W Coppi. Il tour della grande Arte italiana da Bibo’s Place

Nordafrica, 1944. Fausto Coppi (1919-1960), che due anni prima al velodromo Vigorelli, in una Milano sofferente di guerra aveva battuto il record del maggior numero di chilometri percorsi in un’ora detenuto fino a quel tempo da Maurice Archambaud, è prigioniero degli Inglesi in qualità di Caporale di Fanteria. Negli stessi istanti Giorgio Morandi, racconta il suo amico Roberto Longhi, “risaliva lento e nero l’erta bombardata di Grizzana, come una rampa di purgatorio”.

La mostra W Coppi, aperta alla galleria Bibo’s Place di Todi di Andrea Bizzarro e Matteo Boetti (che ora si è sdoppiata anche nella sede romana di P.zza Cavour) fino al prossimo 25 giugno, è una collettiva di importanti artisti del Novecento, riuniti sotto il motto inneggiante a un “eroe in salita”, campione sincero di uno sport duro, che allora, non dico come la Guerra ma quasi, seminava anche vittime (i fratelli di Coppi e Bartali morirono tutti e due a seguito di incidenti durante le corse).

La linea tracciata dalle ruote della bici Bianchi è allora il contorno del gusto e dello stile italiano, a iniziare dal solco con cui Morandi incide la lastra di rame e scopre le sue nature, consacrandole nella tecnica dell’acquaforte. Soggetti che all’artista bolognese interessavano in quanto relativi alla pratica, al lavoro continuo che lo avvicinava ai suoi maestri (Rembrandt, Carracci, Parmigianino e altri) di cui parlava, sempre secondo Longhi, “da conoscitore vero, non da amatore svagato”. Bibo’s presenta proprio alcune incisioni, per i collezionisti un’opportunità gradita anche alla luce dei successi delle ultime aste (Prints & Multiples, Sotheby’s 2018: http://www.sothebys.com/en/search-results.html?keyword=giorgio+morandi+) e delle esposizioni più recenti sul tema (si ricorda, di qualche anno fa, Morandi. L’arte dell’incisione. Palazzo Diamanti, Ferrara, 2009, a cura di Luigi Ficacci).

L’andatura pacata e solitaria della “bicicletta” di Giorgio Morandi accelera improvvisamente nei lavori di Mario Sironi, come il suo disegno per la copertina dell’Almanacco Enciclopedico del Popolo d’Italia; lo stesso popolo che è anche pubblico, spettatore sia dello sport, dell’Arte e della società del Regime. Lo scatto avviene con i Futuristi come Giacomo Balla, espressione del dinamismo sociale, industriale, metafisico, della muscolarità cinetica anche della lingua come rilevava Argan.

Lucio Fontana è presente in mostra con un Concetto Spaziale del 1957, anno dell’ultima vittoria importante di Coppi prima della sua morte (nel 1960) quando correva insieme ad Ercole Baldini  conquistando il primo posto al Trofeo Baracchi.

Del 1959 è la litografia Linea” di Piero Manzoni, quasi una traccia, un segno di un passaggio o la visione di una possibilità. La grande corsa dell’Arte italiana infatti annovera Manzoni come uno dei grandi “ingegneri” di scuderia, sperimentatore di nuovi materiali che aveva già considerato l’utilizzo della lana di vetro, dei sintetici, molto tempo prima che il ciclismo introducesse i telai in carbonio per le bici.

Accomunato a Manzoni per via di una vita breve e di una ricerca intensissima, Francesco Lo Savio corre davvero veloce in questa mostra con uno dei suoi filtri,  dove dimostra di saper usare bene i rapporti,  le relazioni tra spazio e luce e il percorso evolutivo delle forme.

La tappa della Pop Art prosegue in un ideale tratto cittadino dove ci si rialimenta con dei lavori di Franco Angeli o una combustione di una Bicicletta (1979) di Mario Schifano che, da appassionato pedalatore in casa sua – famosa una foto di Nancy Ruspoli che lo ritrae in bisi al Museo Napoleonico di Roma, dove stava all’ultimo piano -, disegnò le maglie del Tour de France nel 1989 e, in altre due occasioni, la maglia rosa per il Giro d’Italia. Il lavoro di Schifano per certi versi somigliava al ciclismo, una disciplina fatta di velocità, di scatti prossimi all’arrivo ma anche di pazienza prolungata, di vasti paesaggi a grandangolo, uno sport che in definitiva esiste insieme al paesaggio.

A indossare la pettorina in W Coppi ci sono anche Donato Piccolo (Roma, 1976) e Davide D’Elia (Cava de’ Tirreni, 1973), viventi (e non è poco) e ben posizionati nel tour dell’Arte contemporanea. Il primo corre con un grande progetto dei suoi, uno schema secondo cui architettare un fenomeno atmosferico mediante una figurazione quasi da enciclopedia, per ricondurre la natura a una comprensione umana.  I lavori di Piccolo reagiscono al tentativo della tecnologia di massa di superare l’arte visiva, motivo per cui l’artista non vuole essere un soggetto a latere di uno sviluppo e un progresso reale bensì un partecipante attivo che si interroga sulle funzioni della tecnica.

Se l’opera di Piccolo si presta alla visione di Auden della poesia, cioè come un meccanismo a ingranaggi da scomporre, essa trova in Davide D’Elia un corrispettivo più lirico, con il suo intervento su quadro antico a base di vernice antivegetativa. Alla radice della sua poetica c’è l’idea degli opposti. Da un lato, vi è l’aspetto cromatico, la suddivisione dello spazio dell’opera in due regioni tonali, vibrative di un contrasto timbrico che interessa la totalità del piano.

Dall’altro lo scontro termico tra la figura preesistente sulla tela (caldo) e la cinica condotta colposa dall’ antivegetativa (freddo), conflitto che tocca sia l’argomentazione scientifica sia quella strettamente sensoriale legata al quotidiano, per non dire etica. Annullando ogni forma di prospettiva, D’Elia presenta allo spettatore il tutto in un’ottica paritaria, così da rendere indistinto qualsivoglia valore o merito legato ai due fronti, sostituendo agli schieramenti cromatici in battaglia fra loro il reale soggetto dell’opera ossia il confine, la linea di trincea così ottenuta.

Info mostra

  • W Coppi
  • Bibo’s Place
  • P.zza Garibaldi 1, Todi
  • 21 aprile-25 giugno 2018
  • http://www.bibosplace.it/
  • Fotografie courtesy Bibo’s Place
Donato Di Pelino

Donato Di Pelino

Donato Di Pelino è nato a Roma nel 1987. E’ laureato in Giurisprudenza con una tesi sul contratto nelle arti visive, in particolare quello stipulato tra artista e gallerista. E’ redattore di artapartofculture dal 2009 e per il webmagazine ha scritto di arte privilegiando, in particolare, l’intervista in forma di conversazione e scambio con gli artisti. Si occupa anche di poesia e di musica.

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