ultimi articoli dell'autore

Artissima, purissima, bellissima

di Francesco Cascino

Torino è stata sabauda per tanto tempo. Io c’ero al tempo della colonizzazione che toglieva il fiat(o), delle migrazioni forzate, dei lupi vestiti da agnelli. C’ero, e al calar della sera dovevi tornare a casa. In collina i regnanti, in pianura i sudditi. Poi un paio di Sindaci, qualche bravissimo curatore, soprattutto delle bravissime curatrici hanno rigenerato le periferie attraverso arte di ricerca e di processo, interventi pubblici in cui l’arte ha ripreso il suo atavico ruolo di aggregazione, emersione ed esplorazione di nuove identità che si trasformano in lavoro, economia e finanza, risolvendo così un problema che è di tutti; quelli intelligenti lo sanno, quelli che studiano lo comprendono bene e capiscono anche che per risolvere i problemi ci vogliono sviluppo urbano e trasformazione umana.

Arricchire i palinsesti culturali delle occasioni di incontro e le pari opportunità di apprendimento porta crescita e benessere, da sempre.

La cultura però non passa attraverso la parola, non la cultura evolutiva che sposta in avanti le sinapsi e alimenta la ghiandola pineale. La cultura come coltivazione del sé passa solo dalle immagini, dai suoni e dai profumi di massima qualità, quelli che producono artisti e artefici colti, preparati e soprattutto dotati.

Le improvvisazioni fanno comodo solo a chi urla alle disuguaglianze ma, sapendo di valere poco, fa in modo che tutto resti uguale. Si dicono liberali ma l’unica cosa che fanno bene sono i gruppi di potere, i Soviet dei salotti, il vero comunismo velenoso che non muore mai.

Detto questo, bisogna sapere che le fiere di arte contemporanea, come tutti gli eventi culturali di alto profilo, hanno una doppia anima che in realtà nei contesti evoluti è unica: cultura e business (o impresa in genere).

E cultura e business sono assolutamente pratiche identiche dal punto di vista dell’approccio, della soluzione dei problemi e dei meccanismi immaginifici che richiedono. Torino ne è un esempio formidabile.

Da anni ormai la fiera ha perso la connotazione manierista dell’uno vale uno e la selezione delle eccellenze è molto stringente: Artissima è la fiera delle gallerie di ricerca, perché tre fiere in un Paese di 60 milioni di abitanti non reggerebbero se non fossero diverse tra loro, per cui Torino, tutta Torino, ha scelto di avere una identità legata al futuro, alla sperimentazione, alla scoperta.

La qualità dei progetti, dell’etica e dell’estetica delle proposte è altissima, un po’ come la famosa acqua che sgorga dalle sorgenti di alta quota, la stessa quota che raggiungono le emozioni quando si entra ad Artissima. In special modo nel 2021.

Dopo un paio di anni da comfort zone, la fiera più importante d’Italia e la quinta più importante al mondo è tornata a sfidare neuroni ed economie intelligenti, i grandi collezionisti sono tornati in città e le grandi gallerie hanno riportato i loro straordinari artisti sul territorio.

Non che manchino i grandi artisti italiani, ma l’arte non ha confini e chi li pretende non è né un artista, né una persona avvisata sulle evoluzioni del mondo.

I confini, semmai, servono a far comprendere alle istituzioni nazionali, che vivono delle nostre tasse, che non possono continuare a riempire i loro vuoti di sapere con giannizzeri e concubine inadeguati alla ricostruzione; l’arte produce miliardi diretti e indiretti per cui è ora di svegliarsi e riportare in auge il sistema delle competenze.

Il sistema delle relazioni deboli, preferite a quelle forti perché si manovrano e quando le cose vanno male gli si può dare la colpa, è quello che ha prodotto il disastro a cui assistiamo in ogni campo. Fa bene Draghi a liquidare le primule come un’offesa all’intelligenza e alla memoria delle vittime del Covid, o a rimettere Arcuri & Company sui banchi a rotelle e rispedirli in Cina, non prima di aver chiesto lumi alla magistratura.

Artisti e curatori italiani di primissimo piano raccolgono premi, incarichi e successi internazionali importantissimi, poi tornano in Italia e le istituzioni preferiscono le mezze figure.

Dalle televisioni tematiche modello Art Attack alle Biennali egoriferite, dalle Quadriennali che offendono i tanti curatori titolati, ai progetti di rigenerazione urbana che attraggono investitori internazionali e ridistribuiscono ricchezza, questi baroni ci fanno perdere miliardi di euro. Letteralmente. Alcuni lo fanno per paura, altri perché impreparati, altri perché preferiscono gli amici e non hanno la spina dorsale per i confronti.

Io mi sentirei un po’ a disagio a vivere senza dignità e, allo stesso tempo, a parlare di arte. Il sistema torinese no. Qui sono capaci di mettersi in discussione.

La fiera perde colpi per un paio d’anni? Si rialza più bella e valoriale di prima.

La città viene governata da totali insipienti per cinque, lunghi, difficili anni, la cui responsabilità ovviamente però è di quelli di prima che si sono distratti? Bene, ripartiamo con i progetti, l’arte pubblica, gli eventi di qualità. Tra cui appunto spiccano Artissima e le Luci d’Artista, le mostre museali e quelle di alcune delle fondazioni, gli eventi, i talk, gli incontri per riprendersi il presente.

Una fiera stracolma di pittura altamente trasmittente, socialmente impegnata, eroticamente irresistibile, con gallerie di primissimo piano da tutto il mondo e una proposta di emergenti e beginners davvero tutta interessante.

L’aria che tira qui durate la fiera è magnifica, sembra di poter scalare le montagne e gridare al vento: Artissima, purissima, bellissima. E nuovissima!

immagine per francesco cascino
Website |  + ARTICOLI

Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENELDeutsche BankHelsinnSAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *