Artefiera n.40 #1: Qualche appunto e un approfondimento

Una ragazza con la camicia a pois diventa immediatamente un mito nel bel mezzo della colazione nel bed & brakfast: ha visto il film di Matthew Barney. Si è sciroppata le sei ore di River of fundament, ultimo lavoro dell’artista-fauno americano proiettato per il vernissage di Artefiera.

“Molto carnale ragazzi, veramente. Appena si vede un buco, puoi star sicuro che nell’arco di due minuti qualcosa ci finisce dentro”.

Mandiamo giù a forza il caffellatte. Rinvigoriti da queste premesse voliamo da Piazza Maggiore alla zona fieristica, partendo dalla Cattedrale di San Petronio per finire alla sede legale delle assicurazioni Unipol.

L’edizione numero 40 di Artefiera, curata da Claudio Spadoni e Giorgio Verzotti, si propone di valorizzare il percorso degli artisti e delle gallerie riconosciuti come punti guida dell’arte italiana degli ultimi anni.

Primo step, il salone 32. E’ quello dedicato alla Fotografia e alle nuove proposte che però, almeno per la maggior parte, non sembrano convincere a pieno, o almeno non la maggior parte. Tra i fotografi con la “effe” grande troneggiano Luigi Ghirri, Mario Giacomelli con i suoi Pretini e i paesaggi di Franco Fontana con prezzi che si aggirano attorno a qualche decina di migliaia di euro al massimo. Sui giovani da segnalare tra gli emergenti ci sarebbero due proposte della galleria bolognese CAR DRDE: Elia Cantori (Ancona, 1984) e Niccolò Morgan Gandolfi (Washington D.C. 1983). Entrambi si occupano di spazio, concentrandosi uno sul suo aspetto più materico, l’altro su quello più metafisico.

Camminando lungo i corridoi si avvicendano tipi da fiera, quelli vestiti da artisti, simil ricchi, ricchi veri, Biagio Antonacci. Cominciamo a sondare gli animi dei galleristi e alcuni di loro si dichiarano scontenti per l’eccessiva mole di opere, quantità invece di qualità, dicono. Certo è che l’ecumenica” (come qualcuno l’ha definita) fiera di Bologna mantiene fede al suo aspetto commerciale, più riposato rispetto all’avanguardia, di casa in altre occasioni. Ritornano alcuni nomi fissi tra le gallerie, oltre ai padreterni e onnipresenti Burri e Fontana c’è Bonalumi, reduce dal record di vendita di due anni fa ad un’asta di Christie’s della sua opera Blu (404.000 Euro). Così come il collega Castellani, battuto recentemente sempre da Christie’s per quasi 2 milioni di sterline. Si estroflettono anche i prezzi dei lavori di Mario Schifano, molto presente in fiera. Il suo Cleopatra’s Dream è stato venduto a New York per 893.000 dollari lo scorso novembre.

Artefiera ospita per lo più gallerie del Nord Italia, fatta eccezione per le partenopee Lia Rumma e Umberto di Marino e la palermitana Rizzuto. Nella Todi del Beato Jacopone però, risiede la Bibo’s Place di Andrea Bizzarro, storico dell’arte, e Matteo Boetti, curatore e gallerista, che qui si caratterizza per gusto, ottimismo e larghezza di vedute.

Ci confida Bizzarro:

“All’interno di Artefiera ci collochiamo con la nostra trasversalità. Accostiamo grandi maestri a giovani emergenti”

Nel loro stand convivono dei grandi pezzi storici con bellissimi lavori di giovani come Leonardo Petrucci e Alessandro Piangiamore.

Continua Matteo Boetti:

“Questa trasversalità si riflette anche nella varietà dei collezionisti che ci seguono e nelle loro caratteristiche, sia anagrafiche che professionali e sociali. Così è per i prezzi delle nostre opere in vendita che vanno dal lavoro di un emergente che si aggira attorno ai duemila euro, fino a un grande maestro da un milione di euro. Anche se, in fin dei conti, il tempo è galantuomo e aggiungere tre zeri non è sempre un assoluto sinonimo di qualità.”

Poco più in là c’è Emilio Mazzoli e vederlo è come vedere Springsteen, anzi no, B.B. King con l’intuito di Bischofberger (anzi con più intuito, a detta sua, e io ci credo). Un mito vero, solido, seduto con intorno lavori di Ontani, Alex Katz, Sandro Chia e un tizio in basco e occhiali da sole che gli fa i complimenti ma che scambia D’Annunzio, ritratto da David Salle, per Alessandro Manzoni. Ribadisce agli amici:

“Quello è Manzoni, quanto ci scommettiamo?”

Se Artefiera è il posto on, quello off è sicuramente Set Up Art Fair, creato e diretto da sole donne, con ottimi talk (Simona Achilli, Massimiliano Capo – Algoritmo). Questa Fiera si svolge nei locali dell’Autostazione di Bologna ed è’ un evento dedicato ai giovani che chiede agli espositori di presentare un progetto curatoriale con almeno un artista under 35, presentato da un testo critico di un curatore under 35. Molte le situazioni interessanti, tra cui la galleria romana White Noise di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti, vincitrice in questa occasione del premio Sponge, una residenza per curatori. Da soli due anni il loro spazio nel quartiere San Lorenzo è un vero punto di ritrovo per le nuove generazioni di artisti e fruitori.  Ad Eleonora Aloise chiediamo  come abbiano organizzato le loro scelte per partecipare a Set Up:

“Ci siamo concentrati sul tema della fiera di quest’anno che è l’orientamento. Abbiamo scelto artisti che hanno già lavorato con noi come Bruno Cerasi e Stefano Gentile e la new entry Luca Di Luzio. Quest’ultimo ha realizzato una serie di opere che lui organizza come carte geografiche di isole ma che in realtà sono rielaborazioni grafiche di parti del suo corpo.”

Spiega Carlo Lolli Ghetti:

“Il nostro stand ha come titolo Declinazione Magnetica che è quell’angolo che definisce il gap tra nord magnetico e nord geografico.  Ciò che ci piaceva è che l’essere umano, guardando una bussola, non va mai verso il Nord reale ma in una direzione condizionata. D’altra parte il sistema di organizzazione dell’orientamento del mondo si basa su delle convenzioni che non sono sempre geografiche ma sociali, come può essere la decisione di far passare il meridiano zero per l’Inghilterra.”

Tantissimi gli eventi che hanno acceso Bologna in questi giorni, dal tributo di Lindsay Kemp al suo discepolo David Bowie, a Fruit, bella fiera dell’editoria indipendente a Palazzo Re Enzo. Certamente quello di Bologna rimane uno degli appuntamenti italiani più importanti nell’immenso sistema delle fiere d’arte mondiali. Un po’ di fatica si percepisce, di questi tempi in cui, se sei un gallerista, anche a New York ti aspetta il mutuo, solo che te lo dicono in inglese. Allo stesso tempo però rimane la convinzione che i nostri artisti siano davvero tra i migliori al mondo, anche tra le difficoltà, che però li salvano dall’appiattimento istituzionale di tante realtà straniere. Dopo aver macinato chilometri, salutiamo Bologna, ce ne andiamo alla stazione, ma non prendiamo l’Eptadone, come vorrebbe zio Roberto “Freak” Antoni. Magari la prossima…

Fotografie di Federica Campochiaro

 

 

Donato Di Pelino

Donato Di Pelino

Donato Di Pelino è nato a Roma nel 1987. E’ laureato in Giurisprudenza con una tesi sul contratto nelle arti visive, in particolare quello stipulato tra artista e gallerista. E’ redattore di artapartofculture dal 2009 e per il webmagazine ha scritto di arte privilegiando, in particolare, l’intervista in forma di conversazione e scambio con gli artisti. Si occupa anche di poesia e di musica.

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