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Immergersi per comprendersi. Ambienti 1956 -2010. Environments by Women artists al MAXXI Roma

di Francesco Cascino

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Ambienti 1956 -2010. Environments by Women Artists II al MAXXI Roma. Foto by Francesco Cascino

Al MAXXI di Roma, fino al 20 ottobre 2024, ci sono 19 magnifiche installazioni autenticamente e fisiologicamente immersive che dialogano con le architetture del museo ma anche e soprattutto con i nostri sensi. Informandoli. Perché per comprenderle bisogna farsi comprendere, cioè bisogna attraversarle, dialogarci emotivamente, toccarle, camminarci dentro, muoversi, sorridergli e scoprirsi.
Oltretutto le opere sono molto divertenti e ci fanno anche tornare giocosi, finalmente; la migliore condizione per esplorare senza confini cognitivi le infinite, intelligenti e fantasiose interpretazioni che solo i bambini sanno cogliere.
Oppure i grandi che sanno tornare bambini.
Le installazioni sono state create sin dal 1956, hanno girato il mondo, a cominciare dal progetto Inside Other Spaces. Environments by Women Artists 1956–1976, avviato dalla Haus der Kunst di Monaco, e vivono dell’interazione con il pubblico, portando in emersione il contributo fondamentale delle donne alla storia di questa antichissima espressione artistica.

Entrare in un’opera è una cosa che si fa da 50mila anni, cioè dai tempi delle grotte e dell’arte rupestre, e si fa anche quando si entra nella Cappella Sistina che, a dispetto del pensiero prevalente, è una scultura che parla di noi, non un’opera solo pittorica. Un ambiente dipinto e arricchito da Michelangelo di contenuti e metafore visive in cui si entra e ci si muove ispirati e attratti da immagini di senso, non un’opera piatta che si guarda come un semplice quadro.

L’idea della curatrice Marina Pugliese e dei curatori Andrea Lissoni e Francesco Stocchi, che hanno fatto un lavoro curatoriale perfetto e informante, è di proseguire la ricerca dell’istituzione tedesca prolungandone la cronologia originaria fino al 2010, anno del completamento del museo romano.

Al tempo della prima operazione, per individuare il tipo di linguaggio espressivo, si usava giustamente il termine arte ambientale, infatti il titolo comincia con Ambienti (Environments), e l’immersione qui è reale, non modaiola ed effimera come le installazioni digitali chiamate immersive mentre, in realtà, ci si può immergere solo nel mare, in acqua, in un elemento fisico o, appunto, in questo tipo di arte che si lascia conoscere con i sensi, l’unico vero organismo ricetrasmittente neuronale che manda informazioni vitali e biologiche.

Il digitale serve a informare, non a formare, lo scrivo da anni, e la moda delle mostre immersive ci porta ancora più distante dalla comprensione dell’arte, anche perché noi in un mare di pixel non siamo compresi, né in un senso né nell’altro.

Come dice una didascalia della mostra stessa: Senti lo spazio intorno a te, presta attenzione al tuo corpo, ascoltalo: ti guiderà alla scoperta delle opere. Alcune ti accoglieranno, altre potranno metterti alla prova. Molte ci trasformano.

È questo il nucleo centrale del progetto, l’elemento culturale che ne avvalora il concept e il percorso sensoriale.

Parlano tutti di partecipazione ma quelli bravi la fanno da sempre, la ritengono elemento indispensabile per fare arte: oltretutto il coinvolgimento dello spettatore è necessario da anni, sia esso fisico o culturale, pena l’allontanamento della gente dall’arte stessa e dalla sua capacità unica di dare forma ai nostri sogni, bisogni, desideri e passioni.

Non un orpello decorativo, dunque, ma una disciplina umanistica connaturata alle nostre morfologie fisiche e metafisiche che nasce dall’empatia che l’artista ha verso il mondo e i suoi co-abitanti.

La mostra la dice lunga anche su altre questioni nodali: le donne sanno comprendere, in ogni senso e con ogni senso, mentre gli uomini spesso sanno solo agire e reagire, cioè chiudersi in angoli convessi e mostrare i muscoli.

In questo periodo storico poi il problema della reazione è davvero velenoso come non mai; siamo tornati alla restaurazione perché la rivalsa dalla propria ignoranza spinge gli uomini (e molte donne che purtroppo cascano nella trappola dell’emulazione) ad escludere l’altro, il diverso da sé.

Solitamente barbari e complessati rifuggono da ragionamenti complessi, gli unici utili a comprendere il presente e prevedere il futuro, e scelgono slogan banali e un nemico facile che somigli alla definizione di professorone, che poi sarebbero quelli che di solito salvano il mondo o lo evolvono, quelli hanno approfondito invece di fermarsi al sentire diseducato da TV e pubblicità.

La forza bruta è preferita alla cultura e all’intelligenza, a volte anche per colpa dei sistemi culturali accademici e salottieri che ne fanno un vanto esclusivo invece di trasformare l’arte in un vento inclusivo, ma più spesso perché non si vuole cedere alla vera forza, quella della tenerezza, della dolcezza, della comprensione e del dialogo.

Ci vuole la vera forza per essere teneri, bisogna essere veri uomini.

Provate a entrare nelle installazioni del MAXXI, ascoltate il vostro corpo, assecondatene le debolezze, tornate a sentire come veri animali senzienti; la condizione naturale del mondo è fatta delle forme di quelle opere, non di strade piatte e percorsi già fatti, ma di nomadismi liberi ed erranze guidate solo dai sensi, dall’intuito e dagli altri sensi non catalogati nella società dormiente del pragmatismo efficientista.

Errare humanum est vuol dire due cose, non una sola.

D’altronde il vero pragmatismo è fatto di capacità resilienti e di improvvisazione, quello che le donne chiedono e fanno da sempre. Quello che sa fare solo chi usa il potere come verbo e non come sostantivo.

Buon divArtimento.

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Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENELDeutsche BankHelsinnSAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

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