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Non-Fungible Token. Save the PlaNFT

di Francesco Cascino

Viviamo in un mondo virtuale? Non credo. Web 3.0, Deep learning, Metaverso, Intelligenza artificiale, Blockchain e tutto l’attuale ecosistema digitale possono generare transazioni reali, relazioni, valorizzazione di patrimoni, divulgazione, comunicazione, informazione, aggiornamento, idee, novità, innovazione, sostenibilità ambientale, contatti e contratti. E poi gli NFT, il trend speculativo del momento, l’onda inarrestabile e travolgente che ha invaso il mercato di aste e presunti compratori d’arte a suon di milioni. Il futuro presente.

In realtà la chiamiamo arte digitale ma non lo è.

I primi esperimenti di arte digitale risalgono a molti anni fa, quando, per esempio, nel 1965 Michael Noll, vero pioniere della Computer Art e della Computer Grafica, ottiene dalla Library of Congress degli USA il copyright per Gaussian-Quadratic.

È la prima volta per un’immagine realizzata con il computer. E da allora, l’anno della mia nascita, gli artisti continueranno a fare arte digitale ogni giorno, perché l’arte lo dice meglio, ci arriva prima e prevede il futuro semplicemente perché dà forma al sentire, all’immaginario, alla visione predittiva analizzando le strumentazioni fisiche e metafisiche del tempo e trasformandole in medium o linguaggio espressivo. E ci converrebbe ascoltarli. Lo sapevate vero?

O guardate solo i TG?

La sfera cognitiva non è mai stata sufficiente a vedere e prevedere.

L’artista Antonio Paradiso (Santeramo, Bari, 1936. Vive e lavora tra Milano e Matera) nel 1978 porta in Biennale a Venezia un’incredibile performance di cui esiste una foto unica: un toro vivo insemina una mucca meccanica. Nel 1978 sta pre-vedendo quello che avviene oggi quando facciamo sesso virtuale via PC oppure Oculus; sta pre-vedendo la realtà virtuale e aumentata, per i più fortunati…

Per non parlare dell’avvento di internet e della Net Art, l’arte della connessione, che fa del mezzo anche linguaggio, quando gli riesce. Ci sono migliaia di esempi di arte digitale in rete, si trovano facilmente.

Quella di oggi, la cosiddetta cryptoart, è arte del Web 3.0, l’arte del Metaverso, dei protocolli tecnologici che accreditano la proprietà del file e possono diventare messaggio, ma non lo sono in partenza se mancano le idee e se le immagini non hanno nulla da dire né da dare. Non è semplice arte digitale.

Ragioniamo però sul motivo per cui quasi nessun vero collezionista compra NFT, mentre migliaia di Nerd ne fanno un’incetta enorme, con acquisti che arrivano a 59 milioni di dollari a opera e che nel 2021 hanno generato un giro d’affari di 20 miliardi di dollari. Innanzitutto, esiste una differenza profondissima tra collectibles (oggetti da collezione, sia digital che tangibili) e opere d’arte, e i collezionisti la conoscono bene.

Per rispondere all’enorme curiosità che genera questo fenomeno bisogna prima partire da nozioni base: la definizione di NFT (Non-Fungible Token).

Scrive Alessandro De Stasio, founder della piattaforma digitale Artscapy:

Il modo più efficace per descrivere un NFT (not fungible token) – – è cominciare a capire quale sia l’elemento chiave di innovazione che la tecnologia blockchain ha messo in gioco. La blockchain è una catena di informazioni digitali sparpagliate su migliaia di computer, che certifica il possesso di un oggetto virtuale grazie all’approvazione delle informazioni.

Questo consenso (così si chiama) avviene da parte di alcuni dei computer facenti parte del network e rende la tecnologia  (quasi) impossibile da violare. Perciò la blockchain ha reso possibile un concetto che era assente nel mondo digitale, ovvero la riconoscibilità dell’unicità e della proprietà (privata) di un oggetto tecnologico. 

Questi due emisferi messi a sistema aprono la porta a molteplici applicazioni derivative, come la creazione di asset fungibili e concettualmente identici tra di loro, il cui valore è riconosciuto in maniera più o meno arbitraria. Gli asset conseguenti danno vita alla categoria delle cryptocurrencies

Altra applicazione è la creazione di asset/oggetti unici che sta dando la possibilità a creativi (in senso ampio) e artisti di utilizzare medium digitali, e restituire ai clienti la certezza della proprietà. Quindi gli NFT non sono un nuovo linguaggio espressivo e nemmeno un medium; sono un protocollo di certificazione che assicurano unicità e proprietà. Un esempio nell’economia fisica è la casa: l’appartamento in cui ognuno vive è indiscutibilmente unico. Immaginiamo che la casa sia un file digitale. Per sapere chi è il proprietario della casa esiste un registro pubblico che assicura la certezza giuridica: il catasto.

Se si immagina che ogni record del catasto sia frammentato e sparpagliato su tanti computer e se solo alcuni di questi computer riassemblano l’informazione simultaneamente e la verificano, abbiamo un esempio (riduttivo) di blockchain che crea un applicazione di NFT.

Quindi esiste un file (medium) e un registro diffuso (Blockchain/NFT) che garantisce autenticità, proprietà e/o altre informazioni che è possibile aggiungere sul registro. Nella maggioranza dei casi comprando un NFT non si compra un file digitale ma il diritto di proprietà e l’accesso al file digitale stesso

Quindi un NFT è un asset, un bene di proprietà monetizzabile che, al contrario di una criptovaluta come Bitcoin o Ethereum, solo per citarne qualcuna, non può essere in alcun modo replicato, ma può essere comunque comprato per un ammontare specifico di valuta come qualsiasi altro bene.

Un NFT ha delle proprietà fondamentali che lo distinguono da una criptovaluta: in particolare, mentre un Bitcoin può essere scambiato con qualsiasi altro Bitcoin e per l’utente non cambierebbe niente, un NFT, al contrario, è unico e funziona esattamente come (come!!) un oggetto da collezione e un certificato di proprietà allo stesso tempo; ergo: può essere acquistato, archiviato, scambiato e venduto, ma ogni NFT accumula valore in modo indipendente ed è certificato da una blockchain, e la catena di certificazione digitale della proprietà esclusiva che non può essere hackerata, stando alla tecnologia attuale.

Veniamo al dunque: perché i collezionisti più importanti, quelli che scrivono (e salvano) la storia dell’arte insieme agli artisti, non li comprano ancora?

Perché i veri esperti, chi conosce l’arte e le sue prerogative uniche, chi fa esperienza quotidiana dell’enorme potere di sviluppo dell’intelligenza emotiva che solo l’arte di qualità può avere, compra idee, visioni, informazioni sensoriali, contenuti, non immagini divertenti. I collezionisti vogliono intelligenza, senso e scoperta: le vere emozioni che contano, le uniche che stimolano le menti preparate e sagaci. Inoltre, non si fanno ingannare dalle cifre; un’opera costa 59 milioni di dollari se poi la rivendi a 59 milioni di dollari, non se la compri a quel prezzo da una casa d’aste e poi lo scambio si ferma.

Dice Gianluca Marziani, critico e curatore che dagli anni ’90 si occupa (anche) di arte digitale e ci ha scritto un libro nel 1998 (NQC: Nuovo Quadro Contemporaneo, Castelvecchi editore):

In questa fase di complesso passaggio tra due epoche (dall’Antropocene in esaurimento, al Novacene di James Lovelock, primo evo d’integrazione virtuosa tra Uomo e Macchina) si apre il campo ad un nuovo sistema globale che investirà le arti nella struttura blockchain del capitale Cultura/Impresa. La nascita di un WEB 3.0 segna un digital-umanesimo che trasformerà relazioni, modi, regole e immaginari.

Le opere digitali saranno il centro di una metodica dove i Digital Curator  – ma anche i curatori che comprendono la differenza tra arte digitale e qualità filosofica dell’opera NFT perché conoscono la capacità di certa arte di trasmettere contenuti preziosi e vitali – coordineranno e definiranno la filiera tra ideazione e produzione finale, declinando temi e contenuti in un ciclo di continuità evolutiva tra la memoria analogica e la nuova esistenza digitale. 

La distanza emotiva dei collezionisti esperti dalle mode attuali degli NFT non toglie che i collezionisti stessi, quelli che comprano solo arte di ricerca e qualità messa su supporti tradizionali (se si può parlare di tradizione da quando l’opera d’arte più importante del ’900 è un orinatoio) vogliano entrare nel futuro: sarebbe una contraddizione in termini non indagare i territori dei pionieri. I veri collezionisti sono esploratori, sono quelli che, alleandosi con gli artisti più coraggiosi, consentono alla sperimentazione di diventare visione preziosa per il mondo, ben oltre i confini dell’arte, ben prima che il mondo se ne accorga.

Nelle ultime settimane abbiamo appreso che i collezionisti chiedono curated drops, chiedono NFT di qualità, sono curiosi e vogliono entrare in questo nuovo mondo, giustamente. Comprando arte però, non scimmiette. Quindi affidandosi a professionisti che da sempre operano nel mercato dell’arte di qualità.

Per questo motivo abbiamo dato vita a un laboratorio curatoriale, tecnologico, giuridico e professionale dove art consulting e critica evoluta si alleano, dando vita alle ibridazioni che di solito scoprono nuovi modi e nuovi mondi mentre la materia misteriosa appena nata prende forma.

Il 27 gennaio 2022, Giornata della Memoria che ricorda le vittime dell’Olocausto, l’artista Filippo Riniolo ha creato SELEZIONI, il primo NFT curato, etico, estetico e interattivo che ti arriva direttamente sul tuo telefonino.

Un file digitale individuale, non un video in cui sei spettatore passivo, che si compra sulla piattaforma di Artscapy al prezzo simbolico di 30 euro, proprio a scopo divulgativo (una parte del ricavato andrà a supportare il diritto allo studio attraverso la Comunità ebraica), si aziona con il proprio pollice e con cui puoi spostare a destra o a sinistra i 1022 nomi degli ebrei deportati ad Auschwitz il 16 ottobre del 1943. L’ufficiale nazista sei tu, così impari cos’è la banalità del male. Proprio come se fossi su Tinder, sposti a destra o a sinistra i 1022 nomi per 1022 volte o quante volte vuoi, finché il dolore te lo consente. Per sempre.

Un’opera d’arte che rende attiva la memoria, come chiedeva lo stesso Primo Levi, ben oltre il ricordo che invece si affievolisce col passare del tempo. Solo così comprendi i pericoli di disumanizzazione della tecnologia che, invece, può essere veicolo virtuale di congiungimento reale se riesci a mantenere coscienza, conoscenza ed empatia.

Scrive l’artista:

Nel suo libro “Se questo è un uomo” Primo Levi racconta un episodio della sua detenzione ad Auschwitz estremamente carico di significato: un gerarca chiede a ciascun detenuto di correre davanti a lui e consegnargli un foglio. Il foglio viene posto o a destra o a sinistra. In un caso le persone sarebbero state uccise, nell’altro sarebbero rimaste a lavorare. Pochi istanti ciascuno e le “selezioni” dei prigionieri erano terminate per far tornare i conti. I conti disumani del campo.

Si tratta, insomma, del primo NFT a matrice artistica, esperienzale e culturale (curato Gianluca Marziani, da chi scrive, entrambi residenti a Roma, e prodotto da Artscapy, con sede a Londra ma fondato da un italiano e una svedese, e da Studio33 di Roma, con Fluendo Arte come media partner) che ha preso vita nella città dell’archeologia, della classicità svenduta al turismo di massa invece che spiegata come radice antropologica (SPQR come a dire: dire Sono Pronti Questi Romani; il passo da Nerone a Neurone è brevissimo, e incendia gli animi dei visionari). Perché l’arte non si ferma al passato e non ne celebra i fasti ma ne porta in emersione le valenze utili al quotidiano, perché percorre e precorre le esperienze umane di ogni tempo. Futuro compreso.

Un NFT, quindi, per essere una vera opera d’arte deve essere nativo, deve scoprire un senso nuovo ed essere coerente con il mezzo. In questo caso, senza telefonino l’opera SELEZIONI non avrebbe senso. Nel caso dei collectibles è il contrario: un’immagine che scorre sullo schermo può essere bella, accattivante e assolutamente interessante da possedere, ma non produce esperienza diretta.

Perché, come dico da un anno nei webinar organizzati dallo studio legale di Gianvirgilio Cugini, l’avvocato svizzero italiano che più e meglio si è occupato di studiare la materia ormai da moltissimi anni: l’arte è arte, la qualità è qualità, non importa il mezzo né il protocollo tecnologico su cui si appoggia.

L’NFT è un sistema tecnologico di creazione della proprietà digitale, non un’opera. Senza cultura vera il contenitore e il contenuto non coincidono mai.

La tecnologia culturale curata, quindi, che ovviamente non è semplicemente fotografare un oggetto esistente e trasformarlo in NFT, ha un potenziale enorme, divulga senza confini conoscenze utilissime al mondo, agli esclusi, alle masse, alle imprese, alle istituzioni, alla scuola, a chi progetta e a chi costruisce. Pensate al lockdown e alla possibilità di restare collegati al mondo esterno. Non è vero nemmeno che inquina; naturalmente, il consumo di energia degli NFT esiste, ci mancherebbe, ma esiste anche un modo di usarli per produrre sharing economy (l’economia della condivisione, dello scambio) per non sprecare, per creare gruppi di acquisto di beni primari, per supportare chi non ce la fa, per condividere valore, per ottimizzare la conoscenza universale dei patrimoni pubblici e privati, e anche per risparmiare energia. E ancora abbiamo tante cose da scoprire.

Non è solo collezionismo privato, che già comunque produce benefici pubblici. Il diritto d’autore del patrimonio italiano, ad esempio, il più importante al mondo, genera ricchezza per l’intera collettività, e lo fa da sempre. Ma ha bisogno di know how (conoscenze e le abilità operative), competenze giuridico economiche, visioni strategiche che producono benefici collettivi e connettivi. E della capacità di esercitare il dubbio e l’ascolto, i veri motori del mondo.

Consiglio di restare in ascolto.

immagine per francesco cascino
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Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENELDeutsche BankHelsinnSAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

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