Il Pride è sicuramente la più bella festa dell’anno. È un’emozione pura e fanciullesca vedere tutte quelle maschere geniali e trasgressive, trovarsi e ritrovarsi insieme a 300mila persone che ballano e godersi 20 carri bellissimi che sfilano per Roma (e tutte le altre città libere del mondo) e che sfidano l’omofobia, il vero e velenoso pensiero unico, quel perbenismo bigotto non suffragato da ragioni intelligenti che vive ammaestrato, da secoli, dai poteri della restaurazione, quella che costruisce narrazioni false e manipolatorie solo per portare vantaggi ai propri interessi economici o ai sistemi di controllo.

Incredibile pensare che nel 2026 ci siano ancora dei sempliciotti che non hanno capito. Cosa c’entra con l’arte? Tutto. Perché nella vita conta lo sguardo che hai sulle cose, e lo sguardo libero, intelligente e acuto lo alimenta solo l’arte di qualità, questo lo sanno tutti quelli che ci vivono dentro, siano collezionisti oppure operatori. Chi sostiene il contrario, semplicemente non è informato.
Cos’è la maschera
Il travestimento, da cui partono il Carnevale, gli spettacoli di trasformismo e il Pride, è figlio di una coltissima tradizione ironico teatrale che nasce in antichissime civiltà, da Venezia all’Amazzonia, dalla Mesopotamia alla Grecia fino alla Magna Grecia in Italia, e arriva fino ai meravigliosi femminielli napoletani: una cultura espressiva che serve a ricordarci che abbiamo un’anima femminile, anche noi uomini, anche noi etero, e questo non fa di noi necessariamente dei bisex, cosa per la quale non ci sarebbe comunque niente di male, anzi sarebbe del tutto naturale.
La nostra, come dice la biologia, mica generali e generalisti col cervello al contrario, è una natura ibrida e cangiante, e chiunque la rinchiuda negli slogan per sudditi da caserma lo fa perché è ignorante o in malafede; basti guardare i cambi di casacca dei politici.
Prima strillano di Patria, famiglia e fedeltà, poi odiano metà degli italiani, piazzano amanti dalle fondazioni ai posti ministeriali senza ritegno né competenze comprovate, e si spostano a seconda delle convenienze, sacrificando ideologie sempre urlate e mai messe in pratica.
Ma il problema è sempre l’ignoranza, è sempre lo sguardo di chi li elegge o gli crede, e siccome la mente funziona per immagini e non per parole, l’unica soluzione per alzare il senso critico collettivo è l’arte di qualità.
Nonostante la scienza stia spiegando da decenni che nasciamo bisex e con la doppia natura maschile / femminile, e poi scegliamo quale sessualità praticare senza che questo metta mai a repentaglio la riproduzione, perché gli etero saranno sempre maggioranza, ci sono dei follower del pensiero unico che ancora non lo capiscono, perché obbediscono come i sudditi alla paura di stare fuori dal gregge.
O, peggio, vivono con le poche nozioni apprese tra la scuola omologata e allineata alla Chiesa e i media come Rete4, e credono che quella sia la verità unica, e con quel filtro da mucche al pascolo crescono tutta la vita dicendo che gay e etero sono diversi, che l’omosessualità è una malattia e che, pur avendo tanti amici gay, loro non sopportano il Pride.
Basterebbe non guardarlo, viene da dire, ma il problema è ben più grave: perché lo dicono? E la domanda è: se non vi piace il Pride, quando gli psicopatici che alzano il saluto romano inneggiano ad un mafioso pelato che ha governato l’Italia per 20 anni nel secolo scorso con il ferro e il fuoco, non vi fa schifo che quel gesto richiami orde di barbari e bifolchi in rivalsa che hanno sterminato vecchi e bambini innocenti solo per sfogare la propria rabbia da incapaci (in)consapevoli?
E che questa cosa si ripeta ancora oggi, pur in forme non ufficiali o con la coercizione economica, mai stigmatizzate dagli arruffapopolo al potere, in nome di una ignoranza ignorata come fosse un valore mai scoperto prima, vi sta bene?
Il Pride no, gli squadristi sì, perché quelli rappresentano la rivalsa dai propri fallimenti, mentre il Pride sollecita il senso di libertà sepolto nell’inconscio degli obbedienti in pensione, quindi meglio criticarlo che provare a partecipare alla gioia, non sia mai mi escludano.
Ogni follower che si rispetti, ogni persona impreparata e all’oscuro delle evoluzioni sociali e culturali, ogni pigro superficiale e obbediente al pensiero unico si rivede in una divisa, pur in un’Italia non uniforme del divide et impera.
Non basta sapere che bisex e omosessuali si travestono da millenni, che l’espressione del sé è libera e sacrale, e serve anche a noi per comprendere chi siamo e cosa ci piace davvero, che il Pride è puro teatro, che gli ermafroditi dell’epoca classica sono scolpiti e raffigurati in tutti i musei più importanti del mondo, da Galleria Borghese all’Hermitage, e che il Femminino sacro è quella parte che Leonardo da Vinci considera la più emotivamente accogliente e intelligente di uomini e donne, quindi se la reprimiamo anche nei termini culturali in cui gli etero potrebbero viverla, facciamo una cosa contro natura.
Non basta.
Serve un perfetto comandante in divisa a cui delegare le proprie paure, che descrive un mondo al contrario di quello che ha imparato sulle Reti Fininvest, e tutti i barbari del mondo, gli opportunisti, le mezze calze e i parassiti si rivedono finalmente sul palcoscenico dei reietti, pronti a difendere l’idea che l’ignoranza è un diritto.
Chi lo nega, basta che non si mettano sullo stesso piano la visione di un clown con quella di un premio Nobel, poi va tutto bene. Ecco a cosa serve l’arte, ad aprire lo sguardo verso le infinite possibilità della vita reale, e a rinchiudere nei ghetti quelle manipolazioni della narrazione social televisiva dei dittatori occulti e dei nocchieri col parrucchino.
Serve anche ai salottieri Demo, a chi diceva di avere il primato della cultura e ha lasciato milioni di diseredati, schiavi, esclusi e dimenticati alle mafie e alle destre peggiori perché nemmeno loro hanno mai capito che cultura è ogni minuto, è cambiamento continuo, è ricerca, sperimentazione, ascolto e rigenerazione, mica comizi ammuffiti e manifestazioni al Circo Massimo.
Cultura era Nicolini, e nessun altro. Cultura è il PIL a due cifre che fanno nei distretti del Contemporaneo in tutto il mondo, mica burocrazia da biblioteche ottocentesche. Cultura sono artisti e curatori titolati e visionari, possibilmente non raccomandati.
Intanto grazie agli organizzatori del Pride e alle centinaia di migliaia di persone che anche quest’anno mi hanno riempito il cuore di gioia, allegria e riflessioni colorate.
Voglio un mondo così: libero, intelligente e plurale, come natura crea.
Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.
Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.
Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.
È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENEL, Deutsche Bank, Helsinn, SAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.
Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.
- Francesco Cascino
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