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Shirin Neshat, la poesia preveggente

di Francesco Cascino

Shirin Neshat (1957) è un’artista iraniana che vive a New York dagli anni ’90, un po’ esule, un po’ cosmopolita e senza confini, tra le più importanti e significative artiste dell’intera storia dell’arte.

Eclettica, curiosa e profondamente autentica, dolcissima come persona, donna e operatrice culturale, va a studiare negli Stati Uniti.

Quando rientra in patria trova un Iran completamente diverso, conquistato e dominato da uomini di religione, in ogni senso, che hanno sepolto la bellezza sotto barriere e interdizioni emotive, educative e politiche che hanno preso il posto di una cultura millenaria.

La Persia, un luogo e una storia densi di sapere e conoscenza il cui semplice nome trasmette ancora oggi suggestioni di atavica raffinatezza, non esiste più. O, meglio, è soffocata dall’ignoranza e dal potere maschile che, impaurito e impotente davanti al fascino e all’eros delle donne e del mondo in genere, inventa un contropotere tutto cognitivo, basato su leggende e libri manipolati per contrastare la passione, la vera spinta motivazionale alla vita. Un potere impotente che inventa confini dove il flusso dei desideri scorrerebbe libero e fertile come fa un fiume a valle.

Come direbbe Ugo Morelli, una cosa sono i confini, un’altra sono i limiti. I primi sono violenti e innaturali quanto le sbarre di una prigione; i secondi definiscono i nostri sogni e li conducono alla soluzione dei nostri bisogni.

Intanto, Shirin sente il profondo dolore per la sua terra e per i suoi concittadini, ma capisce che il problema sono i simboli, quindi il tema è universale. Usa la lingua Farsi, antico dialetto persiano, e ne disegna brani di letteratura e poesia sulla pelle delle donne, nella maggior parte dei casi.

Le sue foto fanno il giro del mondo e, in pochi anni, diventa l’artista della liberazione del femminino (concetto che vale per uomini e donne), dalla schiavitù del codice, della percezione prevalente, della mera e asfittica distinzione tra uomo e donna.

Il femminino sacro, dai tempi della preistoria e fino a Leonardo Da Vinci, come ci ha raccontato Barbara Martusciello in un WebinBar rimasto nel cuore di molti a (maggio del 2021), è la forza femminile dell’accoglienza, la maternità che si sente per il mondo intero, non solo per i propri figli; è la capacita di comprendere, cioè prendere con sé, i problemi relazionali e scoprire le uguaglianze invece di accentuare le differenze, quelle che poi distruggono il mondo, distruggendo anche chi di quelle differenze ne fa uso strumentale.

Shirin Neshat disegna e dipinge corpi e visi di donne, dunque, per farne il simbolo di quelle indagini culturali che, dalla letteratura al teatro, dalla danza all’arte visiva, si interrogano da sempre su quale motivo abbia spinto gli uomini a prevaricare le donne in ogni manifestazione della vita quotidiana, professionale e politica, pur avendo per loro un’attrazione fetale, cioè da quando vengono generati fino a quando muoiono.

Shirin scrive la storia di tutta la cultura illuminata che esplora questi maledetti confini, causa di malattie psichiche, guerre (di religione e non), frustrazioni, disturbi della percezione e, soprattutto, interruzione e trasformazione, dell’eros da poesia universale e profonda delle relazioni a sesso controllato e controllante.

Shirin si cimenta con il problema più grande, quello sì predittivo e preveggente degli attuali problemi in Afghanistan, la matrice di ogni guerra o conflitto fisico e politico, etico e morale, religioso e culturale. La verità vera è che i sacerdoti delle religioni violente vogliono solo una cosa: rivalersi sulla loro impotenza, sulla loro incapacità di comprendere il mondo, la vita e le donne, sul loro stesso senso di inadeguatezza.

Infatti, mandano a morire i giovani, loro restano al caldo e solitamente violano quelle stesse regole morali che impongono ai sudditi sprovvisti di libertà, condizione essenziale perché studino centinaia di libri restando ignoranti della vita e delle sue relazioni fisiche e metafisiche. Inutile aspettarsi una ricompensa in paradiso altrimenti non ci avrebbero generato per farci vivere un secolo, le donne.

In tutto questo molti, moltissimi si sono accorti dell’enorme valenza politica e culturale delle opere di Shirin, ma non le masse a cui è interdetta la comprensione profonda del potere dell’arte; quello di mettere a nudo i problemi reali, quelli della psiche, e trasformarli in amore. Amore e Psiche, d’altronde, sono distanti da secoli.

L’artista dunque descrive gli stereotipi che modellano la vita delle donne (e degli uomini) con la sua calligrafia inconfondibile ma non lo fa con spirito polemico. Come tutte le grandi artiste propone le sue visioni e prova ad andare al cuore del problema attraverso la forza della poesia. Usando ogni media.

Nella sua lunga carriera produce decine di opere usando il mezzo fotografico per fotografare la pittura dei corpi, costruendo quindi un dispositivo di senso e non solo una fotografia; dirige inoltre diversi video e nel 2009 vince il Leone d’Argento alla Biennale di Venezia con il film Donne senza uomini.

Nel 2017 vince il Premio imperiale del Giappone per la pittura, il più importante del mondo. Tra i mille riconoscimenti internazionali, nel 2018 espone al MAXXI di Roma la serie di fotografie Offerings, di cui potete vedere le immagini nell’articolo e da cui si comprende quale sia la sua ricerca: gesti, atteggiamenti e convenzioni definiscono le nostre vite ma traducono anche le costrizioni a cui siamo sottoposti, consapevoli o meno. Una mano sulla bocca è il silenzio, le mani che si aprono sono l’accoglienza, il gesto atavico con cui ci si arrende, con cui si mostrano mani amichevoli.

È decisamente un’artista completa: disegna, dipinge, scolpisce corpi viventi e ne fotografa la forma perché restino come eredità immortale di una cultura millenaria sepolta sotto le macerie di una politica senza poesia, quindi senza efficacia concreta sull’anima del mondo e delle persone.

Nel 2021 vince il Master of Photography Award di Londra con i video e le foto della serie Land of Dreams, le cui opere sono state installate a Photo London a inizio settembre di quest’anno (foto nell’articolo). Shirin sarà a Firenze il 14 novembre 2021 per Lo schermo dell’arte con il film Land of Dreams con cui ha nuovamente partecipato alla Biennale di Venezia a fine agosto 2021 e di cui vi mostriamo alcune immagini e parti del backstage realizzato da Giulia Theodolì, la sua bravissima assistente romana che, come lei, vive a New York per condurre lo studio di Neshat.

Il film, con Isabella Rossellini e Matt Dillon, è stato girato nel deserto del New Mexico e c’è da scommettere che tutto questo tesoro sommerso nelle terre desertiche e ricchissime del mondo verrà un giorno scoperto da chi avrà preso il posto dei castigatori di libertà per farlo diventare eredità e testimonianza di armonia, convivenza, incontro. Altro che l’idea che abbiamo noi dei deserti.

Se avessimo compreso che la radice di ogni male è psichica, etica ed estetica, e non politica, quei deserti li avremmo visti pieni di vita e rigogliosi di memoria, origini e futuro, abitati da persone, non da pietre, come ce li mostra Neshat da 30 anni. La vera preveggenza risolutiva è questa. È la sua.

immagine per francesco cascino
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Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENELDeutsche BankHelsinnSAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

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