Istanbul 74 al MAXXI di Roma. Il mondo nell’era della post-verità

Jannis Kounellis ha affermato durante una conversazione con Germano Celant, che alcuni artisti del Novecento (De Chirico nello specifico) tendevano a “un certo tipo di Nord”.

Attualmente sembra che l’arte di massa cerchi non solo una direzione, una linea geografica ma una istituzione territoriale, un comportamento che assomigli a un’idea comunitaria. La comunicazione nella forma dei grandi mercati, delle serie TV, dei dissidenti per professione riconosciuta, vorrebbe atteggiarsi a pilastro fondativo di un sistema morale, oltre che culturale.

Al più delle volte riesce solamente ad assecondare un meccanismo già collaudato, messo a punto da chi vede in questo una proiezione di affari. Tutto ciò annullando l’importanza del singolo a favore di un presunto luogo collettivo, una terra promessa mai mantenuta, una post-verità.

Istanbul 74, la piattaforma-evento che riunisce personaggi dell’arte e cultura mondiali, quest’anno ha trovato la sua sede al MAXXI di Roma nell’edizione curata da Demet Muftuoglu Eseli e Alphan Eseli insieme a Delfina Delettrez Fendi e Nico Vascellari e intitolata  Self Expression in the post-truth world.

Tanti gli ospiti (tra gli altri Enzo Cucchi, Jaime Hayon, Ayse Kulin, Volker Schlondorff, Clémence Poésy, Belçim Bilgin e Stella Schnabel) che si sono alternati in delle conversazioni liberamente fruibili dal pubblico e che hanno avuto il pregio di instaurare un dibattito autentico su molti temi, tra cui l’effettivo valore dell’individuo e della sua protesta, quando c’è.

Arto Lindsay, chitarrista e compositore americano-brasiliano, fautore, tra gli altri (Lounge Lizards, Talking Heads etc.) dell’underground newyorkese degli anni ’80, ha discusso del ruolo della musica con il duo di artisti milanesi Invernomuto.

Dice Arto:

Nella musica, quando ti preoccupi di quale suono far spiccare di più nel mixer, quale strumento utilizzare al posto di un altro, quello è un atto politico

Osserva anche come la musica rifletta le difficoltà del suo paese di origine:

Il Brasile sta soffrendo e la sua classe politica si disinteressa del tutto della realtà e dei problemi della popolazione”.

La proiezione del film Avalanche del regista spagnolo Carlos Casas, ambientato nella comunità Hichig tra le montagne del Pamir in Tajikistan, ci ricorda il peso dello spazio in un mondo in cui la dimensione del tempo ha preso il sopravvento. La società è per forza rurale sotto molti aspetti e così il gesto di forgiare il metallo o di macinare a pietra coincide con un rimosso collettivo che ciclicamente ritorna.

La fotografa Katerina Jebb racconta l’approccio che l’ha guidata nel suo lavoro, svolto mediante immagini di oggetti quotidiani che vengono scansionate e riassemblate a formare nuove composizioni. dichiara al giornalista Dan Thawley e alla creativa Michèle Lamy:

Credo che tutta l’arte derivi per forza da un’esperienza personale”

Spiega Francesco Vezzoli:

Da bambino mi rifiutai di fare la prima Comunione perché occorreva confessare al sacerdote tutte le bugie dette ma io non ho mai avuto bisogno di dire bugie… i miei genitori mi lasciavano fare quello che volevo”.

Vezzoli racconta la sua mostra personale Party Politics in corso alla Fondazione Giuliani di Roma, ritratti di uomini politici rivisitati. Dichiara di amare William Hogarth e il modo in cui ritraeva i personaggi del potere. Ha provato anche a vivere a Los Angeles per agevolare il suo lavoro che spesso incontra lo showbusiness ma è stato impossibile, sempre per un suo ostinato attaccamento alla verità:

A Los Angeles su tre parole che la gente pronuncia, due sono false”.

 Chiude la giornata una performance di Nico Vascellari con il progetto musicale Lavascar, fondato insieme alla stilista, imprenditrice e performer franco-algerina Michéle Lamy. Demet Muftuoglu Eseli, Alphan Eseli e Delfina Delettrez hanno dato vita a una piattaforma di reale interscambio culturale di alto profilo, lontana da moralismi. Vascellari è ancora una volta abile nell’inventare un luogo, ora una piazza, ora una bisca clandestina, in cui generare l’arte come legittima aspettativa.

La manifestazione Istanbul 74, si è svolta dal 29 maggio al 2 giugno 2019

Donato Di Pelino

Donato Di Pelino

Donato Di Pelino è nato a Roma nel 1987. E’ laureato in Giurisprudenza con una tesi sul contratto nelle arti visive, in particolare quello stipulato tra artista e gallerista. E’ redattore di artapartofculture dal 2009 e per il webmagazine ha scritto di arte privilegiando, in particolare, l’intervista in forma di conversazione e scambio con gli artisti. Si occupa anche di poesia e di musica.

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