La distanza tra sogni, bisogni, desideri, innovazione sociale e seduzione da un lato, e palazzinari senza visione dall’altro, a Milano, si cementifica ogni giorno di più. Ormai tra balconi e abitanti è lo stesso rapporto che c’è tra balcani e barconi che trasportano deportati d’altri tempi. Un tempo Milano era la città delle case di ringhiera, oggi è la città dei ringhi.
Era la città di Iannacci, Gaber e Fo, un tempo che fu. Da capitale unica dei sensi è diventata capitale dei sensi unici, i vigili di Totò e Peppino non ci sono più e il traffico è gestito dai semafori, gli attraversamenti urbani somigliano al coito interrotto, non c’è flusso emotivo che possa resistere alla violenza degli argini. Una città a misura Duomo che ha perso l’orientamento nonostante l’estinzione della nebbia, anch’essa diventata liquida e nascosta in banca, secondo l’uso corrente.

MiArt, un tempo fiera dell’arte qualitativa e senza paura, oggi non è più mia: gli stand sono calati dall’alto (verso il basso), e stand così le cose noi visitatori pascoliamo come le mucche in transumanza, senza sosta, senza eros, armonia, seduzione, riposo, piacere.
Sono anni che dico che dovremmo mettere mano alla logistica e all’organizzazione delle fiere, diventate un tour de force inutile e dannoso senza gioia. Anni. E dovremmo farlo affidando la progettazione agli artisti specialisti di spazio pubblico e rapporto con il corpo e i sensi, gli unici in grado di dare senso, di attivare i sensi, di invertire e divertire in ogni senso. Ma fino a quando ingegneri, politicanti, geometri e burocrati saranno al potere, il potere sarà sostantivo ma non sostanziale, perché il potere si sostanzia solo come verbo.
L’edizione del 2026 è davvero da dimenticare; pochissime gallerie hanno saputo interpretare quell’ambiente ostile che erano i padiglioni di MiArt quest’anno, nonostante i padiglioni servano ad ascoltare. Ed è proprio l’ascolto il segreto del valore permanente ed evolutivo dell’arte e della cultura: chiunque si ostini a restare sulle strade dell’errore non comprende l’altissima portata dell’errare che, da sempre, produce ricerca, intuito e scoperta. Bella scoperta. Chissà come ci è arrivato Colombo a scoprire l’America, se non errando.

Insomma un MiArt sacrificato sull’altare di fiere affamate di calce e di struzzi, mentre la fiera di Paris Internationale, Paris Milano, all’interno di Palazzo Galbani in piena ristrutturazione, è stata magnifica. Ci siamo sentiti vicini al lavoro, alla fatica, alla trasformazione, all’imprevisto e a tutta la sua poesia mentre le opere si aprivano ai nostri sensi attaccate al soffitto, appese alle pareti scavate, poggiate al pavimento lacerato, innestate nei nervi scoperti dell’edificio storico della produzione di omaggi, formaggi e fiducia.
Un’esperienza di trincea, di vita vera, di lavoro com’è l’arte stessa; identificazione e compenetrazione riuscitissime. L’opera di Ambra Castagnetti, in particolare, ha lasciato un segno indelebile nei miei sensi fino a farmela sognare per più di una notte. Molte le presenze di altissimo profilo, una fiera degna della Milano evoluta della sharing economy degli anni 2010-2020, uccisa dalla restaurazione di distruttori professionisti.
Per non parlare delle mostre; quelle della Fondazione Prada fondanti, fendenti e sfidanti, altro che pailettes scintillanti su passerelle di passaggio, utili solo a curare insicurezze e mancanza di carisma, identità, cultura.
Cao Fei e Mona Hatoum lasciano un segno indelebile nell’anima, inseminano una coscienza aliena e struggente che penetra nella linfa e non esce mai più, a formare e informare il tempo.
L’artista libanese, non nuova alla creazione di capolavori che entrano nelle vene, ha creato un’installazione con 32mila palline rosse che, messe a pavimento, formano la mappa del mondo; appena entri ti senti parte del mondo, poi però arrivano i sensi a dirti che quel mondo è costruito col sangue dei bambini, quelli che a Ovest giocano con le palline, a Est invece vengono usati come estrattori di globuli rossi, quando non muoiono per gli sporchi affari di assassini e demoni vestiti a festa, schiavi e oppressori di un dio da conto corrente che punisce chiunque vada contro corrente.
Quando torni da contesti così, capisci e senti che l’intelligenza merita questo nutrimento; non i recinti per mucche assassinate dalla noia e dalle celle ma fiumi senza argini dove lasciar correre lo sguardo e le emozioni che informano ogni cellula.
Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.
Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.
Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.
È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENEL, Deutsche Bank, Helsinn, SAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.
Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.
- Francesco Cascino
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