Sembra una filastrocca, invece fila e a volte strocca. Come il Lonfo di Fosco Maraini, per capirci, che non vaterca né gluisce, e molto raramente barigatta. Solo che qui la realtà è reale, e quando soffia il vento e il treno sale, a volte c’è il Ministro senza sale che ferma il treno, lo sviluppo ed il grecale.

Insomma sono partito da Roma col treno delle 9:30-12:00, nel senso che ormai gli orari sono un optional, i binari sono di moda tra i bigotti ma nessuno ha studiato la biologia, tra gli attuali governati (dal male), quindi urlano slogan su Dio, Patria e Famiglia ma quelli che prendono i treni si slogano mani e caviglia e arrivano sempre tardi agli appuntamenti di lavoro.

Già, il lavoro. Che poi pure il lavoro è uno slogan degli attuali governati (dai barbari), solo che loro le ville le comprano a metà prezzo dagli stessi beceri palazzinari che insultavano quando questi erano alleati della Manca. È proprio vero, il potere logora solo a chi manca.

Insomma parto per Milano alla volta della città a misura Duomo perché la Triennale ha deciso di premiare Massimo Minini con un Diploma d’Onore. Meritatissimo. Tra massimi e minimi era il minimo, se non avessero dato a lui sarebbe stato il massimo. E poi lui è un Massimo vero, di nome e di fatto.

Cominciamo dai fatti centrali, cioè una volta arrivato in stazione. Il prima è solo delirio di raccomandati al potere, selezionati con attenzione alla Garbatella per essere quelli meno capaci e più obbedienti. Quelli senza dignità, ce ne sono a milioni da tutte le parti.

Finalmente due meravigliosi giorni a Milano, dove sono successe tante belle cose; in particolare due cose mi hanno dato delle emozioni speciali, profondissime, credo addirittura indelebili. Poi dice che Milano è la città dei sensi unici; in realtà è la città degli unici sensi, mentre noi a Roma viviamo giornate fluide e vicoli sorprendenti a ogni angolo di strada, perché così è la vita, e così è divertente. Mica mozioni; solo emozioni.

Diploma d’onore a Massimo Minini

La prima è stata la premiazione alla carriera di uno dei più grandi intellettuali del mondo, il gallerista di Brescia Massimo Minini, appunto, che ha segnato un’epoca – e ancora la segna – con scelte, visioni e azioni che non si possono sintetizzare in un semplice articolo. Massimo per me è un amico carissimo, un maestro, un interlocutore che da sempre, persino prima di conoscerlo, mi riempie la vita e l’immaginario: prima di tutto è un artista situazionista, ironico, geniale, sottile, imprevedibile come dev’essere la vita e la città: un letterato, un intellettuale, un gallerista di rilevanza mondiale da cinquant’anni, e questo basterebbe ad aver meritato il premio da una delle massime istituzioni culturali del mondo, la Triennale di Milano.

Con lui meritano menzione Daniella Betta, sua compagna di avventure per 40 anni, e le sue figlie Alessandra e Francesca anche loro con una galleria più che interessante che, come il padre, lavora a stretto contatto con gli artisti, crea cultura, elabora nuove visioni e nuova ricerca. Queste gallerie non si limitano a vendere, sono laboratori permanenti ed evolutivi di pensiero e senso critico, dove porto i miei collezionisti ad educarsi all’arte. Pomeriggi  unici, dove il camino diventa cammino verso il prossimo step evolutivo. Ce ne sono in tutto il mondo, ma la qualità massima è solo di alcune.

Nonostante la scrittura richieda necessariamente precisione e catalogazione che finiscono per porre confini, Massimo non è ascrivibile alle figure professionali standard, anche perché chi vive negli standard vive in confini stabiliti da altri, mentre chi lavora nell’arte di ricerca esplora i limiti imposti dalla natura fino a muovere in avanti i confini ogni attimo. Le pecore amano i recinti, come diceva Giovanni Pascoli.

In ogni caso, è stato meraviglioso vederlo circondato da centinaia di persone di altissimo profilo culturale, intellettuale ed etico, l’altra sera in Triennale, e da un affetto e una stima sinceri e autentici. Un altro premio, un altro riconoscimento ad un uomo come ce ne dovrebbero essere molti di più per salvare questo mondo dalla superficialità e dall’ignoranza.

Per educarsi all’arte è inevitabile frequentare certi luoghi, certe mostre, certi critici, certi professionisti e certi galleristi. Le immagini ad alto contenuto di intelligenza trasmettono molto più delle parole. Non c’è niente da fare, non è snobismo; semmai è il desiderio di vedere un mondo migliore e i propri amici stare meglio, avere maggiore consapevolezza delle proprie emozioni vitali: chi sa cos’è la qualità e chi frequenta le nicchie dell’arte contemporanea di ricerca ha una visione molto più ampia e molto più profonda, una conoscenza del mondo e di sé stessi ineguagliabile, una cultura evolutiva molto più fluida.

La mente ragiona per immagini, dice la biologia, l’unica scienza che non può sbagliare perché collegata alla sfera più importante di tutte: l’intuito, l’empatia, i sensi pensanti.

Nan Goldin all’Hangar Bicocca

Il secondo evento che mi porterò dentro per sempre è la mostra di Nan Goldin all’Hangar Bicocca, altra istituzione di rilevanza mondiale e di assoluta eccellenza, luogo della memoria e del futuro.

La mostra della più grande fotografa vivente è un fiume in piena di storie, di storia, di attimi di vita che tutti noi abbiamo vissuto e che lei racconta con una determinazione e una cattiveria, come si dice in gergo, che non ha veramente eguali. Una mostra epocale, imperdibile, meravigliosa, formidabile, commovente, toccante, pungente, assoluta e progettata divinamente sull’artista come film maker, anche se molte delle sue foto passano nei video, per fortuna.

Se penso a Guido Costa, altro gallerista mitologico, che compare in ogni credit di ogni video della mostra, e penso a quanto abbia visto lungo quando ha deciso di aprire una galleria dedicata alla foto come arte… In Italia abbiamo galleristi e curatori superlativi, mentre i treni arrivano in ritardo e le Accise stanno peggio della Legge Fornero: ferme ai box o in peggioramento.

Penso a Claudia Gianferrari e ad Helene de Franchis che non ci sono più, due galleriste conosciute in tutto il mondo della cultura evolutiva, amatissime in Italia dai collezionisti illuminati, custodi oggi di patrimoni presenti e futuri che renderanno la vita preziosa alle nuove generazioni, e penso a galleriste e galleristi che scrivono la storia mentre le guerre del diavolo distruggono geografie millenarie, vite innocenti e lo stesso senso di giustizia vitale di cui abbiamo bisogno per perpetuare l’esistenza.

Altro che sermoni e retorica spicciola su, appunto, Dio, Patria e Famiglia.

Sempre all’Hangar Bicocca c’è anche la mostra di Yuko Mohri, un’altra operazione geniale in cui l’artista estrae i suoni di ogni semplice avvenimento quotidiano e li fa diventare estetica della percezione laterale e inedita.

È la prima mostra che vedrete prima di entrare da Nan Goldin, è inevitabile, in ogni senso e per tutti i sensi. L’Arte sonora oggi è la nuova frontiera, anche se ha 100 anni, perché bisogna recuperare tutto quello che la tecnologia mariuola ci sta rubando ai sensi e al senso.

Lo strapotere della tecnologia è la terza guerra mondiale, solo che non possiamo più fare i partigiani; ti vengono a prendere mentre ti metti gli stivali. Allora dobbiamo educarci all’arte, l’unica scienza umanistica che insegna a vedere oltre lo sguardo fisico. Armieri e giannizzeri non sanno farlo, conquistano il mondo con le armi, noi invece conquistiamo il cuore con le arti. Vuoi mettere. Guarda che l’arte ti riguarda.

Prima di ripartire sono passato a salutare un altro vecchio amico in Zona Corvetto, a 50 metri da Fondazione Prada, dove ha aperto una galleria spettacolare in un distretto che sta diventando la Chelsea italiana, con rigenerazione umana e urbana fatta attraverso architettura, design e arte contemporanea di qualità ovunque.

Il mondo evolve come la natura. L’edilizia non è nulla senza cultura.

Rientrato a Roma ieri sera sono passato a salutare gli amici delle gallerie di San Lorenzo, che hanno messo in piedi veramente un bel circuito e arricchito il quartiere insieme a SALAD, SoHo House e alla vera grande ricchezza di San Lorenzo: la sua gente.

L’arte è un duro lavoro, e qualcuno deve pur farlo.

Ma se sgniffi ti rocchella e ti sbradaglia! E se scozzi ti bretalla e ti sognazza!

immagine per francesco cascino
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Nato Matera, laureato in Scienze politiche nel 1989, dal 1990 al 2000 è Direttore delle Risorse Umane in tre diverse multinazionali (Montedison, SNIA e Ace Int.l). Oggi è un Contemporary Art Consultant e Cultural Projects Curator,e si occupa di arte da parete e arte da processi: arte da collezione a beneficio di privati, appassionati e collezionisti, arte come pratica e approccio progettuale art thinking oriented per imprese di ogni genere, istituzioni e rigenerazione culturale, urbana e territoriale.

Come Art Consultant in_forma e supporta le scelte di collezionisti, acquirenti e appassionati di arte contemporanea nella selezione di opere d’arte di ricerca e di alta qualità, nell’analisi del miglior rapporto qualità prezzo e nella progettazione di intere collezioni, in Italia e nel mondo.

Come Co-Founder e Art Director di Art Thinking Project ETS si occupa di progettazione culturale a tutto tondo, ideazione e realizzazione di strategie, contenuti, interventi temporanei, installazioni permanenti, inserimento di arte e artisti a monte dei processi di ogni tipo di azienda e attività; di rigenerazione culturale e urbana di città, borghi, territori e paesaggio; di soluzioni inedite a ogni tipo di impresa, dall’ospitalità all’acciaio, dalla finanza all’agricoltura e oltre. Insieme al Network e ai Componenti del Comitato Tecnico Scientifico di ATP, si occupa anche di heritage management, architettura, design, economia della cultura, diritto societario e dell'arte.

È stato ideatore, promotore e co-autore del Manifesto Art Thinking siglato al MAXXI a Giugno 2019 insieme a scienziati, artisti, imprenditori, architetti, ingegneri e professionisti di ogni genere. Tra le altre cose ha ideato e curato la prima e la seconda edizione del Premio Terna per l’arte contemporanea (2008-2009). È stato membro della Commissione dei quattro esperti della Regione Puglia per il Piano strategico per la cultura (2016-2017: riallocazione di 480 MLN di Euro), ideatore e curatore del progetto Matera Alberga per Matera Capitale Europea della Cultura 2019, curatore di diversi progetti culturali per ENELDeutsche BankHelsinnSAS Business Intelligence, UBI Banca, Bosch Security System, Fiera Milano, Macro Roma, MAXXI, Comune di Roma, Comune di Matera e altri.

Ha insegnato Organizzazione del Mercato dell’Arte e Progettazione culturale per i Master del Sole24Ore e della RUFA (Roma University of Art), e visiting professor di alcune università italiane e americane. Infine si occupa anche di education & edutainment; progetta e realizza workshop e webinBar sull’arte e la sua relazione con la psiche, sui benefici per l’intelligenza degli individui e la crescita e lo sviluppo di sistemi, territori e imprese. Scrive per art a part of cult(ure), magazine on line inserito nel Codex dell’ADI (Associazione Design Industriale) per le valenze culturali del format, dove cura una sua rubrica su arte, evoluzioni ibride e mostre nel mondo, chiamata I racconti del Cascino.

Una risposta

  1. Condivido soprattutto L entusiasmo x Nan Goldin, ieri ho visto la mostra è ci sono cascato dentro tra L hangar bellissimo , prima volta, e la mostra , forse la più bella che ho visto quest anno . Ho appena postato anch’io m commento su Instagram

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