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Verona accoglie Beirut. L’arte cura e non ha confini.

di Francesco Cascino

A un anno dall’esplosione nel porto di Beirut, che ha provocato duecento morti e seimila feriti, una storica galleria di ricerca, veronese ma internazionale, italiana ma universale, invita una galleria di Beirut, libanese ma mondiale, distrutta dall’esplosione stessa, a spiegare al mondo i motivi di una guerra che non finisce mai. E anche a spiegare come risolverli.

I am one acquainted with the night è un progetto di collaborazione tra la galleria Studio la Città (Verona) e Galerie Tanit (Beirut) che intende riflettere sul tema della solidarietà e della resilienza coniugando gli intenti dell’arte che viene generata e trasformata dal dolore con quelli del dolore che viene trasformato e curato dall’arte.

Il titolo arriva da una poesia di Robert Frost e allude al fatto che prendere confidenza con la notte aiuta a far tornare la luce.

La mostra prende forma dalle opere di 15 artisti della galleria libanese e parte dalle fotografie di Gabriele Basilico (artista della galleria veronese), indimenticato gigante della fotografia che all’inizio degli anni ’90 aveva indagato l’estetica di una Beirut lacerata dalle bombe con i suoi scatti che poi hanno fatto il giro del mondo.

Tra le sue opere più famose c’era proprio il luogo che oggi non esiste più, distrutto e cancellato dall’esplosione dell’agosto 2020: l’area della galleria Tanit.

È così che Helene de Franchis, fondatrice e guida culturale / spirituale della galleria di Verona, una elegantissima donna che si occupa di arte da prima di nascere e che vi accoglie col sorriso intelligente nel suo incredibile spazio derivato da una importante archeologia industriale, decide di indagare ragioni e follie di questa guerra, supportando in primis la sua collega libanese ma partendo anche da un dato culturale preciso; il suo artista di punta aveva fotografato i luoghi del dolore, ergo è mio dovere morale fare in modo che quelle immagini abbiano una prosecuzione etica ed estetica utile a chi oggi ne ha bisogno.

Una sorta di restituzione alla fonte ispirativa che aveva regalato 30 anni prima tutta la sua dura, dolente, indagatoria bellezza a uno dei massimi fotografi della storia. Se fosse vivo Gabriele oggi ne sarebbe contento, infatti sua moglie è stata felicissima di collaborare attivamente a questo meritorio progetto.

A parte le ragioni di cuore, per cui anche la mostra precedente era stata venduta per finanziare la ricostruzione di quell’area, la mostra di questi mesi – che chiude il 17 settembre 2021 – trasmette le valenze che la galleria libanese indaga da sempre: ponti culturali tra epoche e zone del mondo; la vastissima cultura di un Paese che da sempre è cerniera mai chiusa tra aree del mondo manipolate da religioni che seminano odio per precisi scopi economici e di supremazia dei pochi sui tanti.

Le straordinarie capacità artigianali che interpretano identità, quindi si stabiliscono ai confini con l’arte e producono oggetti iconici da millenni; il senso del confine, sia del corpo, sia territoriale; la storia del popolo Armeno che con la diaspora porta milioni di persone a vivere in Libano, conservando la loro identità e ibridando quella libanese; il dramma come elemento di presa di coscienza che non è più tempo di politically correct ma di arte e cultura che portino i loro dispositivi concettuali ed espressivi ad aprire il dialogo tra le nostre interiorità e il mondo a cui apparteniamo ma che non ci appartiene.

Dalle foto potete vedere che linguaggi e mezzi sono molto diversi tra loro ma tutti riportano a una ferita, la stessa ferita tra armonia e dolore che Basilico intendeva sottolineare e far emergere con le sue fotografie del 1991.

Quando l’arte viene messa da parte a favore di parole e politica senza radici intellettuali, le ferite aumentano e nessuno può sapere quando il peggio cesserà di distruggere i nostri sogni. Se c’è una cosa che l’arte sa fare è leggere questi segni e farli diventare qualcosa che insegni.

Andate a Verona, ci sono Romeo e Giulietta, quelli veri. I danni delle divisioni potete farli entrare nell’inconscio solo con l’arte, e solo in una mostra di massima qualità curatoriale e immaginifica. Il resto è retorica, giornalismo strumentale, romanticismo commerciale e story telling modaiolo, e non lascia traccia.

Se vogliamo davvero imparare dagli errori per non ripetere gli orrori dobbiamo imparare a fruire cultura complessa e non fare rimozione coatta.

immagine per francesco cascino
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Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENELDeutsche BankHelsinnSAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

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