ultimi articoli dell'autore

RavelloLab, il think tank italiano per la cultura che fa bene alle competenze

di Francesco Cascino

Come diciamo sempre, per noi potere è un verbo, non un sostantivo.

Partecipo a RavelloLab dal 2018 grazie a PierPaolo Forte, oggi Presidente del Comitato tecnico scientifico di Art Thinking Project e Componente del Comitato scientifico di FederCulture e del Centro universitario europeo per i Beni culturali, (l’ente che organizza Ravello), già indimenticato Presidente del Museo Madre di Napoli e Componente del Consiglio di Amministrazione del Parco archeologico di Pompei, oltre che noto giurista internazionale e Ordinario di Diritto amministrativo, il quale è stato non solo uno dei founder di questo think tank in uno dei luoghi più belli e più colti del mondo, ma é anche uno dei quattro Chair che guida i quattro team di lavoro in questo evento annuale.

immagine per RavelloLab - foto F. Cascino
RavelloLab 2026 – foto F. Cascino

RavelloLab funziona così: fondato nel 2006 da Alfonso Andria, un uomo e un politico di prima generazione più unico che raro, insieme a Claudio Bocci e altri uomini illuminati, con il Centro Universitario europeo citato sopra, FederCulture e la Scuola nazionale del Patrimonio e delle Attività culturali, per elaborare strategie e nuovi dispositivi di miglioramento del panorama giuridico e fiscale che regola la produzione culturale nel paese, ospita dialoghi e confronti trasversali, aperti e senza confini.

Oltre a Forte, gli altri Chair quest’anno erano Fabio Pollice, Alberto Bonisoli e Marcello Minuti; una squadra di coordinamento formidabile, titolata e sempre in ascolto di ogni minimo bisogno di aggiornamento dei sistemi di governance.

Alla fine di due giorni di intenso lavoro, dove circa 60 persone impegnate nella cultura a vario titolo, dal MIC ai musei, dall’economia della cultura al diritto, dall’arte al teatro, si producono le cosiddette raccomandazioni al governo, cioè tutto quello che abbiamo elaborato in tre giorni di brainstorming e confronto serrato viene trasformato in proposte che poi il presidente Andria e i quattro Chair portano sul tavolo dei ministri competenti, a cominciare da quello della cultura ma non solo, dipende dai temi e dalle competenze.

È proprio a RavelloLab, nell’edizione del 2019, che il Ministero della Cultura, Confindustria e la stessa RavelloLab hanno firmato e aderito al nostro Manifesto Art Thinking, creato da noi al MAXXI, a Giugno dello stesso anno, insieme a PierPaolo Forte, Guido Guerzoni, Bartolomeo Pietromarchi, Michele Costabile, architetti, urbanisti, imprenditori, scienziati, artisti, curatori e curatrici di primissimo piano.

Il mondo è fatto della stessa materia dell’arte: è ibrido, armonico ed erotico  

Nel 2018 mi ero reso conto che a Ravello non c’erano curatori e non c’erano artisti connessi al contemporaneo, e appena proposi di colmare questa lacuna, un vecchio e pericoloso vizio della cultura italiana dove si prendono decisioni senza il destinatario che ha la competenza diretta, ovviamente il Board di RavelloLab accettò senza nessuna remora, e ne fu anzi entusiasta; così ci siamo arricchiti di uno sguardo particolarmente competente e aggiornato sui temi e le esigenze del presente, perché sembrava un po’ riduttivo lavorare per l’arte senza che l’arte dicesse la sua.

Oltretutto Forte e io, insieme agli altri Founder, lavoriamo da 16 anni insieme agli artisti inserendoli nei processi di ogni genere e grado, da monte a valle e in ogni contesto, dall’impresa al commercio, dal territorio alle amministrazioni.

Quest’anno a Ravello abbiamo parlato della riconnessione necessaria tra passato e presente nella produzione culturale, sono arrivate oltre 60 persone di una statura e di un profilo altissimi e già solo questo risolve in pieno il problema che secondo noi avvelena i pozzi dell’evoluzione in Italia: la qualità dei dirigenti, dei curatori, degli artisti, dei legislatori, della classe dirigente in genere deve essere alta, e solo così sconfiggeremo le procedure obsolete, i format asfittici, le iniziative che nascono dalla burocrazia invece che dai bisogni reali e dalle visioni di chi sa quello che dice, per esempio le Capitali di Arte e Cultura.

Tutto quello che gira intorno alla crescita culturale, sociale ed economica dei quartieri o delle zone interne, ad esempio, non possono prescindere dalla presenza di chi opera in quelle zone; solo loro ne conoscono concretamente la vita, per esempio le associazioni culturali che però, vivendo in ambienti distanti dal centro dei salotti buoni, devono essere privilegiate quando si tratta di ascoltarne le idee e le proposte.

I bandi hanno fatto la loro parte, è una storia finita che non serve più a niente salvo, come ci siamo detti a Ravello, che chi scrive i bandi non ascolti e non coinvolga prima i curatori e gli artisti insieme agli operatori territoriali.

Quando usciranno le nostre Raccomandazioni al governo ne darò conto ai lettori di art a part of cult(ure), per adesso vi racconto solo in modalità discorsiva quali sono stati i temi pregnanti che sono venuti fuori e che andranno appunto a costruire i suggerimenti.

Sin dal 2018, noi di Art Thinking Project, che ci chiamavamo Arteprima, abbiamo centrato i nostri interventi su tre pilastri fondamentali che ogni anno ricorrono pur coniugati a seconda dei temi di cui ci occupiamo: primo su tutti l’Education, cioè la formazione sia di chi lavora nei ministeri, sia di chi lavora nei musei, progettata però attraverso visioni derivanti da esperienze nel contemporaneo e fatta insieme a quelli come noi e agli artisti stessi.

Inoltre, rimettere allo stesso tavolo istituzioni, privati, imprese e operatori culturali, artisti compresi, vorrebbe dire alzare il quoziente intellettivo del tavolo in maniera esponenziale, e tutte le decisioni e i flussi operativi e strategici ne gioverebbero enormemente. Chi non capisce questa cosa semplicemente non fa il nostro mestiere o non sa di cosa parla.

Il secondo punto su cui battiamo da oltre 20 anni, anche con il nostro Responsabile di Strategie culturali e Relazioni con le Imprese Gianvirgilio Cugini, che è un avvocato societario ma anche un collezionista e un imprenditore culturale, quindi un perfetto ibrido in linea con la natura del mondo, è quello dell’Economia della cultura: i ritorni per le imprese che supportano la progettazione culturale di alto profilo nei territori e, conseguentemente, il nodo strategico delle leve fiscali: le imprese devono poter defiscalizzare l’intera cifra messa a disposizione come liberalità per lo sviluppo territoriale nei progetti a forte vocazione rigenerativa, risolutiva della coesione sociale, con al centro il ripristino del rapporto tra giovani e anziani, così come avevamo scritto noi nel Dossier di Pozzuoli capitale italiana dell’arte contemporanea 2028.

Un territorio più ricco di produzioni culturali di ogni genere, ma solo di alta qualità, riempie la vita e le sinapsi dei cittadini, attrae viaggiatori consapevoli, invita, accoglie, seduce e richiama anche investitori intelligenti. Altro che turismo: la cultura si fa per i cittadini.

A parte il dato strumentale di supporto economico alla progettazione culturale, il vero cuore pulsante di questa strategia fiscale starebbe anche nel riportare imprese, istituzioni e cittadini a fare le cose insieme attraverso il collante di noi curatori e degli artisti, un’attività che facciamo ogni giorno e con risultati positivi, tangibili e sempre crescenti, come si può verificare ovunque nel mondo.

Tutti ne trarrebbero vantaggi. 

L’impresa ne giova perché si porta fuori dai propri uffici, si fa conoscere e comprende meglio il mondo, fino in fondo, perché certi processi di co-progettazione ti portano fino al cuore della Terra.

L’Art Thinking è anche questo, e viene da Olivetti; mentre co-progettiamo, l’impresa raccoglie i frutti immateriali dell’intelligenza emotiva trasmessa dagli artisti.

Le istituzioni ne giovano perché finalmente riprendono possesso della realtà, dello spirito del tempo e della strada, così da poter avere le informazioni che arrivano direttamente dall’inconscio collettivo e non da sondaggi razionali e inutili a cui si risponde con la sfera cognitiva, cioè recitando.

Da 26 anni noi, ma anche molti altri, mettiamo in campo il gioco e, attraverso la scelta molto precisa e puntuale dei simboli da usare, consegniamo alle imprese o alle istituzioni, a seconda dei casi, le risposte genuine e autentiche a sogni, bisogni e desideri reali delle persone.

Quelli che non muoiono mai e a cui non devi fare (nè pagare) la manutenzione che paghi ciclicamente quando fai comunicazione che nasce dai trend, non dai bisogni atavici e immortali.

In ultimo, ma non per ultimo, ne gioverebbero tutti gli operatori culturali impegnati sia nell’arte contemporanea, oggi il primo settore economico del mondo, sia in tutte le altre discipline culturali: come diciamo sempre, per noi cultura è il participio presente del verbo coltivare e chi se ne occupa sa cosa intendo.

La cultura vuol dire quanto stai imparando mentre fai le cose, mentre vieni coinvolto direttamente nell’attività artistica autentica, mica digitale, e non è quanti libri hai letto ma come li usi nella vita, non è quante volte vai a teatro ma quanti gesti degli attori ti hanno insegnato le infinite opportunità che hai di relazionarti con il mondo e le persone.

Cultura è imparare sempre e dappertutto, è un’attività dinamica che aumenta la velocità delle sinapsi di 70 volte, secondo i nostri amici neuroscienziati, solo quando il prodotto o il processo sono di alta qualità.

Chi può sapere cos’è la qualità? Solo noi, solo gli artisti, solo gli operatori culturali che giocano i campionati di massimo livello; bisogna fare pace con questa cosa perché dalle rovine del dopoguerra siamo venuti fuori più alti e più forti solo perché si sceglievano competenze accreditate e titolate, non soubrette raccomandate e amanti di partito.

A meno che non si voglia fallire per altri vent’anni: anche quelle sono scelte ma basta saperlo, tanto nelle nicchie della cultura noi ci salviamo comunque.

Su questi tre grandi pilastri ruota tutta l’attività di Art Thinking Project come, ad esempio, tutto quello che abbiamo scritto nel Dossier di Pozzuoli 2028 e di Mirabella 2028, ma anche i progetti che stiamo facendo in tutta Italia con grandi imprese e grandi committenti, e quello che noi portiamo come nostro piccolo contributo a RavelloLab, dove ci sono professioniste e professionisti amabili e preparatissimi che ci regalano tre giorni di confronti così nutrienti da sentirti in vacanza. Una vacanza dalla banalità quotidiana e imperante.

Lunga vita alla qualità di idee e persone, lunga vita a RavelloLab.

immagine per RavelloLab 2026, manifesto
RavelloLab 2026, manifesto
immagine per francesco cascino
Website | + ARTICOLI

Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENEL, Deutsche Bank, Helsinn, SAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *