, vive tra Milano, Roma e Strasburgo, dove risiede. Organizza convegni internazionali su Beni Culturali e collezionismo, scrive su testate di settore. Viaggia molto all’estero per lavoro e per passione. Collabora saltuariamente come consulente artistico nel Maine, U.S.A.







